| biografie - Biography |
| CAMILLE COROT (Parigi, 1796 - id., 1875) |
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Già in questo periodo la sua opera manifesta un particolare dualismo: da un lato troviamo infatti i dipinti di carattere paesaggistico, che l'artista sottoporrà sempre al giudizio dei contemporanei; dall'altro le «figure», riservate solo agli intimi. La svolta decisiva per la maturazione del suo stile è però costituita dall'incontro con l'Italia, e non tanto con l'arte quanto con la luce della terra italiana, per la rigorosità con la quale disegna le linee dei paesaggi. Il suo primo viaggio al di là delle Alpi (1825-28) lo porta a Bologna, Roma, Napoli e Venezia. A Roma incontra alcuni giovani artisti neoclassici come C.F.T. Caruelle d'Aligny (1798- 1871) e Lèopold Robert (1794-1835), in compagnia dei quali esegue vari schizzi a olio. La critica del XX secolo assegna un posto di rilievo agli schizzi italiani di Corot, alla loro luminosità, alle armonie di giallo ocra e azzurro pallido (vedute del Foro romano, di villa Medici, di Albano, Narni, Ischia, Venezia, ecc.); tuttavia per Corot essi non rappresentano che la base per composizioni più elaborate che egli esegue in laboratorio; egli li conserva in un armadio segreto, servendosene tuttavia per facilitare gli studi dei suoi più giovani compagni d'arte. Di questo primo viaggio egli conserverà il gusto del nomadismo pittorico, dell'instancabile ricerca dell'attimo di eternità contenuto in un paesaggio: La cattedrale di Chartres (1830) è uno degli esempi più rappresentativi, come più tardi lo saranno Il ponte di Mantes (1868-70 circa) e Il campanile di Douai (1871), tutti e tre conservati al museo del Louvre. Durante il suo secondo soggiorno italiano, nel 1834 (Genova, Pisa, Volterra, Firenze, Venezia), Corot si interessa soprattutto all'aspetto selvaggio di alcune regioni (come testimoniano le due tele su Volterra, del 1834, conservate al Louvre); tuttavia, sulla strada del ritorno, le leggere foschie aleggianti sul lago di Como risvegliano per la prima volta in lui il gusto per gli orizzonti avvolti nella nebbia: l'ulteriore evoluzione della sua arte ne risentirà in modo notevole. Dal 1835 al 1850 i suoi paesaggi, composti secondo la tradizione di Poussin, come Omero e i pastori (museo di Saint-Lô), devono molto al rigore dei suoi studi italiani, che influenzano inoltre l'impostazione e precézanniana di alcuni paesaggi, come in Saint-Andrè-en-Morvan (1842). La Svizzera, terra di numerosi soggiorni, è la patria della madre di Corot e questa eredità elvetica spiega in parte il tranquillo realismo che si manifesta nella sua opera. A partire dagli anni intorno al 1850 l'artista è sempre più attratto dalle regioni in cui per l'umidità dell'aria e per l'incerta luminosità il paesaggio è circondato da un alone di poesia: queste visioni si colgono già negli studi romani eseguiti nel corso del suo ultimo viaggio (1843) in un'Italia che però non gli comunica ormai più nulla. Con questa nuova sensibilità riprende alcune opere precedenti per presentarle al pubblico: è il caso del Souvenir de Riva, conservato al museo di Marsiglia. All'influenza bucolica di Chènier succede quella di Nerval. In effetti il romanticismo, che non lo ha finora assolutamente attratto per le sue forme vivaci e tormentate, lo tocca, ora, nella sua forma elegiaca. Il primo quadro significativo di questo periodo, Una mattinata, la danza delle ninfe (Louvre), sarà seguito da numerose composizioni della stessa ispirazione, nelle quali le danzatrici dell'Opèra (di cui il pittore è un attento spettatore) sembrano animare le radure del Valois. Corot prende infine coscienza dell'importanza delle proprie ricerche ed espone, a partire dal 1849, alcuni suoi studi:Veduta del Colosseo (1825, Louvre), Il porto della Rochelle (1852, Yale University). L'amicizia con Daubigny, incontrato nel 1852, e un viaggio in Olanda nel 1854, lo confermano nella scelta di placidi paesaggi: tipico lo specchio d'acqua che riflette un angolo di cielo (La chiesa di Marissel del 1866, Louvre). Il suo interesse per gli studi atmosferici, per il lavoro all'aria aperta, per le strade che fuggono verso l'orizzonte, sembra preludere all'impressionismo (Pissaro e Berthe Morisot saranno suoi allievi). La
schiera degli estimatori
di Corot si infittisce quando, nel 1855, l'imperatore acquista
l'opera Il carretto, ricordo di Marcoussis,
presso Montlhèry (Louvre). Il successo spinge Corot
a moltiplicare talvolta in
modo affrettato
«evocazioni» e «rêveries», a causa della sua generosità verso gli
altri artisti meno fortunati. In ogni caso questa negligenza non tocca
né gli studi di ambiente naturale né il
lato più
intimo e
segreto della sua arte, quello rappresentato dalle «figure». Queste
ultime, rivelate al pubblico soltanto all'inizio del nostro secolo,
susciteranno l'entusiasmo dei cubisti. Tra
esse, gli
studi italiani dalle tinte compatte e dall'impostazione
geometrica, ritratti di famiglia, figure di giovani donne pensose
eseguite negli ultimi anni (come La
dama in blu del 1874, Louvre). La
carriera artistica di Corot
termina con queste immagini approfondite psicologicamente, la cui
emotività contenuta evoca lo stile di Vermeer. |
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