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VINCENT
VAN GOGH
(Groot-Zundert, 1853 - Auvers-sur-Oise, 1890) |
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L'immagine
del genio folle e sfortunato che avvolge una certa idea dell'arte e
degli artisti, ha trovato in Van Gogh una delle incarnazioni più
convincenti. La sua vita, tragica e breve, è stata trasformata in mito
da una copiosa
letteratura. È vero
però che, figlio di
un pastore protestante, con una madre portata per le lettere e le arti,
cerca di realizzarsi, prima nella religione poi nella pittura, con una
intensità dolorosa e violenta che arriva al parossismo.
Si
sente chiamato a una missione più alta, ma anche più dura: si mette al
servizio di un altro pastore di un quartiere popolare di Londra,
poi, dopo
essersi cimentato negli studi teologici, viene mandato nel
Borinage come predicatore, presso una comunità di minatori. Spingendo
la dedizione fino all'estremo sacrificio, raggiunge il fondo della sua
crisi interiore e rinuncia all'incarico, disapprovato
dalla Chiesa (1879). Rivolge allora tutte le sue energie al
disegno, cercando attraverso ritratti e paesaggi
di nature
morte la
verità sull'uomo e sulla sua condizione disperata.
Gli
inizi, 1880-85 Comincia con fiducia il suo apprendistato di artista, aiutato finanziariamente e moralmente dal fratello Thèo (1857-91), con il quale intrattiene una corrispondenza eccezionale, sia per l'abbondanza sia perché rivela la sua sensibilità, i suoi pensieri, la sua esistenza e il suo modo di lavorare. Oltre allo studio di raccolte di incisioni e di opere tecniche, copia le opere di Millet e ne riprende incessantemente i temi (il seminatore), acquisisce l'arte dei maestri fiamminghi e olandesi e le leggi della prospettiva, disegna in modo naturalistico (presso i suoi genitori, a Etten, nel 1881) paesaggi, strumenti agricoli, laboratori artigiani e ritratti. Questo ardore nel lavoro è dovuto a un crescente sconforto: dopo una crudele delusione sentimentale con sua cugina Kee, una violenta disputa con il padre (Natale 1881) e la sua partenza per L'Aia (dove un parente, il pittore Anton Mauve [1838-88], lo inizia alla pittura a olio), ha una relazione con una prostituta, da lui vista come incarnazione del declassamento che corrisponde alla sua volontà di rottura.
Passato il periodo dell'entusiasmo l'avventura termina, nel
1883, nella solitudine, nel cuore della selvaggia regione della Drenthe;
poi, con l'avvicinarsi dell'inverno, a Nuenen presso
i suoi genitori. Qui, riprende le sue letture, specialmente Zola,
e il suo lavoro, con figure di contadini, con serie di scene con
personaggi (tessitori ricurvi nella penombra sul loro telaio) e di
nature morte. Le tematiche, le modalità di composizione, l'amore dei
dettagli e dei volumi
squadrati da luci violente indicano il suo ritrovare la lezione del
realismo olandese ( Mangiatori di
patate, 1885, Museo Van Gogh, Amsterdam). Ma presto, sotto
l'influenza di Rembrandt, Hals, Delacroix, Chardin (che egli avvicina a
Vermeer) e soprattutto di Rubens (scoperto ad Anversa nel
1885), per
il giovane
pittore il problema
del colore diventa fondamentale: rischiara la sua tavolozza, addolcisce
il suo stile e, contemporaneamente, privilegia il ritratto.
Parigi,
1886-87
Il
soggiorno a Parigi, è quello delle scoperte: quando vengono pubblicati Les
illuminations di Rimbaud e
l'Oeuvre
di Zola,
gli impressionisti fanno nel 1886 la loro ultima esposizione (la
Grande Jatte di Seurat è accanto alle tele di Signac, Pissarro, Redon, Degas,
Gauguin,
Guillaumin); l'anno seguente, l'opera di Millet è oggetto
di una retrospettiva. È anche il momento degli incontri e delle
amicizie fruttuose: nel laboratorio di Fernand Cormon (1845-1924), dove
lavora in base a modelli viventi e a gessi, Vincent si lega a
Toulouse-Lautrec, a Louis Anquetin
(1861-1932) e
a Emile Bernard
(1868-1941). Con Pissarro impara le nuove idee sulla luce e il
trattamento divisionista del colore. Tramite
Thèo, conosce
Gauguin, mentre tramite il pére
Tanguy, la cui bottega di colori racchiude anche opere come quelle di Cézanne,
si lega a Signac. In questo ambiente creativo, i
mazzi di
fiori ispirati da Adolphe Monticelli (1824-86) seguono presto gli
studi accademici e i paesaggi passano
dai marroni compatti
e dai
grigi vaporosi ai colori puri. Nelle vedute di Montmartre, così
caratteristiche con le viuzze in pendenza, i riverberi e i
mulini a
vento, la
vibrazione luminosa
acquisita dall'impressionismo arricchisce la sensibilità grafica
propria di Vincent (Montmartre, Stedelijk Museum, Amsterdam). Con la tecnica
divisionista, cerca il suo personale
approccio al
colore (Interno
di ristorante, 1887, museo Kroller-Muller, Otterlo), e allo stesso
tempo cerca nei sobborghi parigini e presso
gli argini
della Senna gli stessi motivi di Signac e di Emile Bernard.
Abbandona a poco a poco la frammentazione impressionista e tende a
semplificare la forma e il colore per concentrarsi meglio sull'unità
strutturale della superficie e per
mantenere la
caratterizzazione espressiva degli
oggetti (Natura morta con libri e
gesso, 1887, Otterlo). In questa direzione, nella ricerca di uno
stile veramente personale, l'influenza della stampa giapponese, tanto
ammirata e copiata da
Vincent, segna una
tappa importante. Se ne ritrova la presenza nel ritratto
del pére Tanguy (1887, Museo Rodin, Parigi), il cui sfondo è
completamente tappezzato con queste stampe. Il ritratto, genere prediletto da Van
Gogh, trova il suo profondo significato nei numerosi autoritratti,
contemporaneamente analisi di se stesso
e bilancio
della sua
arte (Museo nazionale Vincent van Gogh). In questo soggiorno
parigino, fondato sulla fraternità
senza contrasti
tra Vincent
e Thèo,
il prossimo matrimonio di Thèo getta un'ombra di ambiguità.
Vincent preferisce lasciare Parigi, trovando
una scusa nell'attrazione
che esercita su di lui la Provenza, già sognata attraverso le
tele di Monticelli e di Cézanne, le opere di Zola e di
Alphonse Daudet.
Nel 1888 si stabilisce ad Arles.
La
Provenza, 1888-90
Affascinato dalla natura provenzale, Vincent ne sposa il ritmo e le stagioni nelle serie successive dei Frutteti (dipinti nel rosa e nel bianco), delle Mietiture (nei gialli aranciati) e dei Giardini (nei verdi). L'inverno scompare davanti al trionfo dell'estate: lo splendore del sole, la fascinazione violenta dei gialli costituiscono la scoperta fondamentale. In questo chiarore torrido del Mezzogiorno dove la realtà delle cose appare senza il velo atmosferico che altrove le avvolge, l'arte della stampa giapponese subisce una vera trasmutazione (Il ponte di Langlois, maggio 1888, Wallraf-Richartz Museum, Colonia e altre versioni). Gli stessi disegni, attraverso la loro eccezionale qualità pittorica arrivano con semplici elementi a trascrivere la trama della colorazione luminosa degli oggetti. La rapidità di esecuzione, che gli sembra indispensabile, richiede a Vincent una grande tensione che egli tiene alta - per «meditare il colpo» - con il caffé e l'alcool. Raggiunge presto un livello di sovraffaticamento che influirà pesantemente sulla crisi imminente. Ripone tutte le sue speranze nella «casa gialla» che ha affittato per creare l'associazione degli artisti che sogna fin dall'Olanda. Per mediazione di Thèo, invita Gauguin a stabilirsi con lui, ma la loro grande diversità, mirabilmente espressa nel contrasto tra La sedia di Van Gogh (con pipa) [Tate Gallery, Londra] e La sedia di Gauguin (con libri e candela) [Museo nazionale Vincent van Gogh] , sfocia nella notte di Natale del 1888 in un grave alterco. Sconvolto, Vincent si amputa il lobo dell'orecchio sinistro e lo offre a una prostituta che frequenta. Curato in ospedale, si ristabilisce e dipinge ancora parecchi quadri, come il suo Autoritratto del gennaio 1889, col capo bendato (1889, collezione Block, Chicago). Internato per un certo periodo in seguito a una petizione, attanagliato dall'angoscia e dalla solitudine all'annuncio del matrimonio del fratello, pensa al suicidio e preferisce farsi ospedalizzare lui stesso a Saint-Rèmy-de-Provence. Il periodo di Arles rimase sotto la duplice influenza del blu e del giallo, cielo e terra sotto il sole dei precedenti Covoni (1885, Otterlo) o notte illuminata dalle stelle della Notte stellata sul Rodano (1888, collezione Moch, Parigi, che Vincent dipingerà con una corona di candele intorno al cappello), o ancora scene notturne dove le passioni umane si esprimono in ciò che hanno di più esasperato dallo sconforto (Caffé di notte, 1888, Yale University Art Gallery, New Haven). Il punto estremo di questa tensione e allo stesso tempo di questa ebbrezza è raggiunto nella serie dei Tornasole, trattati senza ombre né modellati, con gialli spinti al limite estremo: il pittore diviene colui che si avvicina al fuoco solare e che, in questo stesso modo, si brucia e si consuma. Come nei ritratti, dove i toni verdi creano una certa temperanza ( L'Arlesiana, Metropolitan Museum of Art, New York), il colore unito strettamente alla luce, incarna la presenza reale delle cose e il loro destino spirituale. Dopo l'arrivo di Vincent a Saint-Rèmy, nel 1889, la malattia, ma anche il carattere tormentato della Provenza delle Alpille e di Baux portano modifiche nel suo stile. Il tocco si fa più veemente e furioso e le ocre tendono a sostituire i colori di Arles, ancora presenti nella seconda bellissima versione della Notte stellata (Museum of Modern Art, New York). Il lavoro di Van Gogh in ospedale dipende dal suo stato di salute e, a seconda che sia obbligato a rimanere in camera o autorizzato a uscire nella proprietà o anche ad andare a passeggiare, dipinge i cespugli di fiori del giardino, i campi scorti dalla finestra, gli ulivi e i cipressi della campagna circostante (Campo di grano con cipressi, National Gallery, Londra e altre versioni). Dopo la crisi che segue l'annuncio di una prossima nascita nella casa di Thèo, ricercando nel lavoro il «miglior rimedio alla malattia», esegue alcune copie in base a delle incisioni dei suoi maestri preferiti ( Pietà secondo Delacroix, Museo nazionale Vincent van Gogh). Nuovamente stroncato verso Natale, si raffigura nella Prigione (Il giro dei carcerati ) secondo Gustave Dorè (1890, Museo Puskin, Mosca). Vuole ancora sperare e credere in una ripresa quando nasce suo nipote Vincent (Rami di mandorlo in fiore, Museo nazionale Vincent van Gogh) e quando gli giungono buone notizie riguardo l'attenzione prestata alla sua opera (un articolo di Albert Aurier [1865-92] apparso nel «Mercure de France», su Vigneto rosso, la sola tela venduta quando è in vita, a Bruxelles). Ma quando i frutteti sono in fiore un altro incubo lo condanna all'inazione per due mesi.
Ritornato in sé (la Resurrezione
di Lazzaro, secondo Rembrandt, dove si riconosce
il suo
viso livido,
Museo nazionale
Vincent van Gogh), chiede di lasciare l'ospizio. Su consiglio di
Pissarro, Thèo pensa al suo trasferimento
presso il
dottor Gachet,
medico e amatore d'arte stabilitosi a Auvers-sur-Oise. Saint-Rèmy,
periodo di crisi acuta, resta segnato dagli ulivi e dai cipressi di cui
le fiamme e le torsioni trascinano
cielo, terra
e astri nello stesso movimento: Van Gogh è ossessionato da «le
forme convulse e contorte, [...] un universo di tumulto e
di tempesta
nel quale si proiettano i suoi tormenti, come se le forze motrici
del suo essere, inibite dalla malattia e dall'internamento, scoppiassero
bruscamente in liberazioni angosciate» (Jean Leymarie). L'intensità
non si concentra più nel colore, ma nel movimento delle forme,
mentre un'armonia smorzata dai grigi e dalle ocre conferisce una
risonanza tragica a tele come Il parco dell'asilo Saint-Paul
(Saint-Rèmy 1889,
Folkwang Museum, Essen).
Auvers-sur-Oise,
1890
Dopo un breve soggiorno a Parigi per rivedere Thèo, Vincent raggiunge Auvers-sur-Oise nel maggio 1890. Alloggia nella modesta pensione del Cafè Ravoux, frequenta il dottor Gachet, che lo invita e posa per lui. Appassionato di incisioni e amico degli artisti, Paul Ferdinand Gachet (detto Paul van Rijssel, 1828-1909), ha saputo attirare artisti come Cézanne, Guillaumin e Pissarro. L'ambiente e il clima fanno dimenticare a Vincent le sue recenti crisi e ritrova piena fiducia. Riprende i suoi temi rurali, con i campi, i giardini, le stoppie, le vedute del villaggio (La chiesa d'Auvers , museo del Louvre) in toni lattiginosi, verdi, viola e blu scuro. Disponendo di nuovi modelli ridà importanza ai ritratti.
Una certa tensione si sviluppa fra Thèo e Vincent. E quando Thèo, di salute malferma, vuole condurre suo
figlio convalescente e la moglie in Olanda, Vincent si sente
abbandonato. L'artista esprime la sua tristezza e la sua estrema
solitudine in immense distese di
grano sotto dei cieli minacciosi, come Corvi sul grano (Museo nazionale Vincent van Gogh), la sua ultima
tela. Domenica 27 luglio 1980, si avvia nei campi e si spara un colpo di
pistola al petto, ma il colpo non lo uccide. Ritorna nella sua camera,
dove viene trovato insanguinato. Sopravvive ancora due giorni,
poi muore
nella notte del 29 luglio, di una morte voluta in tutta
coscienza. Senza entrare nelle diverse ipotesi mediche emesse sulla malattia
di Van Gogh e che
nascondono spesso l'essenziale, si può vedere nella sua opera l'intensa
lotta condotta da un individuo contro un mondo che
lo rifiuta, una società che produce, con l'industrializzazione e
le sue conseguenze sociali conflittuali, l'asservimento
e la
distruzione dell'uomo. Chi altro poteva parlare meglio di Van
Gogh, delle sue spaventose crisi di angoscia e della
soffocazione umana,
se non Antonin
Artaud (Van Gogh , il suicida della società [ Van Gogh, le suicidè de
l a sociètè ]).
Distinguendosi
dai freddi specialisti, Artaud ha saputo affermare
che «un giorno la pittura di Van Gogh armata di calore e di
buona salute ritornerà per gettare all'aria la polvere di un mondo
oppresso che il suo cuore
non poteva più sopportare». |
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