| biografie - Biography |
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VERCELIO
TIZIANO
(Pieve di Cadore, 1477 - Venezia, 1576) |
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Tiziano giunge a Venezia molto giovane ed entra nella bottega di Sebastiano Zuccato e poi nella bottega di Gentile e di Giovanni Bellini. Nel 1508 dipinge a gara con Giorgione gli affreschi del Fondaco dei Tedeschi, andati poi perduti. A Padova nel 1511 lavora nelle scuole del Santo e del Carmine. Rientrato a Venezia viene incaricato dei lavori alla sala del Gran Consiglio a Palazzo Ducale; nel 1516 succede a Giovanni Bellini come pittore ufficiale della Serenissima. Nonostante gli affreschi della sala del Gran Consiglio siano andati perduti nell'incendio del 1577, vi sono numerose opere che testimoniano la tendenza artistica di questo periodo. Nella prima fase della produzione tizianesca si sente a tal punto l'influsso di Giorgione che di alcune opere (il Concerto a Palazzo Pitti; l'Adultera di Glasgow; il Concerto campestre del Louvre) è a tutt'oggi incerta l'attribuzione o all'uno o all'altro artista. Comunque le personali pulsioni artistiche di Tiziano non tardano a emergere; la viva sensibilità coloristica e la potenza drammatica dell'artista trovano una compiuta espressione in due capolavori quali l'Assunta in Santa Maria Gloriosa dei Frari (Venezia, 1518) e l'Amor sacro e l'Amor profano (Galleria Borghese, Roma). Intorno al 1518 Alfonso d'Este richiede all'artista tre tele a soggetto mitologico: Festa di Venere (1518, Prado), il Baccanale (ivi, 1520), il Bacco e Arianna (1523, National Gallery, Londra) dove trionfano luci e colori in uno scenario mitico e fantastico. Intanto Tiziano diviene il ritrattista più ambito dell'aristocrazia non solo veneziana e italiana, ma anche europea. La popolarità dei suoi ritratti si deve alla capacità di cogliere il carattere del personaggio da raffigurare sublimandolo a tipo assoluto e ideale. Tiziano ritrae fra gli altri: Federico Gonzaga (Prado), il Cardinale Ippolito dei Medici (Pitti), Francesco della Rovere (Uffizi), Francesco I (Louvre) e Carlo V (Prado). L'idealizzazione che caratterizza i ritratti eseguiti da Tiziano risulta chiaramente anche nella Pala Pesaro (1526, Santa Maria Gloriosa dei Frari). In quest'opera commissionata dai Pesaro, nobile famiglia veneziana, i ritratti dei committenti divengono simbolo ed espressione della grandezza e potenza della Repubblica veneziana. Il naturalismo di fondo che contraddistingue l'atteggiamento figurativo di Tiziano si evidenzia sia nella tematica sacra (La presentazione di Maria al Tempio, 1534-38, Gallerie dell'Accademia, Venezia) sia in quella profana (La Venere d'Urbino, 1538, Uffizi, Firenze). Opere che sono l'incarnazione dell'ideale di bellezza del naturalismo cinquecentesco. Quest'equilibrio viene, però, a incrinarsi nel terzo decennio quando Tiziano prende coscienza del nuovo corso della pittura italiana che si manifesta, per esempio, a Roma, negli affreschi della Sistina, e nella vicina Mantova con l'opera di Giulio Romano. Da questo momento inizia quella che è stata definita la fase manieristica di Tiziano. Un esempio evidente di questa svolta è l'lncoronazione di Spine (1542) dipinta per Santa Maria delle Grazie di Milano. In quest'opera si direbbe che l'influsso predominante è quello «barbarico» e anticlassico di Giulio Romano; un'opera in cui l'elemento formale e plastico prevale decisamente su quello coloristico. Anche nei soffitti eseguiti fra il 1542 e il 1544 per Santo Spirito in Isola (Abramo sacrifica Isacco; David ringrazia Iddio della vittoria su Golia; Caino uccide Abele) il problema dominante è quello formale, ma nello stesso tempo si evidenzia una sensibilità spaziale assolutamente autonoma, lontana dalla concezione dei manieristi tosco-romani. Anche nei ritratti Tiziano si esprime con una nuova franchezza: per esempio, nel ritratto dell'Aretino. Tra il 1545 e il 1546 soggiorna a Roma dove dipinge una delle sue opere di più alta ispirazione: il Ritratto del Pontefice Paolo III con i nipoti (Galleria di Capodimonte, Napoli). Al contrario di quanto si possa pensare, questo breve soggiorno romano smorza gli interessi di Tiziano nel confronti della cultura manieristica. Nella Danae con Cupido (1545; Galleria di Capodimonte, Napoli), dipinta per il duca Ottavio Farnese, l'articolazione compositiva è di matrice manieristica, ma Tiziano sfronda la composizione di tutti gli elementi esornativi e inutili, giungendo a una rappresentazione essenziale. Il gusto dell'ultima fase di Tiziano è ben rappresentato dal Martirio di San Lorenzo (posto in opera tra il 1557 e il 1559; Chiesa dei Gesuiti, Venezia); un notturno definito da un complesso gioco di luci e di riflessi che conferisce un tono drammatico alla composizione.
Sebbene
lo spirito sia ancora manieristico, si verifica il passaggio da una
forma pittorica chiusa a una aperta, totalmente risolta in luce e
colore. Questa impostazione stilistica caratterizza la produzione
tizianesca del sesto e settimo decennio. Nell'Annunciazione (1564, San
Salvatore, Venezia), nella Crocefissione
(1565, Escorial, Madrid) o nella Pietà (1576, Gallerie dell'Accademia,
Venezia), rimasta incompiuta, si afferma la travolgente libertà
espressiva del colore che si carica di un alto senso tragico. La fase
estrema dell'attività di Tiziano, ormai lontana dal linguaggio della «maniera»,
risulta ricca di una nuova forza creativa ben lungi da qualsiasi ombra
di decadenza.
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