| biografie - Biography |
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PAUL
KLEE (Münchenbuchsee, Berna, 1879 - Muralto, nei pressi di Locarno, 1940) |
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Pittore
tedesco, quasi universalmente considerato
come uno dei
pionieri dell'arte moderna nelle sue diverse espressioni. Nel frattempo consolida la sua educazione artistica, soprattutto a Monaco, Berna e Roma, dove trascorre un anno. Nel 1908, scopre contemporaneamente gli impressionisti e Van Gogh, al quale, di primo acchito, preferisce Cézanne. In questo periodo, si dedica principalmente a disegni, acquerelli e incisioni, di cui le principali, eseguite tra il 1902 e il 1907, sono espressioniste e talvolta persino caricaturali. L'humour personale di Klee traspare in alcuni titoli (Incontro di due uomini dei quali ognuno crede l'altro collocato più in alto di sé). Particolarmente interessato alle ricerche tecniche (un amico potrà in seguito dire che «il suo studio ricorda una farmacia»), Klee produce «sotto-vetri», lastre di vetro ricoperte da colori e catrame lavorato con aghi di diversa grandezza. Nel 1911, stringe amicizia con gli artisti del Blaue Reiter, pur mantenendo una certa distanza nei confronti delle loro attività di gruppo. Il soggiorno a Parigi del 1912 gli rivela la pittura cubista e l'anno successivo intitola Omaggio a Picasso (collezione privata, Basilea) una tela ovale, formato talvolta scelto dai cubisti, leggermente ironica che sfuma, in una nebbia irreale, volumi più vicini a Cézanne che al lavoro «analitico». L'influenza del cubismo si estende anche alle incisioni. Nel 1914, Klee compie un viaggio in Tunisia e in seguito ritorna diverse volte nei paesi arabi, soprattutto in Egitto (1928-29); è in questo periodo che l'artista ha la rivelazione del colore; afferma infatti: «Questo è il momento più felice della mia vita: il colore e io siamo una cosa sola. Sono pittore». Negli anni seguenti, egli sviluppa, accanto all'opera grafica, l'acquerello, l'olio e spesso utilizza le due tecniche abbinate, creando talvolta bordure tratteggiate e quasi tessute che l'artista prolunga, secondo la sua espressione, in «fioriture». L'influenza orientale è sensibile nelle nature morte simili a mosaici, ai mosaici bizantini di San Giovanni in Laterano, che egli stesso ha indicato come una delle sue fonti di ispirazione, ma anche ai mosaici alessandrini di Tripoli. Tale influsso si rivela nel moltiplicarsi di personaggi simili a dervisci o a ballerine in decorazioni ornate di orifiamme. Klee trae, dall'arte araba, l'estensione quasi infinita della linea curva e, dall'arte della tessitura, il principio dei «quadrati magici» che caratterizzano la sua opera tra il 1923 e il 1930 circa (Gamma di colori a dominante grigia, Fondazione Klee, Berna). I paesaggi dipinti nel corso dei suoi viaggi spesso combinano diverse prospettive fantasiose che ricordano, sotto il loro apparente disordine, la frontalità dell'arte egiziana (Veduta parziale di G..., collezione James Gilvary, New York, quadro dipinto in Corsica nel 1927). Nel 1920, Klee viene chiamato al Bauhaus da Walter Gropius. Vi insegna pittura su vetro, tessitura e, più tardi, tiene corsi di pittura, prima a Weimar e poi a Dessau. Alla chiusura del Bauhaus, nel 1930, ottiene l'incarico di professore presso l'accademia di Düsseldorf, ma, nel 1933, deve rientrare a Berna. Questi anni sono considerati quelli della piena maturità artistica; in effetti, Klee moltiplica le ricerche sia sul piano teorico, il cui risultato sarà pubblicato in due volumi dedicati ai suoi allievi, sia sul piano pratico. All'estrema varietà dei supporti pittorici si aggiunge quella stilistica; Klee studia gli effetti armonici del colore sia nelle tele interamente composte da lettere dipinte secondo le tecniche dei manifesti pubblicitari, sia in quelle la cui trama complessa ricorda l'arazzo, in cui mistero e humour si compensano ( Paesaggio con uccelli gialli, 1923, collezione Doetsch-Benziger, Basilea), sia infine nel ritratto d'ispirazione cubista. Nello stesso tempo, comincia, nel 1924, il Teatro nel bosco (collezione Rolph Burgi, Berna), portato a termine dieci anni più tardi, in cui si manifesta, attraverso la dichiarata ambizione di sposare «l'origine di tutte le cose», il ritorno dell'influsso di Miró e Max Ernst, che lo stesso Klee aveva in un primo tempo influenzati. Malgrado il deliberato primitivismo del disegno, Klee non può essere considerato un artista istintivo. Al Bauhaus, apre i suoi corsi con considerazioni scientifiche e, nei suoi scritti, si dimostra costantemente alla ricerca di principi analogici, nel tentativo di avvicinare l'attività artistica ai processi cosmici e biologici. Inoltre, ha mantenuto dalla giovinezza una passione per la musica che gli permette non soltanto di canticchiare interi brani di Bach e Haydn, ma di apprezzare Stravinskij e Schönberg. Così paragona il disegno al tracciato delle righe sulla partitura, mentre, secondo lui, il colore «più che cantare, canticchia», evidente allusione alla sua scelta costante di tinte materialmente fragili e per la maggior parte fioche o soffocate. Spirito eclettico, si dedica allo studio dell'arte della marionette, che diventano talvolta soggetto dei suoi dipinti, delle arti primitive, di cui è uno dei primi a sottolineare la similitudine con l'arte moderna, delle opere degli alienati. La fantasia orientale esercita un'influenza dominante sull'espressione artistica di Klee, anche nei «tramonti» divisionisti che dipinge nel 1930. Tra il 1930 il 1940, presenta «scritture segrete» in cui l'influenza dei caratteri arabi si mescola forse alla curiosità tipografica e, verso il 1937, una serie di tele ricorda vagamente il sontuoso disordine della gioielleria orientale. Nell'opera di Klee, caratterizzata da una sottile vena umoristica, traspare talvolta una certa angoscia, sicuramente legata ai primi attacchi di una forma misteriosa di sclerodermia che lo colpisce nel 1935. D'altra parte, malgrado l'ostentata indifferenza nei confronti della realtà politica, egli resta scosso nel vedersi considerato uno dei rappresentanti dell'«arte degenerata» in occasione della mostra su questo tema, organizzata dai nazisti nel 1937 a Monaco. Nei pastelli e nelle tele di dimensione crescenti, che esegue in quel periodo, personaggi schematici, ridotti talvolta a termini di equazioni o filiformi, si incrociano in ogni senso su fondali terrei o colorati e talvolta addirittura invadono quasi totalmente la superficie della tela sotto forma di mostri falsamente rassicuranti (Canto d'amore in luna nuova, Fondazione Klee, Berna).
A volte, tuttavia, Klee sembra riacquistare le proprie
energie e ritorna ai «quadrati
magici». La sua ultima opera è una natura
morta su
fondo nero
che associa
a un frammento di
scrittura pittografica il profilo dell'angelo della morte. Klee aveva
sperato di non
«rivedere mai
la guerra» e
il conflitto mondiale lo turba profondamente. Già nel 1946,
questo artista godeva di una fama internazionale. Forse la sua opera che
era parsa a Renè Crevel come «un museo completo del sogno»,
non ha posseduto quella confidenza con
le profondità
oniriche che
questo entusiasmo potrebbe far supporre. Ma la sua prodigiosa
fecondità artistica, la sua capacità di rinnovamento, la sua duttilità
che gli ha permesso
di fornire all'estrema conoscenza tecnica tutte le seduzioni di
un'arte semplice
hanno esercitato
una considerevole
influenza sull'arte moderna.
Principali
opere teoriche di Klee: -
Tagebücher von Paul Klee,
1898-1918 (Diari 1898-1918). -
«Schöpferische Konfession»,
in Tribüne der Kunst und Zeit (1920). -
Das bildnerische Denken,
lezioni tenute al Bauhaus nel 1921-22
(Teoria della forma e della figurazione, 1956). -
Pädagogisches Schizzenbuch (
Album pedagogico di schizzi, 1925).
-
Über die moderne Kunst
(1945). |
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