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Uno degli esponenti più
originali e innovativi dell'arte barocca, Borromini giunse nella città eterna appena
quindicenne, dopo aver trascorso l'infanzia a Milano. Cominciò a lavorare
come scalpellino presso il laboratorio del celebre costruttore lombardo
Carlo Maderno, suo lontano parente nonché conterraneo e protettore. Fu
sotto la guida del Maderno, e poi sotto quella del Bernini, che Borromini
iniziò a lavorare a San Pietro e a palazzo Barberini. Proprio per conto
del Bernini egli si occupò della realizzazione tecnica del baldacchino di
San Pietro, almeno finché la contrapposta concezione dell'arte e la
profonda diversità di temperamento, gusto e cultura, non determinò tra i
due artisti un violento dissidio, mai del tutto risolto. Deciso ad
affermare in assoluta libertà la propria concezione dell'architettura,
carica di tensioni etiche e di significati simbolici, in alternativa allo
storicismo e al naturalismo del Bernini, Borromini intraprese l'attività
indipendente a partire dal 1634. Su incarico dei trinitari costruì il loro
convento e la Chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane (1634-41).
Essa può essere considerata una delle più compiute espressioni dell'arte
di Francesco Borromini, grazie soprattutto all'originale pianta ellittica,
alla modulazione delle pareti e ad una disposizione delle fonti luminose
assolutamente scenografica. Queste caratteristiche, oltre all'assoluta
padronanza della tecnica costruttiva e alla capacità di sfruttare al
massimo tutte le possibilità dei materiali, ne fanno un vero e proprio
sperimentatore dell'arte architettonica. Nel piccolo chiostro (1635),
negli edifici del convento e soprattutto nella chiesa, Borromini
definisce una nuova concezione dello spazio, enunciando quello che sarà
il tema dominante di tutta la sua architettura: la rappresentazione in
atto dell'equilibrio di forze opposte tra lo spazio esterno che preme e
quello interno che si dilata. Nella pianta di San Carlino, infatti, la
figura geometrica dell'ellisse, di ascendenza manierista, viene
deformata da continue dilatazioni e contrazioni della superficie
muraria, per l'interazione dinamica di spazio interno ed esterno. "Ogni
edificio [di Borromini] vive quindi in un difficile gioco di
equilibrio fra invenzione empirica e ostinata ricerca delle leggi di un
linguaggio, teso a sua volta fra l'aspirazione a un impossibile salto al
di là delle condizioni storiche e la conferma di una tradizione
inquietamente riesplorata" (Tafuri). Dalle più contenute
dimensioni del complesso di San Carlino e dei lavori in palazzo Spada
(la celebre "colonnata prospettica"), Borromini passa a un
certo momento allo studio di strutture monumentali: i progetti per palazzo
Carpegna (ora Accademia di San Luca), attuati solo in minima
parte (1635-50), e la realizzazione della nuova casa dell'ordine dei
filippini (oratorio e convento presso Santa Maria in Vallicella),
condotta invece interamente da Borromini (1637-50). Nel 1642 iniziano i
lavori della chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza, l'opera più
audace di Borromini: all'interno la complessa pianta a stella è matrice
di un'arditissima soluzione simbolica e spaziale, che porta alla massima
tensione la ricerca su forme geometriche complesse, culminando nelle
vele della cupola, mentre all'esterno la tensione si scarica nella
spinta verso l'alto della spirale fiammeggiante del lanternino (simbolo
dell'ascesa alla Sapienza). Con l'avvento al soglio pontificio di
Innocenzo X Pamphili comincia il periodo più fortunato della carriera
di Borromini, appoggiato da padre Virgilio Spada: tra i molti lavori di
questo periodo, le realizzazioni più importanti sono: il restauro della
basilica di San Giovanni in Laterano, condotto a termine in solo
quattro anni (1646-50), anche se non fu realizzata la prevista volta
sulla navata centrale (opera di arcaicistica purezza, tutta animata dal
fantastico tema decorativo dei cherubini, che sottolinea ogni passaggio
delle membrature architettoniche); il convento e la chiesa di Santa
Maria dei Sette Dolori (iniziati nel 1642, i lavori furono poi
interrotti, lasciando incompiuta la singolare, compatta facciata, in
mattoni a vista); la ristrutturazione di palazzo Falconieri. Ma,
nonostante il successo e la rivincita sul Bernini, si insinua in questo
periodo in Borromini un'intima insoddisfazione che preannuncia l'ultima
intransigente e tormentata fase della sua vita. I contrasti che
accompagnarono la costruzione della chiesa di Sant'Agnese a
piazza Navona, ultimo lavoro (1652) per Innocenzo X, dal quale
l'architetto fu esonerato nel 1657 per forti divergenze col principe
Pamphili, segnano l'inizio di una crisi che si aggraverà negli anni
successivi. L'incompiutezza o il mancato compimento di molti progetti
sono tragedie per Borromini, nonostante la realizzazione del monumentale
palazzo di Propaganda Fide (1647-66), con la piccola cappella dei
Re Magi, perfetta conclusione della ricerca borrominiana sullo spazio, a
matrice rettangolare con copertura a volta "a fasce".
Incompiuti rimangono la cupola e il campanile di Sant'Andrea delle
Fratte, iniziati nel 1653, ricchissimi tuttavia di invenzioni
strutturali, plastiche e iconologiche, come le erme angeliche e il
coronamento del campanile. Borromini si dedica ora al completamento di
opere già realizzate (Sant'Ivo e la basilica lateranense), a lavori di
restauro (battistero lateranense, tempietto di S. Giovanni in Oleo) che
dimostrano la sua sensibilità storica per le forme del passato e a
opere minori (tra le quali spicca la cappella Spada in San Gerolamo
della Carità, 1662, intima e raccolta, pur nella sontuosità del
rivestimento in marmi colorati), prima di affrontare l'ultima prova, che
lo riconduce, quasi a simbolica conclusione del suo ciclo creativo, al
primo capolavoro: la facciata di San Carlino (1664), dove la
contrapposizione concavo-convesso si scioglie in un'ondulazione
ininterrotta, che investe tutta la superficie muraria. Borromini non
vide l'opera compiuta: si uccise gettandosi sulla propria spada. Il suicidio del 1667 pose fine all'esistenza tormentata
di un genio irrequieto e ribelle la cui opera, pur non essendo stata
compresa del tutto dai critici contemporanei, che, anzi, spesso la
giudicarono il frutto di una mente insana, ebbe poi grande seguito sia in
Italia sia all'estero, (soprattutto nei Paesi dell'Europa centrale:
Austria, Germania, Boemia), facendone, assieme al Bernini, l'artista più
rappresentativo del barocco romano. |