Il tema ci riporta ad alcune delle pagine più cupe
della storia contemporanea, cioè ai campi di sterminio in cui si sono consumate
atrocità indescrivibili, delle quali esistono ancora testimoni oculari che hanno
incontrato grandi difficoltà nel raccontare le terribili esperienze da loro
vissute.
E' vero che ciò può essere dovuto al desiderio di rimuoverle e alla difficoltà
di descriverle compiutamente ma non credo che, come sostiene il titolo, essi
temano di non essere creduti. Infatti alla luce di quello che è accaduto
successivamente (gulag russi) e che sta accadendo in questi giorni (i lager in
Yugoslavia) e di quello che ho letto (per esempio 'Se questo è un uomo' di Primo
Levi che parla delle atrocità dei campi di sterminio, 'Arcipelago gulag' di
Aleksandr Solgenitsyn, lucida denuncia dei metodi terroristici impiegati dalla
polizia segreta russa per eliminare gli oppositori), l'affermazione sembra
difficilmente sostenibile.
Il motivo dell'incapacità di testimoniare, secondo me, è il voler dimenticare,
ma chi ha accettato di parlare (ascoltando anche interviste fatte agli ex
deportati) ammetteva di farlo perché credeva di insegnare qualcosa alle nuove
generazioni.
E' quindi giusto che si racconti per far sapere alla gente in quali abissi può
scendere l'uomo, che arriva a comportarsi peggio di una bestia la quale non ha
mai dato prova di raggiungere livelli così bassi: in questi contesti storici
l'intelligenza umana è stata usata in modo negativo dando il peggio di sé.
Sono servite a poco le testimonianze, le documentazioni ritrovate e le
argomentazioni degli storici che hanno sottolineato come i campi di sterminio
siano crimini contro l'umanità, non giustificati da nessuna ragion di stato.
In questo periodo il problema si sta ripresentando: sono state scoperte fosse
comuni che documentavano stermini di interi villaggi in Yugoslavia; bisogna dire
che a distanza di decine di anni si ripresentano circostanze simili a quelle
passate per cui l'uomo sembra non aver fatto tesoro delle esperienze vissute.
Si auspicava che queste atrocità non dovessero ripetersi ma stanno accadendo di
nuovo. Pur essendo la memoria storica ancora viva, l'uomo non ha mai dato prova
di averne tratto alcun insegnamento: siamo sconsolati e proviamo un senso di
profonda impotenza assistendo a 'delitti' di questo genere dove viene rimessa in
discussione la dignità umana: si parla tanto di infrangere le barriere tra gli
uomini per quanto riguarda le differenze di razza e religione, ma a causa degli
avvenimenti di questi ultimi anni esse stanno diventando più solide invece di
sgretolarsi: attualmente in Yugoslavia si autorizzano queste differenze
oltrepassando ogni limite fino a calpestare i più elementari principi di
umanità.
I sopravvissuti ai campi di sterminio, che hanno avuto il coraggio di rivivere
con le loro testimonianze il passato, lo hanno fatto ad un prezzo grandissimo
che ha comportato sofferenze indicibili. Anche coloro che hanno accettato di
ritornare nei lager per fornire precise testimonianze sulle infinite sofferenze
che là hanno sopportato non sono sempre riusciti a riferire dettagliatamente le
mostruosità che là venivano perpetrate, quasi ci fosse un rifiuto di farle
riaffiorare alla coscienza e di comunicarle. Potrebbe sembrare strano ma, tale
atteggiamento, a parere mio, è giustificato se si tiene conto che costoro sono
stati segnati da tali terribili esperienze in modo indelebile e che hanno
cercato con ogni mezzo di dimenticarle.
Questi uomini erano considerati degli oggetti, inferiori perfino agli animali,
tormentati dal pensiero di venire sterminati da un momento all'altro; venivano
spogliati, sulla loro pelle veniva impresso un marchio, veniva dato loro solo il
poco cibo necessario per tenerli in vita: quindi essi hanno sperimentato ciò che
significa l'annullamento della dignità umana.
Tali esperienze sono state così sconvolgenti che sembra impossibile che esse si
ripresentino a pochi decenni di distanza. Benché gli eventi attuali mi facciano
fortemente riflettere sul comportamento dell'uomo, sono fiducioso in un mondo
migliore: quello che ha fatto l'uomo in passato è sicuramente negativo e
riprovevole, ma noi giovani crediamo sia possibile la realizzazione di un mondo
più giusto, proprio facendo leva su quei valori che accomunano tutti gli uomini
al di là delle differenze di razza, religione e lingua.
Questi fatti non possono essere adeguatamente descritti alle giovani generazioni
che non hanno vissuto in quel periodo storico; difatti, quando li raccontano ai
giovani, essi rimangono terrorizzati e la testimonianza assume spesso un valore
al limite del credibile.
E' doveroso che si tragga un insegnamento da tutto questo, dimenticare non
giova: solo attraverso la commemorazione, infatti, si può evitare il ripetersi
degli errori. E' giusto che la scuola ci insegni il concetto di uguaglianza e di
rispetto degli altri, perché l'uomo conta più di tutto. Finché non comprenderemo
questo concetto non riusciremo mai a capire che arrivare a queste atrocità
significa un degradamento dell'uomo in quanto tale.
Tutto questo però potrebbe sembrare utopia quando una certa realtà lo smentisce.
E' importante comunque non arrendersi, anzi bisogna insistere affinché le nuove
generazioni acquistino consapevolezza dei valori che stanno alla base del
concetto di uomo.
Testo a cura de: Il paradiso dello studente