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In questa rubrica
sono presenti una serie di Temi svolti per la scuola
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Iniquità e
differenze economiche
I 3 multimiliardari in dollari più ricchi del
mondo possiedono patrimoni superiori della somma aritmetica del PNL (Prodotto
Nazionale Lordo) di tutti i paesi a sviluppo minimo e dei loro 600 milioni di
abitanti.
I 5 uomini più ricchi del mondo possiedono beni che superano il (PIL) Prodotto
Interno Lordo di tutta l'Africa Subsahariana.
Il divario fra il reddito del quinto più ricco e del quinto più povero della
popolazione mondiale dal '60 al '97 è passato da un rapporto di 30 a 1 a 74 a 1,
più del doppio.
85 paesi hanno un reddito pro-capite inferiore a 10 anni fa.
Il 20% della popolazione mondiale che vive nelle nazioni a più alto reddito
controlla l'86% del (PILM) Prodotto Interno Lordo Mondiale!
Il 32% della popolazione mondiale ed il 42% della popolazione africana
sopravvive con meno di un dollaro al giorno. (dal rapporto Annuale '99 della
UNDP - programma dell'Onu per lo Sviluppo)
Attualmente 800 milioni di persone non hanno cibo a sufficienza (fonte FAO).
Ogni anno 7 milioni di bambini muoiono di fame e la cifra va aumentando
vertiginosamente.
Credo che queste cifre parlino abbastanza chiaramente?
Nel mondo di oggi il sistema economico dominante è quello Occidentale, di tipo
capitalistico. In un sistema di questo tipo vi è la possibilità per tutti di
avviare un attività o di trovare dignità nel lavoro. Ma è proprio per tutti che
esiste questa libertà? La prima riga di questo tema afferma che tre uomini sono
più ricchi di 600 (seicento!) milioni di altri loro simili. Se ne aggiungiamo
altri due superiamo tutta l'Africa Subsahariana.
Sembra che qualcosa non funzioni bene?
Cos'è che non funziona? Rispondere a questa domanda non è la cosa più semplice
da fare. Qualcuno potrebbe avere il coraggio (o forse dovrei dire la
sfrontatezza?) di dichiarare che in fondo nessuna possibilità è preclusa agli
abitanti del Terzo mondo. Qualcuno potrebbe raccontarmi che in un sistema in
aperta competizione è logico che qualcuno rimanga indietro più degli altri.
Queste posizioni avranno anche una loro logica, ma io non sono per nulla
d'accordo. Viene da porsi tre domande: I Paesi sottosviluppati sono in grado di
uscirne con le loro forze? Vogliamo davvero che il Terzo Mondo esca da questa
situazione? C'è qualcosa di sbagliato nel sistema al giorno d'oggi?
E' chiaro che i paesi poveri non hanno la possibilità di risollevarsi con le
loro sole forze, per una concorrenza di cause che non sono nemmeno troppo
difficili da spiegare: le risorse naturali sono in mano a grandi aziende dei
paesi più sviluppati, il debito ha proporzioni enormi e per pagarne gli
interessi devono ricorrere ad altri finanziamenti e inoltre le profonde
divisioni culturali, retaggio del colonialismo europeo degli inizi del secolo,
spingono molto spesso questi paesi a scendere in guerra l'uno contro l'altro con
il conseguente impoverimento della popolazione.
Per quanto concerne la seconda domanda la risposta è ambigua. A parole tutti i
paesi industrializzati sono concordi nel sostenere la necessità di un
miglioramento delle condizioni del Terzo Mondo. A parole. I fatti parlano
diversamente. Sempre osservando i dati che ho riportato all'inizio del tema si
nota che non si sta facendo nulla per migliorare la situazione di quell'80% di
persone che non risiedono nei paesi economicamente avanzati. Qualche tempo fa si
parlava di annullamento del debito dei Paesi poveri. L'Italia ne ha annullato
una parte, nemmeno troppo consistente a esser sinceri, ma si trattava di debiti
comunque inesigibili. Viene da pensare ad un'operazione volta maggiormente
all'immagine piuttosto che all'utilità.
Nel terzo caso è logico affermare che qualcosa che non funziona ci dev'essere se
gli squilibri son così evidenti.
Ci sono 800 milioni di persone che soffrono la fame su circa sei miliardi. Il
13%. Questo vuol dire che, in caso di una distribuzione equa, nella mia classe
ci sarebbero almeno due persone che soffrirebbero la fame. A me di persone che
patiscono la fame non mi pare di trovarne nemmeno in tutta la città. Se il
comune di Cesena conta 90000 abitanti quelle 11700 persone che soffrono la fame
dove sono? In un qualsiasi paese sottosviluppato ovviamente. La percentuale di
prima quindi non rende bene l'idea. In realtà sono numerosissimi i paesi nei
quali la stragrande maggioranza della popolazione non ha cibo e rischia di
morire di fame ogni giorno.
Numerose organizzazioni umanitarie cercano di aiutare questi disperati fornendo
loro cibo e generi di prima necessità. La traccia afferma che però il loro
sforzo è inutile. Affermazione brutale, ma dimostrata dai fatti: il divario fra
il reddito del quinto più ricco e del quinto più povero della popolazione
mondiale dal '60 al '97 è passato da un rapporto di 30 a 1 a 74 a 1, più del
doppio, 85 paesi hanno un reddito pro-capite inferiore a 10 anni fa.
Lo ripeto perché rimanga bene impresso nel lettore?
La soluzione proposta è quella di una culturalizzazione scientifica ed economica
del terzo mondo. E' indubbio che questo è necessario, ma io credo che il punto
sia se conviene. Evidentemente si pensa che questo non convenga, altrimenti si
sarebbe già fatto.
I grandi del mondo hanno tutti gli interessi nell'esistenza di paesi
economicamente arretrati, che possono essere sfruttati in diversi modi, sia dal
punto di vista economico che politico. Questo processo è facilitato anche dalla
frammentazione enorme dei paesi sottosviluppati. E' positivo che qualche tempo
fa Gheddafi abbia riunito tutti i rappresentanti africani in Libia e gli abbia
fatto firmare un documento nel quale si profila un'unione degli stati africani
sul modello di quella europea. L'unione potrebbe dare maggiore peso politico
all'Africa e risolverebbe il problema delle lotte tra i vari paesi del
continente.
Il fatto però fa anche comprendere che gli stati africani stanno acquisendo una
convinzione: Se non ci aiutiamo noi non ci aiuta nessuno. Possiamo smentirli? Io
non credo.
Al momento mi ritorna in mente Hobbes: Homo homini lupus. E guardando il
comportamento dell'Occidente si può dargli torto? Non ci stiamo forse
approfittando del basso costo della manodopera e delle risorse naturali di
quella parte del pianeta che non è in grado di sfruttarle? La mia visione potrà
anche risultare eccessivamente pessimistica, ma sto cercando solo di guardare il
mondo a occhi aperti. E' troppo facile rifugiarsi dietro la convinzione che
tanto qualcuno che ci pensa ci sarà e che comunque il problema sarà risolto. Il
problema non è SE il problema sarà risolto. Il problema è QUANDO sarà risolto.
Quanto tempo bisogna aspettare? Quanti altri milioni di persone devono morire?
Ci si augura che sia fatto il prima possibile, ma perché questo avvenga occorre
l'impegno di tutte le persone e di una classe politica che sia in grado di
accollarsene la responsabilità.
Al momento non si trovano né l'una né l'altra cosa.
La globalizzazione che è in corso è una gigantesca bufala. La "globalizzazione"
interessa un miliardo di persone, al massimo. Agli altri cinque miliardi non può
importare nulla della libera circolazione dei capitali e di tutti gli altri
ammenicoli con cui si lustrano gli occhi i grandi signori del capitalismo. Gli
altri cinque miliardi di persone mentre sto scrivendo questo tema probabilmente
staranno cercando da mangiare. Una madre starà guardando suo figlio morirle in
braccio e non avrà nemmeno il tempo di piangerlo se vorrà vivere. Un bambino
starà sparando a un altro in una di quelle guerre senza senso che insanguinano
il continente nero. Un uomo starà morendo di tubercolosi, una malattia che noi
abbiamo debellato da tempo, ma la cui cura è troppo costosa per tutti gli stati
arretrati. E qualcuno ci racconterà come al solito che tutto va bene, che le
cose stanno migliorando, che si sta facendo qualcosa per loro, magari a una di
quelle belle conferenze a cui la metà della gente arriva in limousine e perde
metà del tempo nella sala del buffet. Mentre da qualche parte in Asia una
bambina sta cucendo il pallone col quale si giocherà allo stadio tra qualche
domenica, proviamo a pensare a quanto siamo stati fortunati a nascere dalla
parte giusta del Mediterraneo?
Testo a cura de: Il paradiso dello studente
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