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HENRI
MATISSE
(Le Cateau, 1869 - Nizza, 1954) |
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Abbandonata la carriera forense, Matisse si iscrive all'Académie Julian per preparare l'esame di ammissione all'Ecole des Beaux Arts. Dispensato da questa prova grazie all'appoggio di Gustave Moreau, presso lo studio del quale lavora dal 1892, serberà una profonda riconoscenza nei confronti del maestro, che sa portare alla luce il talento di Matisse, come degli altri giovani artisti che frequentano il suo laboratorio - Rouault, Charles Camoin (1879-1965), Henri Evenepoel (1872-99), Henri Manguin (1874-1949) e Marquet - senza costrizioni. In questi anni di studio l'artista compie approfondite ricerche stilistiche attraverso l'esecuzione di copie delle opere di Fragonard, Delacroix e soprattutto Chardin; realizza paesaggi insieme a Marquet e nature morte che saranno esposti al Salon de la Societé nationale des Beaux Arts. Ma, dal 1896, entrato in contatto con gli impressionisti - e in particolare apprezzando le opere di John Russel (1858-1931), un artista vicino a Monet, e di Gustave Caillebotte (1848-94) - e affascinato dalla luce mediterranea (soggiorna in Corsica e a Tolosa, città natale della moglie Noèmie Parayre), sposta le proprie ricerche verso nuove strade. Abbandonata la Societè des Beaux Arts dopo la morte di Moreau (1898), che viene sostituito dall'accademico Fernand Cormot, frequenta l'Académie Carrière, ove si lega a Derain, che gli presenterà Vlaminck. Nel 1899 acquista Le tre bagnanti di Cézanne (donato nel 1936 alla città di Parigi), Testa di fanciullo di Gauguin e un disegno di Van Gogh, mostrando così quali siano gli artisti che predilige. In alcune opere, per esempio L'uomo nudo (1900, collezione Pierre Matisse, New York), l'artista sembra orientarsi, come Rouault, verso un espressionismo ispirato dagli studi preparatori di Moreau. D'altra parte, proprio da Moreau Matisse ha appreso a usare l'estrema varietà della tavolozza ( Pasifae , acquerello, Museo G. Moreau), che organizzerà secondo una personale ispirazione. Prima di raggiungere la piena maturità artistica, compie un ulteriore passaggio. Dal 1901 espone al Salon des Indépendants, presieduto da Paul Signac, autore del manifesto del neo impressionismo, Da Eugène Delacroix al neo impressionismo (1899); frequenterà nuovamente Signac a Saint-Tropez nel 1904, anno in cui realizza Lusso, calma e voluttà (coll. privata, Parigi); questa tela viene esposta al Salon del 1905, in concomitanza con le retrospettive di Seurat e Van Gogh. Assorbendo l'influenza dei due artisti e quella di Gauguin delle opere tahitiane, Matisse si allontana dal divisionismo: la pennellata si allarga, i toni si intensificano, il tratto si assottiglia. Tale evoluzione è alla base del violento colorismo di Donna con cappello (1905, coll. Haas, San Francisco), rivelazione del Salon d'automne del 1905 e prima opera fauve. Dell'anno successivo è La joie de vivre (Barnes Foundation, Merion, Pennsylvania), esposto al Salon des Indèpendants e aspramente criticato da Signac, che rimprovera a Matisse l'abbandono del divisionismo. Tuttavia gli eccessi del fauvisme influenzano solo per qualche tempo l'artista; ben presto l'importanza del colore si accompagna alla volontà di organizzare i toni nello spazio. «Cerco forze, un equilibrio delle forze», rileva Matisse a proposito di La tovaglia: armonia in rosso (1908, Museo dell'Ermitage, Leningrado), nella quale si ritrova tutta la magia dell'arabesco, uno dei temi centrali della sua opera. Al contrario degli impressionisti, Matisse, come altri seguaci del fauvisme, espone in molte gallerie: Berthe Weill nel 1902, Druet ne l 1903, Ambroise Vollard nel 1904 e Bernheim-Jeune nel 1910. Nel 1908, Paul Cassirer a Berlino e Alfred Stieglitz a New York gli dedicano delle personali. La sua fama è ormai internazionale. Tra i primi ad apprezzare la sua opera sono i francesi Marcel Sembat e Paul Jamot, e i fratelli Stein (che nel 1905 avevano acquistato Donna con cappello ): Sarah Stein, con l'aiuto del pittore Hans Purrmann, che sin dal suo arrivo a Parigi rimane affascinato dall'opera di Matisse, lo spinge ad aprire un'accademia ove si formeranno brillanti allievi soprattutto stranieri, quali il norvegese Per Krohg e lo svedese Nils Dardel (1888-1943). Nel 1908, il collezionista russo S. J. Scukin commissiona a Matisse due grandi tele, La danza e La musica (1909-10, oggi all'Ermitage di Leningrado). I viaggi - in Germania, Italia, Marocco, Russia e Stati Uniti - offrono all'artista la possibilità di un arricchimento visuale sempre nuovo. Dal soggiorno a Biskra del 1906, il cui ricordo è all'origine del più espressionista dei suoi dipinti, Nudo blu (1907, Museum of Art, Baltimora), fino al viaggio a Tahiti del 1930, le cui impressioni vengono trasposte in La danza (1932-33, Barnes Foundation, Merion, Pennsylvania), la rivelazione, secondo quanto egli stesso ebbe a confessare, gli deriva sempre dall'Oriente. Tale gusto, sviluppatosi nel 1903 in occasione dell'esposizione di arte islamica organizzata a Parigi, si concretizza nella realizzazione delle numerose Odalische dipinte tra il 1921 e il 1927. Allo scoppio della Prima Guerra mondiale, Matisse viene riformato e si trasferisce a Collioure, ove risiede anche Juan Gris (1887-1927). Eseguendo il ritratto di Yvonne Landsberg (1914, Museum of Art, Filadelfia) mostra la volontà di attenersi a toni contenuti e alla geometria, ma le forme, inscritte in schemi ovoidali, evocano il profilo delle sculture africane, sulle quali l'interesse dell'artista si era appuntato sin dal 1906, anno in cui aveva compiuto il suo primo viaggio nel continente nero. Dal 1917, Matisse trascorre l'inverno a Nizza svolgendo ricerche più astratte sullo spazio e la musicalità: Lezione di piano (1917, Museum of Modern Art, New York) sembra prolungare il tempo di un «moderato cantabile». Dopo la guerra, il suo stile si fa più disteso, ritorna alle fantasie ornamentali, suggerite forse anche nel corso delle lunghe conversazioni con Renoir. Pitture intimiste nelle quali lo splendore dei fiori e dei frutti eguaglia quello delle nudità femminili; le numerose Odalische di Matisse richiamano alla memoria gli acquarelli delle Donne d'Algeri di Delacroix che, come Ingres, è uno degli artisti ai quali Matisse più s'ispira. La Legion d'Onore del 1925 e il premio Carnegie del 1927 suggellano il successo del pittore, che ritorna a un maggior rigore stilistico con gli studi preparatori per La danza (1931-33), ordinata da Barnes. Nel Nudo rosa (1935, Museum of Art, Baltimora) la sobrietà si accentua; una costante cura nell'interpenetrazione senza modellato delle figure nello spazio, un gioco impalpabile di colori e contorni conducono alle diverse versioni di La camicetta romena. Nonostante la guerra, l'età avanzata e la malattia, il senso dell'invenzione plastica di Matisse resta intatto; nei grandi Interni del 1946-48 si riallaccia ai parossismi colorati del fauvisme e nella decorazione della Cappella del Rosario di Vence (1951) giunge alla simbiosi di tutte le espressioni artistiche. Tuttavia, è attraverso le grandi gouaches dècoupeès che evocano la danza o il riposo, la donna, l'albero o il fiore, che Matisse tocca, con le sue ultime opere, i vertici dell'astrazione e della sintesi.
Il medesimo iter è percorso nella produzione
scultorea, consistente
in una settantina di bronzi, che tuttavia affrontano direttamente
i problemi dell'espressione volumetrica (serie dei busti di Jeannette,
1910-13), e nei disegni, nelle numerosissime incisioni e nelle
illustrazioni per libri, diciassette in tutto, tra le quali quelle per
le Poesie di Mallarmé (1932)
e per un testo intitolato Jazz, per
il quale realizza una serie di papiers
dècoupès, ritagli di carta colorata (1949), che accompagna
a riflessioni
poetiche. Gli altri
scritti di Matisse sono stati raccolti in un volume dal titolo Ecrits et propos sur l'art , pubblicato nel 1972. Alcuni temi
ricorrono costantemente nella sua
produzione: finestre
aperte, indolenti figure femminili, un universo pigro in totale
contrasto con il suo creatore, che
costituisce un
pretesto per
la ricerca in campo artistico. «Il lavoro guarisce tutto», ha
affermato Matisse. L'opera del pittore, solo in apparenza semplice,
questo «frutto di abbagliante luminosità» nasce da un accanito lavoro
per dare corpo all'indicibile
sensazione che dà titolo a una delle sue ultime opere, Il
silenzio abitato delle case. |
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