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AUGUSTE
RENOIR
(Limoges, 1841 - Cagnes-sur-Mer, 1919) |
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Renoir
occupa un posto preponderante nell'ambito dell'impressionismo. Infatti
si devono a lui e a Monet
(del quale seguì l'esempio) i primi quadri dipinti secondo questa
tecnica che si chiamerà «impressionista», nei quali la luce crea
spazi vibranti e dove gli impulsi del sentimento generano una freschezza
nuova. Ma, contrariamente a Monet, Renoir quasi non può concepire un
quadro senza la presenza umana. Così, pur dedicandosi completamente al
paesaggio è innanzitutto un pittore di figure e in special modo il
pittore della donna.
Presenta attitudini che fanno pensare a Boucher, a Fragonard, che
avvalorano la grazia carnale in maniera squisita. Gli
stessi colori, di
grande finezza, partecipano all'ambiente agrodolce dei motivi, che lo
sguardo dei personaggi, privi di desiderio d'amore, «sensualizza».
Figlio di un modesto sarto del
Limousin, stabilitosi
nel 1844
a Parigi, Auguste Renoir trascorre l'infanzia nei vari quartieri
della capitale. Alla scuola comunale, rivela attitudine per il disegno,
ma è anche dotato per il canto e la musica, il che attira
l'attenzione di
Charles Gounod, maestro di cappella della scuola, che consiglia al padre
di orientarlo verso una carriera musicale.
Ma Renoir
padre giudica più adatto trarre partito dalla vocazione plastica
del figlio. A tredici anni, lo mette come apprendista in una bottega,
dove egli si applica nella decorazione, dipingendo mazzetti di fiori, di
piatti e tazze di porcellana. Grazie alla sua abilità, dopo pochi mesi
dal suo arrivo, ha compiuto
tali progressi che gli affidano i pezzi più delicati. Ma le ordinazioni
si fanno sempre più rare, e
la fabbrica che
l'impiega, lo licenzia nel 1857. Prima di avere una occupazione stabile,
in una casa specializzata nella confezione di
tende, svolge vari
mestieri: orna principalmente ventagli e decora con pitture murali
numerosi caffè di Parigi. Per mezzo
di prolungate
economie, Renoir può finalmente realizzare il suo sogno più
caro: seguire i corsi della Scuola nazionale delle belle arti. Promosso
agli inizi del 1862 al concorso d'ammissione, s'iscrive allo studio di
Charles Gleyre (1806-74). Sebbene sia
studioso, i
suoi professori lo
giudicano indisciplinato, e gli rimproverano uno stile ardito,
non abituale in quel luogo. Infastidito dai suoi
colori vivi
e dalla sua
maniera realista di vedere il motivo, Gleyre un giorno gli
domanda: «È senza dubbio per divertimento, che voi dipingete?». «Ma
certamente», risponde Renoir, «e se non mi divertisse, vi prego di
credere che non lo farei.» Nell'autunno del 1862, Renoir
fa amicizia con Alfred Sisley, Claude
Monet e Frèdèric Bazille, nuovamente entrati nello studio di
Gleyre; tutti e tre professano apertamente la loro ammirazione per i
pittori anticonformisti dell'epoca. Ed
è grazie
a Monet che Renoir e i suoi nuovi amici guardano ciò che sta
accadendo nel mondo dell'arte, perché
Monet ha goduto
di una
buona scuola
conoscendo Boudin e Jongkind, i pittori all'aria aperta, così come
Camille Pissarro, e si avventura fino alla birreria dei Martyrs, luogo
d'incontro dei partigiani del realismo,
discepoli di
Courbet.
Il gruppo che dieci anni dopo costituirà il nucleo fondamentale
degli impressionisti si trova riunito, quando Bazille, nel giro
di qualche mese, presenta ai compagni Cézanne
e Pissarro, che lavorano all'accademia svizzera. È doveroso ricordare che Renoir
non è,
in quest'epoca, alla testa della battaglia per la nuova arte. Il
desiderio di uscire dal percorso battuto appare più nei suoi propositi
che nelle opere. Certo
il suo
talento e
l'intuizione gli hanno
permesso di evitare i luoghi comuni accademici, ma non resta meno
attaccato ad alcuni valori tradizionali e
spesso si
reca anche
al Louvre per fare delle copie dei pittori francesi del XVIII
secolo ch'egli predilige. Con la chiusura dello studio di Gleyre nel
gennaio del
1844 Renoir supera
un ultimo esame per la Scuola di belle arti, e non vi rimette più
piede. Si reca allora, su iniziativa di Monet e
in compagnia di
Sisley e Bazille, a Chailly-en-Bière, vicino Fontainebleau, per
dipingere ogni aspetto della natura. Inizialmente vi incontra Narcisse
Diaz de la Peña, in seguito Thèodore Rousseau, Corot e infine
Charles François Daubigny e Millet. Nel Salone del 1864, Renoir
è accettato e figura nel catalogo come allievo di Gleyre. In seguito,
non avrà sempre questa possibilità
anche se
eviterà di inviare
le tele più audaci. Se la sua arte ancora non volta le spalle alla
tradizione, egli lascia già trasparire quella
grazia venata
di sensualità che impregnerà tutta la sua opera. Dal 1866, si
fanno sentire gli accenti moderni, soprattutto
visibili nei
ritratti, ma essi
sono più improntati verso il realismo di Courbet che all'esaltazione
della luce dei pittori all'aperto ( Diana cacciatrice,
1867, National Gallery of Art, Washington). Per vederlo compiere il
passo decisivo, bisogna aspettare l'anno 1869, quando, avendo raggiunto
Monet a Bougival, esegue con quest'ultimo numerose versioni di una
trattoria di campagna, La
Grenouillère (collezione
Reinhart, Winterthur). Come lui, egli analizza allora il fenomeno
luminoso con occhi nuovi, impiegando nuovi procedimenti, come la
soppressione dei dettagli e la
frammentazione del tocco. Senza che i due pittori se ne rendano conto,
il loro modo di interpretare la natura, abbandonando il contorno, dà il
segnale al grande movimento che rivoluziona la pittura:
l'impressionismo. Dopo qualche anno Renoir vive nella peggior miseria
sostenendosi solo grazie alla generosità di qualche amico, soprattutto
di Bazille, che godeva di una certa agiatezza. Al caffé Guerbois, dove
egli ritrova Cézanne, fa la conoscenza di Degas,
di Zola,
di Louis Edmond
Duranty (1833-80). Discreto, egli ascolta, più che partecipare, alle
animose discussioni di questi acuti conversatori. Dopo la guerra del
1870, Renoir incontra Paul Durand-Ruel (1831-1922)
che diventerà suo
mercante, e il critico Thèodore Duret (1838-1927). Risale a quest'epoca
il quadro La rosa (museo del Louvre, Parigi), che rappresenta una giovane
donna, a seno nudo, che tiene in mano una rosa. Si può, per la prima
volta, vedervi l'immagine che Renoir
darà della donna: un corpo dalle forme piene, un viso rotondo
con gli occhi stretti e a mandorla e un'aria di innocenza
nell'atteggiamento. Nel 1874 partecipa alla prima mostra degli
impressionisti, che si tiene al boulevard des Capucines. Le tele di
Renoir sono, come quelle dei suoi
amici, vivamente criticate, ma tuttavia esistono anche degli amatori. Il
funzionario del ministero Victor Chocquet (1821-98) a cui
farà il ritratto,
poi l'editore Georges Charpentier (1846-1905), che gli compra un quadro
e gli commissiona
dei ritratti
della famiglia
( Madame Charpentier con i figli,
esposto con successo al Salone del 1879; Metropolitan Museum, New York).
Renoir dipinge
durante questi anni
le sue tele migliori. Queste esaltano la bellezza del corpo umano e
l'armonia della natura, mettendo l'accento sulla gioia di vivere: La
loggia (1874, Tate Gallery, Londra), Il
mulino della
Gallette e L'altalena
(1876, museo Jeu de Paume, Parigi). Alcuni visi gli ispirano queste
tavole luminose, nelle quali fa affiorare
il fascino segreto
della donna ( La lettrice ,
1875-76, museo Jeu de Paume, Parigi), dipinge I
canottieri a Chatou (1879, National Gallery of Art, Washington),
riflesso cangiante degli svaghi all'aria aperta
sulla Senna. Ma ben presto Renoir interrompe per un certo tempo
la sua ricerca impressionista, stimando di non poter andare oltre
su questa strada.
Questo ritorno alla tradizione classica si realizza nel corso di un
viaggio in Italia (1881-82) dove, dopo Venezia,
scopre a
Roma gli affreschi di Raffaello e a Napoli la pittura pompeiana.
Sentendo di non saper «né dipingere, né disegnare», si concentra
sulla qualità del disegno,
sulla raffigurazione dei dettagli per rendere più precisi i contorni
delle forme, più netti i volumi. Una buona parte di ciò che costituiva
il fascino del suo modo di dipingere viene abbandonato. I suoi toni
diventano severi e la luce fredda, e la sua arte non è più animata
dalla magia. Questo periodo è segnato da opere che non hanno ricevuto
altra definizione che quella di «solide»: Gli
ombrelli (1881-86, National Gallery, Londra), La danza a Bougival
(1883, Museum of Fine Arts, Boston). Dopo aver partecipato alla settima
manifestazione degli impressionisti nel 1882, l'anno
seguente fa una mostra presso Durand-Ruel. Talvolta evade da
Parigi per dipingere a Guernesey, o all'Estaque in compagnia di Cézanne.
Non ha più preoccupazioni finanziarie
grazie a
Durand-Ruel che
si accanisce nel diffondere le sue opere, così come quelle degli
altri impressionisti, organizzando mostre a Parigi, Londra, Bruxelles,
Vienna e New York. Ma Renoir, avendo un temperamento più dionisiaco che
apollineo, si lascia indietro le costrizioni pittoriche che si era
volontariamente imposto e, dopo questi
anni di
disciplina, ritorna
verso il 1889 agli antichi amori. Allora nascono, nel ritrovato
splendore, tele vivaci dove sono rese
tutte le
sottili dispersioni
della luce. I raggi si impigliano alle forme, accentuano la pienezza e
la freschezza delle carni, caricandole d'un potere di suggestione quasi
magico (La dormiente , 1897,
collezione privata). A partire dal 1898, l'artista è colpito da
un reumatismo
articolare che lo fa soffrire terribilmente e gli impedisce di
lavorare. Decide anche di ritirarsi nel sud della Francia, a Cagnes,
dove acquista una casa (Les
Colettes). Il Salone d'autunno del 1904, gli consacra una importante
retrospettiva. A partire dal 1912, il suo stato
di salute peggiora,
dipinge solo con grande difficoltà. La mano non può afferrare i
pennelli e deve far ricorso
all'aiuto di
membri della
famiglia per riuscire a fissarli alle dita. Tuttavia continua a
dipingere molto. La sua arte afferra sempre,
con lo stesso
slancio comunicativo, i momenti più caldi della vita, che
sembrano anche acquistare una maggiore intensità nei colori, perché i
rossi sontuosi, che non gli erano abituali, appaiono in questo periodo.
Renoir prende allora per modelli i suoi familiari: la moglie, i
figli Pierre, Jean e Claude, detto Coco, e anche Gabrielle Renard,
la governante, che ritrae in diverse pose: Gabrielle
con la
rosa (1911,
museo Jeu de Paume, Parigi), Donna
nuda sdraiata (collezione
Jean Walter-Paul Guillaume, 1906 e 1908). Verso la
fine della
sua vita, Renoir si
dedica maggiormente alla scultura, con l'aiuto di un giovane alunno di
Maillot, Richard Guino (1890-1973). Sono interamente suoi solo un
medaglione e un busto del figlio
Coco (1907-1908).
Al
suo ritorno a Cagnes dopo un viaggio a Parigi, dove ha ancora
visitato il Louvre, Renoir si spegne il 3 dicembre 1919. |
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