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PAUL
GAUGAIN
(Parigi, 1848 - Atuona, Isole Marchesi, 1903) |
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Un’opera
di rottura
Nel
1893 Gauguin è in Francia, che abbandonerà definitivamente nel 1895.
In quello
stesso anno
organizza a
Parigi una
mostra che
susciterà aspre critiche per la novità del suo linguaggio espressivo,
la violenza dei colori e l'arditezza dei temi, che segnano una rottura
con la sensibilità estetica del suo tempo. È dunque facile comprendere
come l'opera di Gauguin sia stata per alcuni inaccettabile o addirittura
provocatoria proprio per quegli stessi motivi che, da una parte,
attrassero gli amanti dell'esotismo e dall'altra, si concretizzarono in
una nuova tendenza artistica. Per queste ragioni egli è, fra tutti i
grandi profeti dell'arte moderna, quello
la cui gloria fu
più frequentemente messa in discussione. Ma, oltre che per tali motivi,
la reazione dei contemporanei all'arte di Gauguin si deve a quel suo
andare contro la corrente che, da Courbet
al Cubismo,
si caratterizza essenzialmente per il privilegiare le qualità
plastiche. Ciò
non significa ovviamente negare la ricchezza di qualità plastiche in
Gauguin, bensì riconoscere come esse vengano costantemente superate,
non potendo la sua opera essere limitata da problemi di composizione o
dal rispetto della realtà osservabile. «È
un ritorno al passato» dichiara Pissarro, ed
è vero
in rapporto
al naturalismo
ottico dell'impressionismo. Ma allo stesso tempo, è anche un passo
avanti nella direzione dello spirituale
nell'arte, secondo un'espressione di Kandinskij.
La
nostalgia dei paradisi perduti
Esiste
un ritratto di donna tahitiana che Gauguin dipinge nel 1890, prima della
sua partenza per Thaiti, il quale rappresenta
la madre, secondo
una fotografia di lei giovane (Staatsgalerie, Stoccarda).
Aline Gauguin, dal portamento malinconico, dalle labbra sensuali,
dalla capigliatura scura, è il prototipo di tutte le vahiné,
a volte appena più
che adolescenti, che il pittore dipingerà. Gauguin ricorda la madre
come «una vera bambina viziata»
quale
in realtà
ella fu quando,
giovane vedova, si rifugiò a Lima, nel 1849, dal nonno materno, don
Mario Tristan y Moscoso (Aline era la figlia
di Flora Tristan,
famosa teorica socialista). La casa di don Tristan, dove l'artista visse
fino all'età di sette anni, circondato da lusso e da tenerezze,
sarà il primo paradiso perduto, rimpianto da Gauguin già nel 1855
quando, con la famiglia, si trasferirà a Orléans e frequenterà con
scarso rendimento, il Piccolo Seminario. Il
soggiorno in Perù è importante per l'artista perché gli
permette di
conoscere una civiltà diversa da quella occidentale. A
diciassette anni si imbarca come marinaio semplice a Le
Havre e due
anni dopo,
nelle Indie, viene a conoscenza della morte della madre, la quale
gli ha scelto come tutore Gustave Arosa,
un fotografo e
collezionista di quadri moderni. Questo primo contatto con l'arte moderna
ha breve durata perché il giovane deve reimbarcarsi per adempire agli
obblighi militari dai quali sarà libero solo all'indomani della
Comune. Arosa gli procura un impiego presso un agente di cambio e
lo incoraggia a
dipingere. Nel 1873, Gauguin sposa una giovane danese, Mette Sophie Gad,
dalla quale avrà cinque figli. Gli
affari prosperano
e questa agiatezza
gli consente di acquistare numerosi quadri impressionisti. Influenzata
da Pissarro, la tavolozza del pittore «dilettante» diventa più
chiara; nel 1879 egli partecipa alla quarta mostra impressionista e in
questa occasione Joris-Karl Huysmans nota la sua opera. Nel 1883, forse
a seguito di un crollo
finanziario, abbandona la
borsa per dedicarsi
completamente alla pittura.
Dall’impressionismo
al sintetismo
Ben
presto Gauguin conosce la miseria, la quale giunge in concomitanza alla
separazione da Mette, che ritorna a Copenaghen con i bambini. Obbligato
dapprima a vendere una parte della sua
collezione, Gauguin
si vede in seguito costretto, durante l'inverno 1885-86, a svolgere i
mestieri più umili. Sopraggiunta l'estate si stabilisce
a Pont-Aven. Il
bisogno di reagire alla fragilità strutturale dell'impressionismo
ortodosso, reazione condivisa dai neoimpressionisti, lo
allontana da questo movimento per l'interesse che Gauguin rivolge più
alla sostanza delle cose che alla luce. Da Pissarro egli assorbe in
parte la sensualità del tocco che
si risolve
nel sostenere
la costruzione
attraverso un uso del colore ispirato da Cézanne,
le ricerche di composizione desunte da Degas,
i principi
decorativi di
Puvis de Chavannes.
Inoltre egli si dedica alla ceramica nel laboratorio di Ernest Chaplet
(1835-1909), e nella sua produzione si avverte l'influenza dell'arte
peruviana. Nel
1887, Gauguin non riesce a rinunciare al fascino dei tropici: in
compagnia del
pittore Charles
Laval (1862-94), si reca a Panama e poi alla Martinica. Dolci, compatte
e vellutate,
le opere
eseguite alla
Martinica lasciano
intravedere sprazzi di colore rivelatori. Bisognerà però attendere
l'anno seguente, che Gauguin trascorrerà quasi interamente a Pont-Aven,
per vedere il suo stile prendere consistenza. La formula adottata da due
giovani pittori, Louis Anquetin (1861-1932)
ed Emile Bernard
(1868-1941), in contrasto con quella del neo-impressionismo, non gli
sarà estranea, in quanto questa presa
di coscienza
avviene durante il soggiorno di Bernard a Pont-Aven: il sintetismo
o cloisonnisme si risolve
nell'utilizzare tinte piatte contornate da
un arabesco più scuro. Anche se a prima vista può sembrare
sommario, questo stile di gusto giapponese
sarebbe stato
determinante nella
definizione del suo linguaggio artistico.
Sintetismo
e simbolismo
Infatti,
molto presto Gaugin realizza La visione dopo il sermone (1888, National Gallery of Scotland,
Edimburgo) nella
quale giunge alle
estreme conseguenze della sua formula: lo spazio a due dimensioni della
tela si sostituisce a quello tridimensionale ereditato dal Rinascimento.
Da quel momento, tutti i
quadri di
Gauguin dovranno
essere letti (o più esattamente, tenderanno a essere letti) come
elencazioni dall'alto al basso e da sinistra a
destra piuttosto che
suggestione di oggetti collocati gli uni dietro gli altri su piani
diversi. Nello stesso tempo il richiamo dell'arte egiziana e
khmer o alle
miniature persiane e indiane sarà più evidente di quello delle
incisioni giapponesi. Ciononostante per Gauguin
non si
tratterà di
adottare tale e quale un sistema di rappresentazione, ma di utilizzarne
uno per definire uno spazio originale. Il rifiuto della prospettiva
genera una rappresentazione a carattere irrazionale, particolarmente
adatta all'espressione
delle realtà
spirituali. Su
questa strada Gauguin non tarderà molto ad apparire come il pittore
simbolista per eccellenza, apprezzato anche da giovani poeti e critici,
come Albert Aurier e Charles Morice. Inoltre egli sarà considerato da
Paul Sérusier, portavoce dei Nabis,
il profeta della
costruzione della tela attraverso il colore steso uniformemente, cioè
idealizzato (al contrario di Cézanne, per il quale il
colore riveste una
funzione essenzialmente materialista). Il piccolo Talismano
che Sérusier esegue in quella stessa estate del 1888, su indicazioni
di Gauguin, non solo può essere considerato il primo quadro «fauve»,
ma anche il manifesto di una pittura liberata dai suoi pretesti
figurativi, tutto sommato la prima pittura astratta.
«Una pittura che sia dell’animo» (Rimbaud)
Tuttavia,
se Gauguin ha liberato il colore del ruolo documentario che aveva
mantenuto durante
l'impressionismo e gli ha affidato la missione, aiutato dall'arabesco,
di creare uno spazio immaginario, non ha però pensato di liberarsi
dalla figurazione. Al contrario, la sua originalità consiste nell'aver
sufficientemente ammorbidito la figurazione
pittorica in
modo che
quest'ultima diventi adatta a esprimere il pensiero e non più solo
apparenze visive. In tal senso si può
affermare che egli
fa della pittura un
strumento simbolista, e cioè adatto a liberare il significato mitico e
la risonanza
profonda di
tutte le
cose. Il
disconoscimento del simbolismo ha trascinato numerosi storici dell'arte,
incoraggiati dalle proposte
cui tenderà
Gauguin stesso verso
la fine della sua vita, a considerare nefasta l'influenza «letteraria»
di questo movimento sull'opera pittorica. Questa
posizione tende a dimenticare che il simbolismo fu
poesia più che
letteratura e che i più grandi poeti simbolisti (non solamente
Mallarmé, ma anche Maeterlinck, Saint-Pol Roux e Vielé-Griffin)
hanno manifestato i loro poteri incantatori a proposito dei più
umili oggetti. Allo stesso modo Gauguin conferisce fascino a
piccole terre
contadine bretoni e alla sontuosa nudità delle vahiné maori, alla
trivialità e allo splendore. Ciò non significa che il sintetismo fosse
una formula pittorica propria
a esaltare
sistematicamente il suo oggetto:
basterebbe considerare in generale l'uso di questa formula da parte di
Bernard e dei nabis per constatare che essi esaltarono poco l'oggetto
(tranne per quanto riguarda l'ultima attività di Bonnard). Solo
Edvard Munch
doveva mantenersi allo stesso livello sulla medesima strada, ma con un
accento estremamente più tragico, e ciò gli
permise di assicurare il legame tra il simbolismo e
l'espressionismo.
Dalla
Bretagna a Tahiti
I
due mesi che Gauguin trascorse ad Arles, verso la fine del 1888,
in compagnia di Van
Gogh (e il cui epilogo sarà drammatico) stabiliscono
l'incompatibilità non solo tra due temperamenti, ma
tra il
realismo allucinato di Van Gogh e le metafore plastiche di
Gauguin. All'inizio del 1889, in occasione dell'Esposizione universale,
Gauguin organizza al café
Volpini una mostra del «gruppo impressionista e sintetista», dove le
sue opere si trovano vicine a
quelle di
Bernard, Anqueti, Laval,
Emile Schuffenecker (1851-1934) e di qualche altro artista. L'esposizione
è un fallimento, ma Gauguin assume il ruolo di capofila, e numerosi
giovani pittori si stringono intorno a lui a Pont-Aven, poi a Le Pouldu,
durante il più lungo soggiorno bretone dell'artista (aprile
1889-novembre 1890),
segnato dall'approfondimento
del suo pensiero e
della sua arte. Sérusier, Laval, Meyer Isaac de Haan (1852-95), Charles
Filiger (1863-1928),
Armand Séguin
(1869-1903) dividono a Le Pouldu, nella locanda di Marie Henry,
l'intimità di Gauguin. Al suo ritorno a Parigi, verso
la fine
del 1890,
Gauguin comincia a frequentare i poeti simbolisti riuniti al
café Voltaire. Si è detto a volte che egli si sia lasciato sfuggire
l'opportunità di «essere il grande pittore del simbolismo, colui al
quale si ispiravano poeti e
letterati, primo tra tutti Mallarmé». (C. Estienne): questo perché
Gauguin, attratto di nuovo dal desiderio di partire, dopo aver progettato mete quali la Martinica, il Tonchino, il
Madagascar, decide infine per Tahiti, seguendo così una suggestione di
Van Gogh, affascinato dall'esotismo dei romanzi di Loti. Grazie all'intervento
di Octave Mirbeau, viene organizzata una vendita all'asta dei quadri di
Gauguin: con i proventi, l'artista acquista un
biglietto di
sola andata per Tahiti, ove giungerà l'8 giugno 1891, invita a
un pranzo d'addio numerosi amici, tra i quali Mallarmé e Verlaine,
e invia il resto
della somma alla moglie e ai figli.
Il
paradiso ritrovato
Il
soggiorno di Gauguin a Tahiti coincide con il raggiungimento di quel
vigore espressivo che prorompe dalle opere esposte a
Parigi nel 1893. La
partenza di Gauguin non è condivisa da Cézanne e Pissarro, i quali non
avvertono l'esigenza di trovare ispirazioni alla
loro arte attraverso
la ricerca di suggestioni lontane. La
sensibilità di Gauguin è invece diversa. La sua concezione dell'arte
gli impone la
ricerca di una verità da scoprire nello stesso momento sulla tela e
nella vita. La sua pittura è un eterno invito a sognare il quotidiano,
o meglio a trasformarlo
alla luce
del desiderio:
non è perciò concepibile che il mondo si trasformi solamente sulla
tela.
Dove
andiamo?
Stabilitosi
a Mataüea, sulla costa meridionale, Gauguin lavora con accanimento,
fino a che la sua pittura
entra in
sintonia con
gli esseri e i paesaggi. Ben presto il suo stato di indigenza
diventa critico; l'annuncio di un'eredità lasciatagli da uno zio lo
induce a fare ritorno in Francia: sbarca a Marsiglia il 4 agosto
1893. In novembre l'esposizione delle sue
tele tahitiane
da Durand-Ruel
si risolve, come si è detto, in un fallimento. Nel 1894, dopo
aver reso un'ultima visita a Mette a Copenaghen, Gauguin si frattura
una gamba durante
una rissa con dei marinai nel porto di Concarneau. Deciso a far ritorno
a Tahiti,
organizza un'altra
vendita delle
sue tele all'hotel
Drouot, con una presentazione di August Strindberg, ma l'accoglienza
riservata ai suoi quadri è così negativa che la
maggior parte di essi rimarrà invenduta. Gauguin si imbarca
allora a Marsiglia per Tahiti, dove si stabilisce nel luglio del 1895,
questa volta sulla costa occidentale, a Punaauïa. Le sue condizioni di
salute si aggravano tanto da costringerlo a trascorrere lunghi periodi
all'ospedale di Papeete. |
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