biografie - Biography

BOCCIONI UMBERTO (Reggio Calabria, 1882 - Verona, 1916)

È tra i fondatori e leader incontestabile del futurismo, movimento di cui risulta anche il maggior teorico per quanto riguarda le arti figurative. Viene annoverato tra i grandi  distruttori-innovatori  che  all'inizio del secolo hanno schiuso nuovi orizzonti all'arte moderna generata dalla rivoluzione dell'impressionismo.

Figlio di un impiegato statale (usciere) romagnolo, lo segue, dopo  la nascita casuale in Calabria, nel suo vagabondare: Genova, Padova, Catania. Si accosta all'arte da ragazzo, seguendo la passione innata, cominciando a dipingere in maniera abbastanza tradizionale. Alla fine del secolo è a Roma dove stringe grande amicizia  con  Gino  Severini, insieme a cui viene iniziato alla tecnica divisionista da Giacomo Balla. Sarà per sempre povero di quattrini, quanto ricco  di  talento, come i suoi amici e colleghi salvo rare eccezioni. Ventenne, soggiorna per la prima volta a Parigi con Severini, può seguire da vicino gli sconvolgimenti che tra mille fermenti  squassano  gli  ambienti  della cultura intrisi di creatività. L'Europa sta vivendo il sogno della Belle Époque: niente più  guerre;  scoperte,  invenzioni  e  progresso apparentemente senza limiti. Per vivere Boccioni insegna disegno a una ragazza russa di cui si innamora in un momento di profonda insoddisfazione. Quando lei torna in patria, la segue in una remota città di  provincia della Russia, dalla quale torna portando con sé il colbacco che ha in testa nel famoso Autoritratto del 1908 (Milano, Pinacoteca di Brera). Nel 1908, Boccioni arriva a  Milano  e,  da  allora,  l'attenzione  ai problemi sociali, ereditata probabilmente da Balla, prende un posto molto importante nella sua  opera.  Ai  ritratti  e  ai  paesaggi,  in effetti, si vanno via via sostituendo evocazioni della vita degli umili, dello sviluppo urbano  e  delle  lotte  operaie.  Alla  tecnica divisionista, l'autore aggiunge allora le risorse espressioniste dell'arabesco proveniente dall'Art nouveau e, dal 1909, una punteggiatura colorata molto violenta che, in seguito, si accorderà all'animazione di superfici tagliate secondo linee geometriche. 

Il periodo futurista

Boccioni è  uno  dei  primi  ad  aderire  al  movimento  futurista  di Marinetti, all’indomani della pubblicazione del Manifesto. Svolge un ruolo determinante nella redazione dei due manifesti pittorici del  1910  e  firma  il  Manifesto  tecnico  della  scultura futurista. Inoltre, partecipa attivamente alle manifestazioni pubbliche del  movimento  e  probabilmente  all'orientamento  generale delle imprese futuriste. Il contributo teorico a questo movimento è importante per la comprensione  della  poetica  boccioniana.  Boccioni vuole concentrare lo scorrere del tempo nella simultaneità rendendolo eterno. Distrugge, nello stesso momento in cui lo riconosce, il tempo e il suo continuo fluire per mezzo del dinamismo. Il moto, che  è  tempo,  deve essere sintetizzato nella sua continuità ed eternato come tale. Afferma Boccioni: "Quando parliamo di movimento, vogliamo avvicinarci alla sensazione pura, creare cioè la forma  nell'intuizione  plastica, creare la durata dell'apparizione, vivere l'oggetto nel suo manifestarsi". Un contributo di prim'ordine all'estetica  futurista  è costituito dagli stati d'animo di cui il pittore fornisce nel 1911 un'ammirevole dimostrazione in un trittico: Gli addii;  Quelli che vanno; Quelli che restano (versione definitiva custodita al Museum of Modern Art, New York). Alla fine dello stesso anno, un breve soggiorno a Parigi mette Boccioni al corrente delle conquiste del cubismo  che  l'aiuteranno  a liberarsi dalle costrizioni figurative e a orientarsi verso una rappresentazione schematica, ma energica del dinamismo plastico.

La prima scultura astratta

Le sue ricerche intorno alle tre dimensioni, se sembrano, in un  primo tempo, guidate da preoccupazioni pittoriche, lo conducono, poi, ben al di là delle possibilità della pittura nella costruzione di un corpo fatto interamente di movimento (Forme uniche della  continuità  nello spazio, 1913). In effetti, laddove la pittura non può che sfociare che in  una  brillante  baraonda  di  forze  diversamente colorate (Dinamismo di un corpo umano, 1913), solo la scultura autorizza la percezione chiara di uno spostamento nello spazio, sebbene anche la sua rappresentazione sia irrimediabilmente fissata in statua. Pervaso da un autentico furore creativo, aveva dipinto i capolavori che saranno ammirati nei più rinomati musei internazionali: La città che sale, e Rissa in galleria, 1910; La strada entra nella casa, Studio di donna tra case, La risata, 1911; Elasticità, 1912. Le sue opere sono esposte alle mostre di gruppo e personali anche all'estero dopo la prima così contestata-ammirata del 1910 a Parigi. Irrequieto e tormentato anche sentimentalmente, si lega a varie donne, tra cui Sibilla Aleramo, poetessa e letterata, antesignana del  femminismo.  A partire dal 1914, Boccioni sembra meno preoccupato dal movimento: numerose sue opere sono improntate  a  un  espressionismo  che  trarrà sempre più i suoi mezzi al cubismo e a Cézanne. Sebbene, soprattutto attraverso parole in libertà), partecipi sempre all'attività futurista, Boccioni ritorna progressivamente allo spirito delle opere (ritratti, paesaggi) che precedettero la sua adesione a questo movimento. Continua a dipingere ritrovando l'estro dei momenti migliori. Nel 1916 inizia e finisce Ritratto dal maestro Busoni, nel quale i critici rilevano un ritorno a Cézanne): più esattamente, Boccioni torna alle proprie  origini  per  acquistare  nuova  forza  e sicurezza, nuova linfa e poesia. Scrive l'artista nella sua ultima lettera: “Da questa esistenza uscirò con un disprezzo per tutto ciò che non è arte. Non c'è nulla di più terribile dell'arte”..

Muore nel 1916 in seguito  a  una  caduta  da  cavallo  nel  corso  di un'esercitazione militare.

I dieci quadri per capire la sua opera

Officina di Porta Romana, 1908. È il  suo  primo  quadro  sulla  vita urbana moderna, tema prediletto. Dipinto poco dopo l'arrivo a Milano, esprime la scoperta di una nuova società.

Rissa in galleria, 1910. Simultaneità  e  dinamismo  in  un  episodio inquadrato nel “salotto di Milano”.

Bozzetto per la città che sale, 1910. Tenta di conciliare il verismo col simbolismo per descrivere la nuova civiltà industriale.

Visioni simultanee, 1911. Fu tra i suoi dipinti più conosciuti perché esposto nelle mostre futuriste di Parigi, Londra, Berlino, Bruxelles.

La risata, 1911. Esposto subito a Milano, il quadro è  “sfregiato”  da un visitatore con una lametta. Boccioni, tornato da un soggiorno all'estero, lo ridipinge in parte in stile cubista.

Stati d'animo, 1911. Una trilogia  dell'addio,  tema  particolarmente caro a Boccioni, che accusava la lontananza dalla madre.

Elasticità, 1912. Dipinto dopo una visita alla Pirelli, esalta la scienza, il progresso.

Sviluppo di una bottiglia nello spazio, 1912. La natura morta diventa natura dinamica, viva.

Dinamismo di un corpo umano, 1913. Boccioni tende con quest'opera, nella sua incessante ricerca, all'astrattismo.

Ritratto della signora Cragnolini Fanna, 1916. Un ritorno a Cézanne, al postimpressionismo.

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