biografie - Biography
PAOLO CALIARI DETTO IL VERONESE
(Verona, 1528 - Venezia, 1588)

  Con Tiziano e Tintoretto, Veronese è una delle tre principali figure della scuola veneziana del Cinquecento. Originario  di  Verona,  importante  centro dell'arte romanica, romana, gotica e rinascimentale, si forma in seno alla scuola locale, una scuola eclettica, in cui il gusto  del  colore si incontrava con l'influenza di Raffaello, Michelangelo, Correggio e del manierismo. Se ne percepisce una eco nel primo dipinto  importante di Veronese, Madonna in trono fra santi e donatori , del 1548, che fa parte della Pala Bevilacqua-Lazise (Museo di Castelvecchio, Verona).

Un ambiente, malgrado tutto provinciale, non poteva tuttavia soddisfare le aspettative del pittore che, infatti, si reca a Venezia, dove si fa conoscere a partire dal 1553 lavorando, nel Palazzo Ducale, alla decorazione dei soffitti a scomparti del Consiglio dei Dieci. Le sei tavole di sua mano, con soggetti mitologici o allegorici  (quattro sono sul posto, due sono oggi al museo del Louvre di Parigi), rivelano ancora dei prestiti da Michelangelo e dai manieristi. Nel 1556-57, Veronese collaborò a un'altra grande impresa  veneziana,  il  soffitto principale della Libreria Vecchia di San Marco; egli vi partecipa con tre tele (l'Onore; Aritmetica e geometria; la  Musica),  notevoli per la loro composizione adattata a un formato circolare, per l'audacia degli scorci e la  raffinatezza  di  un  colore  ispirato  a Tiziano. Nel 1555, il pittore veronese aveva cominciato a San Sebastiano, la chiesa dei Gerosolimitani  di  Venezia,  una  serie  di lavori che dovevano tenerlo impegnato per quindici anni e che gli avrebbero permesso di affermare la propria  personalità. 

Dipinte  nel 1556, le tre grandi tele del soffitto della navata, i cui soggetti sono tratti dalla storia di Ester, fanno già  presagire  la  maturità artistica per la naturalezza della realizzazione prospettica concepita per una visione obliqua, e per il vigore e la luminosità del colore. La Cena in Emmaus (museo del Louvre, Parigi) del 1560 circa, inaugura un tipo di composizione a sviluppo orizzontale con una grande ricchezza di figure, e include ritratti e scene di genere. È un preludio alle immense tele dipinte per alcuni  refettori  di  comunità che rappresentano fastosi banchetti inquadrati da architetture ispirate a Sansovino e Palladio:  innanzitutto  la  Cena  in  casa  di Simone dei Santi Nazario e Celso di Verona (Galleria Sabauda, Torino); nel 1562-63, le Nozze di Cana in San Giorgio Maggiore a Venezia (museo del Louvre, Parigi), la cui ampiezza e ricchezza di dettagli sono eccezionali. In una composizione più articolata troviamo, nel 1572, il Convito di San Gregorio nel santuario di Monte Berico  nei  pressi  di Vicenza, poi la Cena in casa di Simone , dipinto per il refettorio dei Serviti a Venezia (museo del Louvre, Parigi). Nel 1573, infine, la Cena in casa di Levi per il refettorio  del  convento  domenicano  dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia (attualmente esposto alle Gallerie dell'Accademia); a causa di profani presenti in  quest'ultimo  quadro, Veronese venne convocato dall'Inquisizione che lo costrinse a «correggere et emendare» il dipinto che,  in  origine,  si  intitolava Ultima Cena . Veronese si limitò a cambiare il titolo.

Intorno al 1560-61, Veronese gode di un momento artistico molto  felice  che  si  estrinseca  nella decorazione ad affresco di villa Barbaro, costruita a Maser su progetto di Palladio. Alle pareti del vestibolo cruciforme e di cinque stanze vicine, alcuni portici «trompe  l'oeil»  incorniciano  paesaggi illustrati con fantasia poetica, o figure che hanno l'apparenza di statue. Gli scomparti  delle  volte  e  le  lunette,  con  i  soggetti mitologici o allegorici, fanno trionfare la prospettiva del soffitto; il colore possiede una luminosità intensa, soprattutto nella composizione celeste e girevole della sala centrale, in cui le divinità dell'Olimpo sono riunite  al  disopra  di  finti  balconi.  È l'apoteosi dell'illusionismo, illustrato anche nel vestibolo e alle due estremità dell'infilata delle stanze da alcuni personaggi  «trompe l'oeil» che appaiono davanti a porte simulate.  Si collocano intorno al 1565 quattro allegorie provenienti da un soffitto (National Gallery, Londra), caratterizzate da scorci audaci. Nel 1566,  Veronese  dipinse nella sua città natale la grandiosa pala dell'altare maggiore di San Giorgio in Braida, il Martirio di  san  Giorgio  e,  per  la  medesima chiesa, San Barnaba guarisce gli ammalati (Museo di Belle Arti, Rouen). Le brillanti Nozze mistiche di Santa Caterina,  antica  pala d'altare in Santa Caterina a Venezia (Gallerie dell'Accademia) sono datate intorno  al  1570. 

Dipinto  in  collaborazione  con  Benedetto Caliari (1538-98), fratello di Paolo, sull'altare maggiore della chiesa di Santa Giustina a  Padova,  il  Martirio  di  santa  Giustina (1575) ricorda quello di san Giorgio per l'ampiezza della composizione a due tonalità. A Palazzo Ducale di Venezia, il soffitto a cassettoni della sala del Collegio accolse, tra il 1575 e il 1577, alcune pitture allegoriche le cui figure si  stagliano  su  un  cielo  dal  ricercato luminismo. All'incirca della stessa epoca, l' Adorazione dei Magi, grande tela a sviluppo verticale (Chiesa di Santa  Corona  a  Vicenza) presenta tonalità più cupe, in un'atmosfera di misterioso crepuscolo; al contrario, la serie di quadri mitologici dipinti  per  l'imperatore Rodolfo II, oggi dispersi (due alla collezione Frick, uno al Metropolitan Museum di  New  York  e  uno  al  Fitzwilliam  Museum  di Cambridge) ricordano l'ispirazione dei «poemi» di Tiziano. A partire dal 1580 circa, l'intervento di consistenti aiuti finanziari spiega una certa incostanza nell'esecuzione: come avviene, per esempio, nel Trionfo di Venezia, un grande arazzo  caratterizzato  da una composizione a ripiani che occupa uno scomparto del soffitto della sala del Maggior Consiglio al Palazzo Ducale. Quest'ultimo periodo ha visto nascere, tuttavia, alcune opere molto personali, dal colorito intenso, come il Sacrificio di  Isacco  (Museo del Prado, Madrid), Giuditta e Oloferne (Palazzo Rosso, Genova) e, soprattutto, l'ultima opera del maestro (1587), San Pantaleone guarisce un fanciullo (chiesa di San Pantaleone a Venezia), di alta ispirazione. Il mondo di Veronese ignora, quasi sempre,  l'espressione del dolore o della tristezza; non vi si può cercare, in generale, né raccoglimento, né intimità. È un mondo sereno e  fastoso  che  traduce l'aspirazione alla felicità della società veneziana in composizioni le più caratteristiche delle quali sono ampie, ritmate da architetture teatrali e popolate  da  numerose  figure. 

È  un  mondo  immaginario, nonostante accolga il ritratto - talora facente parte della messa in scena, talora isolato - e alcuni  elementi  realistici  come  buffoni, nani, paggi, soldati, cani e scimmie, la cui presenza nell'ambito di episodi sacri e mitologici è giustificata dal gusto del dipingere.  Si è spettatori di una festa del colore. Veronese gioca magnificamente con i rapporti di toni, i  loro  accordi  o,  a  volte,  con  le  loro dissonanze e i loro scambi reciproci attraverso i riflessi. Le sue tonalità sono più luminose di quelle dei  suoi  rivali.  Nell'affresco come nella pittura a olio, in cui gli impasti contrastano con le velature, il tocco lieve o evidente sfuma i contorni, ma fa scintillare luci dorate nei panneggi di stoffe sontuose.

Sarebbe tuttavia limitante attenersi a un'interpretazione basata esclusivamente sulla sensualità di quest'arte. Nelle sue composizioni, Veronese annoda le figure in morbide ghirlande oppure crea delle possenti diagonali. Questo artista possiede il senso  dello  spazio;  la  sua  prospettiva originale e ardita moltiplica i punti di fuga (come nelle Nozze di Cana al fine di valorizzare,  in  seguito, i vari elementi)  e  gli scorci; abbassa frequentemente la linea dell'orizzonte per ingrandire le figure in primo piano,  mentre  quelle  del  fondo  o  della  parte superiore (come nel Martirio di san Giorgio) obbediscono piuttosto a una prospettiva frontale. Nella decorazione dei soffitti e delle volte, lo spazio viene concepito per una visione obliqua a partire dal suolo. Tutto questo fa di Veronese un precursore del barocco. Sarà proprio seguendo il suo esempio che S. Ricci, agli inizi del Settecento, risveglierà la scuola veneziana  dal suo torpore, seguito da G.B. Tiepolo che saprà trarne un'ispirazione più libera. In generale, i grandi coloristi devono molto a Veronese: per  esempio Delacroix, il suo più fedele discepolo postumo, o Cézanne, suo ammiratore.

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