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ANTONIO
ALLEGRI DETTO IL CORREGGIO (Correggio, Reggio Emilia, 1489 - 1534) |
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Figlio
di Pellegrino e di Bernardina Piazzoli detta Degli Aromani, di cultura
modesta ma economicamente benestanti, tra l'altro
proprietari della casa in cui vivono, sposa Girolama Merlini, che
muore giovane, nel 1529, sette anni dopo la nascita del loro unico
figlio, Pomponio. Studia
arte dapprima nell'ambito
familiare, presso
uno zio
e un cugino, quindi
nella Mantova dominata dalla personalità del Mantegna. È
comunque in contatto con le principali correnti della cultura figurativa
del suo tempo. Il suo cammino artistico viene solitamente
suddiviso dagli studiosi in tre periodi: quello dei dipinti giovanili su
temi e forme tradizionali dell'Emilia e del Mantegna; quello delle opere cosiddette di ricerca personale tra il 1513 e il
1518, prima del viaggio a Parma; e, infine, quello dei cicli trionfali
di Parma, compimento dello sviluppo della sua personalità con il
passaggio alla decorazione
monumentale (dopo il 1518).
Gli
affreschi della Camera della Badessa Tra
le sue prime opere ricordiamo
gli affreschi
in Sant'Andrea
a Mantova e alcuni dipinti come Madonna
con bambino e angeli (Firenze, Uffizi) e Natività (Milano,
Brera): con quest'ultima dimostra di
aver assimilato la lezione leonardesca del chiaroscuro elaborando
soluzioni personali che influenzeranno le scuole successive. L'opera
è dapprima dominata dalla figura del pastore che ha appena avuto la
visione degli spazi celesti spalancati con gli
angeli che cantano:
«Gloria a Dio nell'alto dei cieli». Per contrapposizione la stalla, in
basso, è oscura, rischiarata solo al centro dal Bambino
appena nato
che irradia
luce tutt'intorno,
illuminando anche il volto bellissimo della madre felice. Ecco due
servette, una abbagliata dalla luce che proviene
dalla mangiatoia
trasformata in culla e l'altra intenta a osservare il pastore. Intanto
san Giuseppe, nell'oscurità fitta dello sfondo, rigoverna l'asino. Correggio,
tra il 1514 e il 1515, realizza la pala della Madonna
di San Francesco (Dresda, Staatliche Gemaeldegalerie)
quindi compie
un viaggio a Roma ammirando la magnificenza delle Stanze Vaticane
e della Cappella Sistina. Viene chiamato a Parma, per suggerimento di
Scipione Montino della Rosa, da una nobile piacentina, Giovanna
Piacenza, badessa del monastero di San Paolo. Riceve
l'incarico di decorare la camera in
cui la
badessa accoglie
abitualmente le rappresentanti dell'aristocrazia cittadina
intrattenendole in alati conversari, in dotte disquisizioni religiose. Correggio
trasforma la volta della Camera della Badessa in un padiglione a
tralicci, con fronde e ghirlande di frutti, sostenuto da un fregio
e da un
giro di
lunette con
figurazioni mitologiche
monocrome dentro delle nicchie. Le finte sculture sono animate da luci
argentee come se le figure prendessero vita. L'artista si ispira al mito
di Diana-Artemide, dea della caccia, ma anche
protettrice delle
vergini e della castità. Veramente memorabile è la raffigurazione
della dea sul carro trainato da cervi
veloci, che
torna alla
sua dimora dopo una battuta di caccia. L'antica favola della
bellissima fanciulla e delle sue ninfe trova qui una seconda giovinezza. Di
questo ciclo, la cui grandezza non viene subito intesa appieno,
si scriverà che «è uno dei più violenti trapassi tra il
vecchio e il nuovo mai veduti in arte».
Le
opere della maturità Durante
le pause tra i viaggi e le commissioni il maestro torna volentieri nella
terra natale. Ama la campagna
e vi
investe quasi tutti
i guadagni. Per uno dei suoi dipinti più belli, La
Madonna di San Girolamo, accetta a completamento dei pagamenti
una partita
di maiali e di fascine di legna. Dopo i quadri del periodo di
transizione come La Madonna Campori (ora custodito nella Galleria Estense di
Modena), come Madonna col
Bambino e San Giovannino
(Madrid, Prado)
e Zingarella
(Napoli, Pinacoteca di Capodimonte), ecco la serie della maturazione,
ricchezza di colori e raffinata armonia di composizione: Sposalizio
mistico di Santa Caterina (Parigi, Louvre); Madonna di San
Sebastiano (Dresda, Staatliche Gemaeldegalerie), Ecce
Homo (Londra, National Gallery), Martirio
dei Santi Flavia e Placido (Parma, Galleria nazionale). Nel
1520 è di nuovo chiamato a Parma, stavolta per decorare l'abside (che
sarà abbattuta nel 1587) e la cupola di San Giovanni Evangelista con Ascensione
di Cristo. I lavori
per questa
commissione durano un triennio. Alla fine si grida al miracolo. Intanto,
la cupola è stata affrescata non più suddivisa in tanti
scompartimenti, come usava a quei tempi, ma mediante un'unica
composizione. Inoltre,
le figure, per il senso audace dello scorcio e del loro moto vorticoso,
raggiungono un
effetto molto
singolare di
prospettiva aerea. Correggio
sarà imitato nei secoli successivi per la sua tecnica intesa a dare ai
fedeli, raccolti nella navata sottostante, l'illusione che la cupola si
fosse spalancata sulla visione della gloria dei cieli. La padronanza
degli effetti di luce gli consente di riempire la volta
di nubi illuminate dal sole e fra le quali paiono librarsi stuoli
celesti, con le gambe penzoloni. La
figura di
Cristo sembra
quasi risucchiata nel vuoto. Per usare un'espressione moderna: «pedala
nel vuoto», cioè partecipa con lo scorcio
delle gambe
(ma anche
delle braccia) al moto e alla prospettiva delle figure in basso,
con la veste chiara svolazzante nella luminosità delle nubi e del
cielo. Intanto
stende il contratto per la decorazione pittorica della
cupola del duomo, sempre a Parma, sul tema Assunzione
della Vergine. È la prima risposta del mondo cattolico latino
ai fermenti della Riforma,
che con Lutero e Calvino esige tra l'altro l'abolizione del culto della
Madonna. Chiede e ottiene un compenso di mille ducati d'oro.
Il contratto viene firmato con grande solennità e alla presenza
di molti testimoni, tanta era la convinzione che ne sarebbe scaturito
una sorta di prodigio pittorico. I
diametri dell'opera nel suo complesso sono di metri 10,93 e 11,55. Si
tratta in sostanza di affrescare una superficie pari a circa 250 metri
quadrati. I lavori iniziano effettivamente nel 1526 e si concludono nel
1530, date entro le quali
risultano effettuati, secondo documenti giunti sino a noi, i pagamenti
previsti. Il
maestro riprende qui l'impianto compositivo già messo a fuoco per
affrescare la cupola della chiesa di San Giovanni Evangelista
moltiplicandolo e complicandolo. Dopo aver aumentato, dando loro la
forma di grandi conchiglie, la cavità e lo
slancio dei
pennacchi (strutture portanti della cupola), nasconde gli spigoli del
tamburo ottagonale dietro grandi figure dipinte di scorcio. Figure che
hanno le vesti agitate dal vento: l'insieme dà la
sensazione di
una rotazione sempre più rapida dei giri alternati di figure e
di nuvole. Tra
queste nubi i personaggi sembrano letteralmente nuotare muovendo con
forza le gambe e
le braccia.
Un altro
accorgimento consiste
nell'accentuare il chiaroscuro sfumato dei corpi la cui sostanza viene a
imparentarsi con quella soffice e luminosissima delle nuvole. Insomma,
se Raffaello e Michelangelo
contengono le figure e lo spazio entro precisi ordini architettonici, il
Correggio rovescia qui l'ideologia del tempo: inventa cioè uno spazio
dominato dalla luce e dal movimento, dipingendo per primo non solo le
figure ma l'aria che si
interpone tra queste e l'occhio. Il
commento ammirato del grande Tiziano Correggio
ha l'audacia
e la
personalità del
precursore, la
cui influenza è destinata a durare a lungo nel tempo (il
barocco, per esempio, guarderà più a lui che a Raffaello). «Mai in
nessun tempo è stato
rilevato» e «in nessun paese la pittura aveva raggiunto altrettanti
movimento, varietà e coraggio
d'atteggiamenti». Ma
non tutti comprendono, non subito. Un canonico del duomo
riferendosi alla danza frenetica degli angeli che la luce del paradiso
sembra strappare verso gli abissi celesti la paragona
a un
disgustoso «brodetto
di rane». Eppure il contemporaneo Tiziano
passando per Parma al seguito dell'imperatore Carlo V dopo aver ammirato
la volta dice ai cittadini
che lamentano il prezzo pagato: «Rovesciate la cupola, riempitela d'oro
e non sarà pagata abbastanza». Mentre all'incirca due
secoli e mezzo più
tardi il famoso tipografo-editore Giambattista Bodoni propone questa
immagine: «Il Correggio cammina a grandi passi sull'orlo del
precipizio, senza tema di sdrucciolare e di cadere».
Come
attirare l’attenzione dello spettatore Nella
parte finale della sua non lunga esistenza il Correggio continua anche
la pittura di cavalletto. Accanto a soggetti religiosi come La
Madonna di San Giorgio (Dresda,
Pinacoteca) dipinge
per il
duca Federico Gonzaga di Mantova la famosa serie mitologica
dedicata agli amori di Giove:
Antiope
(Parigi, Louvre);
Ganimede, Io
(Vienna, Kunsthistorisches Museum); Danae
(Roma, Galleria Borghese); Leda
(Berlino, Staatliche Museun).Il nucleo principale dei quadri religiosi e
dei dipinti mitologici appartiene allo stesso periodo delle due cupole.
E come nelle due cupole, ma con tecnica
ancora più
elaborata, il maestro cerca di attirare l'attenzione dello spettatore «trasportandolo»
nello spazio pittorico: facendo affiorare al piano-limite figure che poi
sfuggono con rapido scorcio verso l'interno in uno spazio reso
come sdrucciolevole dalle prospettive
rapide, dall'atmosfera morbida dello sfumato, dai colori cangianti.
Dall'interno proviene anche il sentimento, l'amore, impulso degli uomini
verso gli altri uomini o verso Dio (non c'è confine tra
i due tipi di amore). Un
concetto, questo, che ha le sue origini nelle teorie leonardesche (i
moti del corpo in relazione e sintonia
con i moti della
mente) e che sarà sviluppato in epoca barocca soprattutto dal Bernini.
Il Correggio fa appena in tempo a esprimersi compiutamente, a concludere
il messaggio antesignano della sua magica pittura. Nel 1534, quando ha
soltanto 45 anni, rimane vittima di
una disavventura che il Vasari
collega maliziosamente alla sua avarizia. Dunque:
il maestro riceve in Parma un sacco di monete in pagamento di un'opera e
subito si
affretta al
paese dove
lo attendono
delle scadenze economiche. A piedi, carico, sotto il solleone.
Strada facendo, accaldato, si ferma
più volte
alla fontana
in cerca
di ristoro. Giunto a casa, viene colto da una febbre violenta e
si mette a letto con il corpo squassato dai brividi. Non si riprenderà
più. Spira nel volgere di pochi giorni dopo aver raccomandato Pomponio,
il suo unico figlio, agli anziani genitori. Le cronache
riferiscono di funerali piuttosto miseri avvenuti il giorno 6 del
mese di
marzo e della
sepoltura nella chiesa di San Francesco. Ma della sua salma i posteri
non troveranno traccia alcuna. |
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