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MARC
CHAGALL
(Vitebsk, 1887 - Saint Paul de Verice, presso Nizza, 1985) |
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Un po' paradossalmente, essi ammirano in Chagall l'indifferenza dimostrata verso ogni teoria e la sua capacità d'esprimersi, su temi del folclore e giudaici, con uno stile spontaneo che ricorda quello dei pittori popolari. Questa posizione, che manterrà durante tutta la sua carriera, gli permetterà di dar corpo in piena libertà ai fantasmi della sua feconda e spesso singolare immaginazione poetica. Il mondo visibile è ai suoi occhi solo un repertorio di forme e di colori, dal quale egli trae gli elementi delle sue composizioni irrazionali. Gli esseri e le cose, svincolati dalle leggi di gravità, fluttuano nello spazio, in balia della fantasia dell'artista che non rispetta i dati dell'anatomia, né i principi della logica quotidiana; la testa di un personaggio si stacca così dalle spalle; il passante, nel paesaggio, occupa più posto degli alberi e delle case; l'asino suona il violino; se necessario, questo strumento e la pendola saranno provvisti di ali; si cammina sui tetti; il cavallo è blu o rosso... Tutto è subordinato, nel quadro, alla creazione di un effetto misterioso ma anche concretizzato nel mondo sensibile, per mezzo della grazia della tinta, di ciò che l'artista stesso definisce la “chimica” del colore. Nel 1914, Marc Chagall ritorna nel suo paese d'origine passando per Berlino, dove espone alla galleria Der Sturm; nel 1918, a Vitebsk, è nominato commissario del popolo alle Belle-Arti; partecipa con grande successo, nel 1919, alla “prima esposizione ufficiale d'arte rivoluzionaria” a Pietroburgo ed esegue poi pitture murali per il Teatro ebreo di Mosca. Nel 1921, tuttavia, la situazione di Chagall è compromessa dai progressi dei suprematisti, nell'assicurarsi le commissioni ufficiali. Inizia a scrivere l'autobiografia (Ma vie) e, nel 1922, espatria nuovamente, facendo scalo a Berlino prima di raggiungere Parigi l'anno successivo. Ambroise Vollard gli commissiona una serie di acqueforti per l'illustrazione delle Anime morte di Gogol; nel 1924, la galleria Barbazanges- Hodebert presenta una mostra riepilogativa dell'opera pittorica di Chagall; nel 1927, egli riceve da Ambroise Vollard una nuova ordinazione d'acqueforti, questa volta per le Favole di La Fontaine; nel 1931 pubblica, nelle edizioni Stock, Ma vie (le cui incisioni erano state esposte nel 1923 a Berlino); lo stesso anno, Chagall intraprende un viaggio in Egitto, Siria e Palestina e, al ritorno, inizia a lavorare alle illustrazioni della Bibbia. Nel
1933, la Kunsthalle di Basilea gli dedica una grande mostra
retrospettiva. Nella
prefazione del catalogo, Jean Cassou scrive: “Per lo spirito
religioso di Chagall, tutte le cose sono legate
le une alle altre,
nell'universo, e tutto vi si collega. Questo è l'insegnamento di
Spinoza e della cabbala, ed è detto nello Zohar che allorché un uomo
e una
donna sono
insieme i
cieli si rallegrano.
Poiché il motore di questa attiva solidarietà universale è l'amore...
Così il grande poeta Chagall è uno dei grandi pittori del nostro
tempo, di tutti i tempi, al di fuori del tempo stesso. Le sue fantasie
sono fondate. Esse sono effetto scintillante e aereo di questo sguardo
universale che è comunione con l'universo e orazione. Fiori,
uccelli, pesci, asini, violini, cieli notturni, ricordi d'infanzia,
racconti d'infanzia, leggenda personale,
dolore, pietà,
effusioni, tutto contribuisce a questa immensa rappresentazione
dell'universo al centro del quale si schiude la rosa filosofale”. Chagall
viaggia in Olanda, in Spagna, in
Polonia. Il
tema della
crocifissione appare nella sua opera come un simbolo delle nuove
sofferenze che si abbattono sull'Europa. Nel
1939 riceve
il premio Carnegie e nel
1941 parte per gli Stati Uniti, invitato dal Museum of Modern Art di New
York (che nel 1946 organizzerà una mostra retrospettiva della sua
opera); da qui si reca in Messico e crea scene e costumi per balletti. Nel
1950, si stabilisce
a Saint-Paul-de-Vence ed esegue le prime ceramiche. Cinque anni dopo
inizia la serie delle grandi tele del Messaggio biblico, che
donerà alla Francia nel 1966
e che saranno poi
collocate in
un museo-memoriale costruito a Nizza (1973). Durante una pausa
dei suoi numerosi viaggi in Israele (1951, 1957, 1962, 1969),
esegue i
primi schizzi di un'importante serie di vetrate per la cattedrale
di Metz (1958). Il suo adattamento a questa tecnica della luce è
particolarmente notevole; egli realizzerà poi dodici vetrate per la
sinagoga di un
Centro medico
situato nei
pressi di
Gerusalemme (1960-61), quelle della chiesa di Pocantico Hill,
nello stato di New York (1964 e 1966), altre ancora per la chiesa Fraumünster
di Zurigo (1969-70)
e per la cattedrale di Reims (1974). Affresca
inoltre un nuovo soffitto dell'Opèra di Parigi (1963-64); esegue due
decorazioni murali per
il Lincoln
Center di
New York (1965), un mosaico, arazzi e pannelli murali per il
nuovo Parlamento di Gerusalemme (1966-69). Alcuni dipinti di
Chagall: - Gli inizi della carriera
artistica e lo stile geometrico influenzato dal cubismo: Sabbat (1909,
Wallraf-Richartz-Museum, Colonia); Io
e il
villaggio (1911, Museum of Modern Art, New York); Alla
Russia, agli asini e agli altri (1911-12, museo nazionale d'Arte
moderna, Parigi); Omaggio ad Apollinaire (1911-12, Stedelijk, Van
Abbe Museum, Eindhoven); Autoritratto dalle sette dita (1912-13),
Il violinista (1912-13) e Donna incinta (1913), tutti
e tre
presso lo
Stedelijk Museum
di Amsterdam; Gli amanti sopra la città (1913-18,
galleria Tretiakov, Mosca); Doppio ritratto con bicchiere di vino
(1917-18, museo nazionale d'Arte moderna, Parigi). - La maturità, la comunione
con la natura e l'ammorbidimento delle forme:
La caduta dell'angelo
(1923-33-47, Kunstmuseum, Basilea);
Ida alla finestra
(1924, Stedelijk Museum, Amsterdam); Il tempo non ha sponde
(1930-39, Museum of Modern Art, New York); Crocifissione bianca
(1938, Art Institute of Chicago); Il sogno di una notte d'estate (1939,
museo delle Belle Arti, Grenoble); La finestra bianca
(1955) e Il grande circo (1956),
entrambi presso il Kunstmuseum di Basilea. |
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