| biografie - Biography |
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CLAUDE
MONET
(Parigi, 1840 - Giverny, 1926) |
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Personalità di primo piano dell'impressionismo, Monet domina questo movimento artistico sia per l'autorità con la quale impone teorie e tecniche nuove, sia per i fecondi sviluppi presenti anche nelle ultime tele della sua lunghissima carriera. Il XX secolo ha sistematicamente contrapposto l'estetica ispirata a Cézanne (concretezza costruttiva, cubismo, astrazione geometrica) a quella ispirata a Monet (fluidità, musicalità, astrazione lirica). Il procedere di quest'ultimo rappresenta una prodigiosa continuità nella volontà di inseguire la forma fino alla sua disintegrazione, la realtà fino all'impalpabile. Nel momento in cui Monet inizia a dedicarsi alla pittura, questa raggiunge sotto l'egida di Courbet il realismo più vigoroso, la compattezza estrema. Il giovane artista non sfuggirà a tale influenza, ma saprà poi superarla. Due elementi fondamentali segnano la sua formazione artistica: in primo luogo la conoscenza del preimpressionismo grazie a Boudin, «il re dei cieli» secondo la definizione di Baudelaire, e d'altro canto le impressioni di luce e colore - «germi delle mie ricerche successive» come riconoscerà più tardi - raccolte in Algeria, durante il servizio militare. Boudin volle conoscere l'adolescente autore delle caricature esposte presso un incorniciatore di Le Havre, città nella quale Monet viveva con i genitori; lo conduce a dipingere en plein air, gli consiglia di andare a studiare a Parigi indirizzandolo presso alcuni amici (Constant Troyon, 1810-65; Charles Monginot, 1825-1900). Parigi non significherà per Monet nè l'Ecole des Beaux Arts, nè gli studi dei maestri accademici, ma il lavoro libero presso l'Acadèmie Suisse e nei sobborghi parigini, l'ascolto attento dei teorici del realismo al ritrovo dei Martyrs, i primi contatti con Camille Pissarro. Gli studi, interrotti nel 1860 con il servizio militare nei corpi dislocati in Africa (lasciato a causa di una pleurite), riprendono nel 1862 presso lo studio di Charles Gabriel Gleyre. Nel frattempo, ha luogo a Le Havre un altro incontro decisivo, quello con Jongkind, al quale, affermerà Monet, «devo l'educazione definitiva del mio occhio». Da questo periodo, Monet si impone quale personalità chiave del futuro gruppo impressionista. Per suo tramite, gli amici conosciuti da Gleyre (Bazille, Renoir, Sisley) entreranno in contatto con quelli dell'Acadèmie Suisse (Pissarro, Guillaumin, Cézanne). Egli comunica loro il suo gusto per il lavoro en plein air e il suo disprezzo per gli studi accademici, incoraggiato dall'entusiasmo per i quadri di Manet esposti alla Galerie Martinet. Alcuni paesaggi di Chailly-en-Biére e di Honfleur, il ritratto di Camille in abito verde (1866, Kunsthalle, Brema) notato dai critici realisti (Zola, Thèophile Thorè detto Bürger) al Salon del 1866, già rivelano la sua grande maestria. Seguito e incoraggiato su questa via dall'amico Bazille, egli tenta di unire lo stile monumentale di Courbet alla tavolozza più chiara di Manet e, novità assoluta, di eseguire en plein air le grandi composizioni che lo affascinano. L'immenso Déjeuner sur l'herbe (6,40 m 4,65 m), dipinto nel 1864-65 a Chailly, è andato parzialmente distrutto. Il museo del Louvre (Jeu-de-Paume) ne conserva uno dei frammenti e il museo nazionale di Belle Arti di Mosca conserva lo schizzo del quadro che Monet, scoraggiato e demotivato, aveva lungamente lasciato in pegno al suo albergatore, Femmes au jardin ( Donne in giardino , Jeu-de-Paume), rifiutato dalla giuria del Salon del 1867, mostra ugualmente il modo in cui l'artista affronta con maestria il problema delle figure poste nel paesaggio. Ragioni finanziarie lo costringono ad abbandonare queste grandi tele, troppo costose, per quadri di dimensioni più ridotte in cui il paesaggio occupa un ruolo predominante. Dal 1869, nell'opera di colui che Manet, successivamente definirà (il Raffaello delle acque), le ardite semplificazioni, le pennellate evidenti, il plein aire brulicante di La Grenoullière (1868, Metropolitan Museum, New York), viene definendosi la nuova estetica impressionista. Alla fine della guerra del 1870, i soggiorni in Gran Bretagna, poi in Olanda, patrie d'elezione dei pittori paesaggisti, lo arricchiscono a diverso titolo: nel gennaio 1871, attraverso Daubigny, anch'egli rifugiatosi a Londra, conosce Paul Durand-Ruel, primo grande mercante d'arte che si interessa alla nuova scuola; scopre l'opera di Turner, della quale in seguito minimizzerà l'influenza sulla propria evoluzione artistica, ma che tuttavia lo porterà all'acquisizione di una tecnica più fluida e alla scelta deliberata di soggetti immateriali come la nebbia o il fumo; si interessa sempre più alla tradizione delle stampe giapponesi, già note a Parigi, ma ancor meglio ad Amsterdam. Dal 1872, le tappe della sua carriera possono essere rintracciate attraverso i nomi delle sue residenze successive. Argenteuil, Vètheuil, Giverny. La scelta dei luoghi risponde sia ad esigenze di ordine finanziario - Monet, sposato a Camille Doncieux, che morirà di tubercolosi nel 1879, per diversi anni si dibatterà in gravissime difficoltà finanziarie - sia a un certo gusto per la solitudine già evidente in queste righe scritte all'amico Bazille nel 1868: «Per forte che uno sia, è troppo sensibile a ciò che vede e sente a Parigi, e ciò che intendo fare qui [a Fècamp] avrà almeno il merito di non assomigliare a nessuno, poiché sarà il frutto di un'impressione vissuta da me soltanto». Utilizzato per definire uno dei suoi quadri (Impression. Soleil levant, museo Marmottan, Parigi, rubato nel 1985) esposto alla prima Mostra del gruppo nel 1874, il termine impression sarà all'origine di un neologismo che avrà molta fortuna. Per combattere la reticenza dei giudici del Salon ufficiale e tentare di catturare l'attenzione del pubblico, Monet decide di promuovere, insieme a Renoir e Degas, l'idea di mostre collettive lanciata da Bazille. E sarà proprio lui a soffrire maggiormente della derisione assurda e delle critiche ottuse del pubblico al quale i numerosi quadri vengono offerti in prima visione: cinque nel 1874, diciotto nel 1876, trenta nel 1877, ventinove nel 1879 e trentanove alla settima e penultima manifestazione del gruppo, nel 1882. Il 1880 segna una svolta nella sua carriera: alcuni mercanti d'arte, oltre a Durand-Ruel, cominciano a interessarsi alla sua opera e, seguendo l'esempio di Renoir, egli decide di tentare nuovamente la sorte al Salon. Lo stesso anno si svolge la sua prima mostra personale alla galleria, fondata dall'editore Georges Charpentier e diretta da Edmond Renoir. Commentando con i giornalisti il suo atteggiamento nei confronti dei vecchi amici e dei nuovi partecipanti alle loro manifestazioni (Gauguin, Raffaëlli, ecc.), afferma: «Sono sempre e voglio essere sempre impressionista, ma la piccola congrega è divenuta oggi una banale scuola che apre le porte dal primo imbrattatele». Una retrospettiva della sua opera presso Georges Petit (1889) rivela al contempo l'evoluzione e l'unità della sua arte. Le pennellate vibranti, l'intensità luminosa e la schematizzazione dei quadri di Argenteuil (1872-78), a volte eseguiti su di un battello-studio sistemato a foggia di quello di Daubigny, si sviluppano contemporaneamente alle ricerche compositive ispirate alle stampe giapponesi. A queste stesse Monet deve il gusto per le (serie), inaugurate alla fine del periodo con le diverse versioni della Stazione di Saint-Lazare (inverno 1876-77). A Vètheuil (1878-81), ove si stabilisce grazie alla generosità di Manet e del dottor de Bellio (uno dei suoi primi amatori insieme a Victor Chocquet e Gustave Caillebotte), insegue nel suo lavoro en plein air gli effetti più effimeri della brina e della rottura improvvisa del ghiaccio sulla Senna. Ricerca ancora la loro fugace bellezza dopo il suo trasferimento a Giverny, insieme ad Alice Hoschedè, sua seconda sposa nel 1892 e precedente moglie di uno dei suoi primi acquirenti. Le famose serie, Pagliai (1890-91), Pioppi ai bordi dell'Epte (1891-92), Cattedrali di Rouen (1892-93), Ninfee (1899-1926), rispondono al desiderio, sempre rinnovato, di catturare l'istante. Dal 1886, un successo sempre crescente circonda questo artista in precedenza così disprezzato, e un caloroso sostegno gli viene da O. Mirbeau, Gustave Geffroy, Oscar Maus e G. Clemenceau.
Grazie a quest'ultimo, verranno
create due stanze
all'Orangerie per
ospitare la serie delle Ninfee,
superamento del mondo sensibile e decorazione quasi astratta ispirata al
giardino di
Giverny, le
cui variazioni floreali sono elementi ricorrenti nelle tele di
Monet. Il successo non accompagna tuttavia l'ultimo periodo del pittore,
poiché le nuove generazioni si interessano solamente alla
geometria delle forme rivelate da
Cézanne. Trent'anni
dopo la
morte, una
nuova evoluzione del gusto ha riportato in auge l'arte di Monet,
doppiamente prezioso per le premesse al fauvisme (splendore senza eguali
nelle vedute di Bordighera, 1884) e all'astrattismo, ma che rimane
soprattutto l'incarnazione assoluta dell'impressionismo nella sua
evoluzione dal realismo vibrante delle Donne
in giardino allo
spazio bidimensionale delle Ninfee,
passando attraverso i fremiti di colore delle vedute di Antibes, a
proposito delle
quali Mallarmé
scriveva all'artista: «È da molto tempo che pongo ciò che voi
fate sopra a tutto». |
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