biografie - Biography
PIETER PAUL RUBENS
(Siegen, Vestfalia, 1577 - Anversa, 1640)

Nato in  una  famiglia  della  borghesia  di  Anversa  rifugiatosi  in Germania in seguito ai contrasti religiosi che avevano travagliato i Paesi Bassi, Rubens vive per diversi anni a Colonia. Dopo la morte del padre, nel 1587, la madre rientra  con  i  figli  ad Anversa. Il giovane Rubens frequenta una scuola privata, dove riceve un'educazione umanistica che  gli  permette,  in  tempi  relativamente brevi, di parlare sei lingue vive, oltre al greco e al latino, e dove incontra Balthazar Moretus (1574-1641), nipote dello stampatore Christophe Plantin, di cui sarebbe diventato amico e collaboratore. Compie quindi il proprio apprendistato di pittore nelle botteghe di tre artisti mediocri: Tobias Verhaecht  (1561-1631),  Adam  van  Noart (1562-1641), maestro anche di Jacob Jordaens, e Otto van Veen (1558-1629). Quest'ultimo, che aveva soggiornato in Italia per più di cinque  anni, era stato profondamente influenzato dai maestri italiani del XVI secolo, sviluppando un manierismo raffinato.

L'Italia, Mantova, Roma, la Spagna

Diventato membro della gilda di San Luca nel 1598, iscritto con il nome di «Peeter Rubbens», il giovane intraprende nel 1600 il tradizionale viaggio «al di là dei monti», secondo la formula in uso presso i pittori fiamminghi. Dopo aver visitato numerose città, tra le quali Firenze (dove esegue alcune copie di opere di Tiziano, Tintoretto e Veronese, e dove assiste al matrimonio per procura di Maria de' Medici), entra al servizio di Vincenzo I  Gonzaga,  duca  di Mantova, collezionista di opere d'arte e protettore di artisti: Claudio Monteverdi è il suo maestro di cappella e Frans Pourbus il Giovane (1569-1622) il suo pittore  di  corte.  Assunto  per  eseguire copie delle opere di artisti celebri, Rubens riesce, in capo a qualche mese, a farsi inviare a Roma con il pretesto di completare gli studi; qui dipinge tre grandi quadri destinati alla chiesa di Santa Croce  in Gerusalemme: Sant'Elena, Gesù coronato di spine e l' Erezione della croce (oggi all'Hôpital de Petit-Paris di Grasse, in Francia), in  cui si avverte nettamente l'influenza dei maestri italiani.

Nel 1603, il duca di Mantova lo incarica di portare in Spagna alcuni doni destinati a Filippo III; a Madrid Rubens riesce a dipingere un ritratto equestre del primo ministro, l'onnipotente duca di Lerma. Di ritorno a  Mantova vi dipinge tre grandi quadri per la chiesa dei Gesuiti, tra cui un Battesimo di Cristo (museo di Anversa) e la Trasfigurazione (museo  di Nancy). Nel 1608, a Roma, esegue su ardesia tre grandi pitture per la chiesa di Santa Maria in Vallicella, detta Chiesa Nuova. Tutte  queste  opere risultano notevolmente influenzate dai maestri italiani.

Il ritorno ad Anversa

Ricevute notizie preoccupanti  sullo  stato  di  salute  della  madre, Rubens lascia precipitosamente Roma per Anversa nello stesso anno, ma quando arriva la madre è già morta. Il pittore viene tuttavia invitato a trattenersi nella città natale. Gli arciduchi Alberto (1599-1621)  e Isabella (1599-1633), che regnano sui Paesi Bassi spagnoli, lo nominano pittore di corte e gli  commissionano  i  loro  ritratti.  Ad Anversa, Rubens viene accolto nella confraternita dei manieristi «romanisti», della quale Jan Bruegel, detto  Bruegel  dei  Velluti,  è decano (funzione che eserciterà lo stesso Rubens nel 1613); il comune gli commissiona inoltre una Adorazione  dei  Magi  (Museo  del  Prado, Madrid), destinata al palazzo municipale. L'artista rimarrà ad Anversa, e il ricordo dell'Italia si ritroverà nella sua firma: «Pietro Paolo Rubens». Nel 1609 sposa Isabella Brandt,  che  gli  darà una figlia, Clara Serena (morta a dodici anni, nel 1623) e due figli, Alberto e Nicola.

La città di Anversa lo colma di  favori:  nel  1610, Rubens viene dispensato dal pagamento delle tasse ed è esentato dall'obbligo di iscrivere i suoi allievi alla gilda di  San  Luca. Da allora, la sua carriera conosce uno sviluppo eccezionale, sia per l'abbondanza delle opere sia per il costante successo,  dovuto  a  uno stile che corrisponde alle concezioni estetiche della Controriforma, elaborate dal concilio di Trento.  In  contraddizione  con  il  rigore calvinista, la religione cattolica si mostra nel suo aspetto più affascinante e Rubens asseconda questa  tendenza  con  un  barocchismo deciso, che trasforma gli episodi più drammatici in pagine luminose giocate a macchie e dissolvenze. Due nuovi lavori (1610-11) consolidano definitivamente la sua fama: l' Erezione della croce e la Discesa dalla croce (cattedrale di Anversa); tali  opere  riecheggiano lo stile caravaggesco, ma, contemporaneamente, affermano la personalità del  pittore  attraverso  lo  slancio  del  disegno  e  la predilezione, che gli è propria, per le potenti muscolature.

Tuttavia, pur continuando a dedicarsi a soggetti religiosi, Rubens rivela gusti umanistici nel frequente ricorso alla  mitologia  («Venere  e  Adone», «Toeletta di Venere», «Venere con Cupido, Bacco e Cerere», ecc.), che costituisce un pretesto per dipingere  nudi.  Il  pittore  mostra  una netta propensione per il nudo, in particolare quello femminile, e, dato che i soggetti religiosi non si rivelano adatti al tema (la casta Susanna costituisce una delle rare eccezioni),  egli  ricorre  sovente agli dei dell'Olimpo.  

Un'opera multiforme

Accanto ai due temi maggiori, religione e mitologia, ai quali si collegano per  identità  di  concezione  le  allegorie  e  i  soggetti storici, l'artista si cimenta in tutti gli altri generi, e in particolare nel ritratto. Rubens  dipinge  le  sue  due  mogli  (molto spesso la seconda, Elena Fourment), i figli, se stesso, numerosi amici, ma soprattutto grandi personaggi: Filippo IV e la moglie, Elisabetta di  Borbone,  Sigismondo  III,  gli arciduchi Alberto e Isabella in varie occasioni, il cardinale-infante Ferdinando, Anna d'Austria, il duca  di  Buckingham,  il  marchese  di Spinola e tanti altri; esegue anche il ritratto di personaggi che non ha mai visto: Carlo il Temerario, l'imperatore  Massimiliano,  Filippo II, Christophe Plantin e i suoi familiari.

Mentre i disegni preliminari rivelano volti spesso  sgradevoli,  l'opera  finale  offre figure sempre idealizzate e piene di fascino. Rubens riporta in auge il quadro di caccia. Il genere si addice al temperamento del pittore, che realizza vivaci insiemi in cui uomini  e cavalli sono alle prese con leoni, leopardi o cinghiali. Nell'opera di Rubens, il paesaggio ha una parte importante, che spesso è stata trascurata dalla critica. Fedele a una concezione immutabile, l'artista, pur rivelandosi un osservatore attento, qui come altrove interpreta il motivo a suo modo, idealizzando il soggetto. 

Per  certi versi, egli si ricollega a Gillis van Coninxloo (1544-1607), ma va ben oltre la semplice volontà di liberarsi da una rappresentazione eccessivamente fedele  e  preannuncia  il  paesaggio  romantico. Egli eccelle in tutti i generi, come testimoniano anche gli straordinari schizzi, ma il gran numero dei lavori eseguiti lo induce a circondarsi di uno stuolo di collaboratori specializzati: Jan Bruegel per i  fiori e i frutti, Frans Snijders e Paul de Vos per gli animali, Jan Wildens (1586-1653) e Lucas van Uden (1595-1672) per il paesaggio, e,  per  un periodo piuttosto breve, Van Dyck per i volti. Innumerevoli sono le scene religiose ispirate di preferenza al Nuovo Testamento, destinate  alla  decorazione  di  diverse  chiese. 

Alcuni episodi ispirano opere straordinarie, come la Pesca miracolosa (Notre-Dame di Malines [Mechelen] ) e l' Adorazione  dei  Magi,  del 1624 o 1625, eseguita per San Michele d'Anversa (oggi nel Museo reale di belle arti della città). I colori si fanno più chiari e, accompagnati a un disegno dinamico, conferiscono all'insieme un'impressione di vita gioiosa. Anche un combattimento come la Battaglia delle Amazzoni (1618-20, Alte Pinakothek, Monaco) colpisce per il suo carattere spumeggiante. Rubens passa  indifferentemente  da un genere all'altro, da una grande tela a una piccola tavola: dipinge per il principe di Neuburg il  grande  Giudizio  universale  (Monaco), immensa tela brulicante di personaggi, e fornisce a Balthazar Moretus (diventato il capo della celebre bottega di  Plantin)  dieci  ritratti realizzati in base a documenti.

Per la nuova chiesa dei Gesuiti ad Anversa, San Carlo Borromeo, consacrata nel 1621, egli realizza il suo primo grande insieme  decorativo:  trentanove  dipinti  per  ornare  i cassettoni del soffitto, che andranno distrutti in un incendio nel 1718. Nel 1622, viene incaricato di decorare la galleria  Medici,  nel nuovo palazzo del Lussemburgo, a Parigi, con episodi della vita della reggente Maria de' Medici e dello scomparso re Enrico IV. I ventidue quadri (oggi al museo del Louvre), pur non  essendo  tra  i migliori della sua opera, sono senz'altro tra i più conosciuti. Il lavoro, al quale collaborano alcuni aiutanti,  illustra  perfettamente lo stile del pittore. L'estro inventivo dell'artista, che moltiplica allegorie e simboli, maschera con virtuosismo la povertà del soggetto, mentre i particolari prevalgono sull'essenziale. La serie prevista per Enrico  IV,  invece, non viene realizzata a causa dell'opposizione del cardinale Richelieu; ne restano soltanto alcuni schizzi.

Nel frattempo, Rubens fa costruire, nel quartiere elegante di Anversa, il lussuoso palazzo  nel quale abiterà fino alla morte (attuale museo Rubens), realizzato nello stile italiano che gli era caro, come aveva dimostrato nell'opera Palazzi di Genova (1622).

Gloria e diplomazia

Nel 1624, Rubens ottiene un titolo nobiliare e due anni dopo perde  la prima moglie. La sua instancabile attività di pittore non gli impedisce di dedicarsi  a  un'altra  delle  sue  grandi  passioni:  la politica. Alla morte dell'arciduca (1621), Rubens diventa consigliere dell'arciduchessa Isabella, che gli affida alcune missioni segrete. Nel 1628, egli partecipa alle trattative di pace tra  l'Inghilterra  e la Spagna. A Madrid, incontra Velázquez, e Filippo IV gli conferisce la carica di segretario del  consiglio  privato  dei  Paesi  Bassi.  A Londra, Rubens viene nominato cavaliere da Carlo I e magister artium a Cambridge, ma fallisce nella sua missione. Poco dopo il ritorno in patria, sposa in seconde nozze Elena Fourment,  che  gli  darà  cinque figli.

Al momento della fuga di Maria de' Medici nei Paesi Bassi spagnoli (1631), egli torna  nuovamente  a  occuparsi  di  politica  e conserva l'incarico di agente segreto dell'arciduchessa fino alla morte di quest'ultima (1633),  nonostante  l'opposizione  degli  stati generali, che in seguito pongono bruscamente fine alla sua carriera politica. Il nuovo governatore, il cardinale-infante Ferdinando (1609-41), gli concede lo stesso favore dei suoi predecessori.

In occasione dell'ingresso del principe ad Anversa nel 1634, Rubens concepisce una decorazione fastosa della città,  disegnando  archi  di trionfo, dipingendo ritratti e chiedendo la collaborazione di numerosi artisti, pittori e scultori. Il principe lo nomina pittore di corte (1636) e gli commissiona diverse opere. La più riuscita è la serie che illustra le Metamorfosi di Ovidio, destinata ad adornare il padiglione di caccia della Torre de la Parada (vicino a Madrid) e composta da 112 quadri, alcuni dei quali costituiti da nudi improntati  a  vivacità  e gioia di vivere. Nello stesso tempo, altri lavori lo attendono. Egli si dedica in particolare alla realizzazione dell' Apoteosi di  Giacomo I Stuart per il soffitto della sala dei banchetti di Whitehall a Londra.

Il grande talento inventivo dell'artista si esplica  anche  in un altro settore, quello dei cartoni per arazzi, di cui esegue diverse serie: le Storie di Decio Mure (in collaborazione con Van Dyck), i dodici arazzi delle Storie di Costantino (eseguite per Luigi  XIII  di Francia), la Vita di Achille, il Trionfo dell'Eucarestia. Secondo una tradizione inaugurata da Raffaello, questi cartoni non si differenziano affatto dallo stile dei grandi dipinti.

Il coronamento degli ultimi anni

Sovraccarico di lavoro fino agli ultimi giorni, l'artista porta a termine un'opera gigantesca, accumulando un notevole  patrimonio.  Non lasciando nulla al caso, ha incisori personali, in grado di adattarsi al suo stile: Lucas Vorsterman (1595-1675), Paulus Pontius (1603-58)  e  i  fratelli Bolswert, Boëtius Adam (1580 ca -1633) e Schelte Adam (1586 ca -1659).  Accanto a questi artisti del  bulino,  egli  contribuisce  anche  alla formazione di un incisore su legno: Christoffel Jegher (1596-1652 ca). La diversità dei suoi lavori non influenza il suo  stile. 

Dopo aver assimilato la lezione dei maestri italiani, si libera della loro influenza, creando uno stile personale,  il  più  rappresentativo  del barocco settentrionale, al quale rimane fedele per tutta la vita. Soltanto la tecnica e, negli ultimi anni, la scelta dei soggetti subiscono una trasformazione. L'artista abbandona progressivamente i toni scuri e la sua  pennellata diventa sempre più leggera.

A partire dal 1635, data dell'acquisto del castello di Steen, a Elewijt (presso Malines), i soggetti pomposi destinati alla clientela, che testimoniano sempre dello stesso  vigore (gli Orrori della guerra a palazzo Pitti, Firenze; il Martirio di san Livinio e l'Ascesa al Calvario, nei Musei reali delle belle  arti  a Bruxelles), lasciano spazio anche ad altri, più semplici e talvolta più immediati. Frenando il suo estro, il poeta guarda intorno a sé. Dopo aver dipinto il Giardino d'amore (Prado),  che  evoca  ancora  la casa di Anversa, Rubens abbandona i personaggi eleganti per dolci scene di vita pastorale e contadina, che mostrano, dietro la  maschera dell'aristocratico, un uomo vicino ai godimenti pagani e popolari. Esegue anche numerosi nudi, con o senza intreccio mitologico, fino al mirabile La pelliccia (1638-40, Kunsthistorisches Museum, Vienna).

Nello stesso tempo dipinge un Autoritratto (Kunsthistorisches  Museum, Vienna) in cui cerca di nascondere i segni di una vecchiaia precoce, come rivela il disegno preparatorio conservato a Parigi, al museo  del Louvre. La lezione di Rubens verrà assimilata soprattutto dagli artisti francesi del XVIII secolo, come Watteau, Fragonard e  Boucher; l'influenza del pittore fiammingo è ancora evidente in Delacroix nel XIX secolo e in Renoir nel XX.

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