A parte il fatto che chi è nella condizione di
chiedere l'eutanasia è già in condizione di diminuzione permanente della
integrità fisica, perché vi è arrivato per stupidità sul come gestire la sua
Salute oppure perché altri ed in special modo i medici non professionalmente
preparati a conoscere tutte le tecniche sanitarie possibili, gli hanno procurato
tale stato, per cui non può richiedersi la condanna del soggetto in funzione di
quell'articolo, perché se così fosse "ogni malato" dovrebbe essere condannato,
in quanto condannabile per "atti di disposizione effettuati su di sé, (la
propria stupidità od ignoranza sul come mangiare, vestire, pensare, muoversi,
ecc.) che hanno cagionato una diminuzione dell'integrità fisica". Altra
importante considerazione che va fatta è che occorre che l'ammalato venga
informato sul suo Vero stato di salute, cioè bisogna dirgli la verità, anche
quando il male è grave. Il paziente colpito da una malattia che porta alla
morte, DEVE essere informato, anche perché egli DEVE poter sostenere una lotta
psico/fisica molto importante per tentare di guarire e se non vi riesce perché
l'organismo non risponde più, allora deve potersi preparare al trapasso con
tutta quella sacralità che il caso richiede. NON gli si devono imporre delle
terapie illusorie, senza il SUO consenso; se egli chiede di essere lasciato al
SUO destino, bisogna rispettare le Sue decisioni, questo è il massimo e Vero
Amore per il nostro prossimo, lasciarlo libero di decidere secondo coscienza,
senza imposizioni esterne !Lo Stato dovrebbe perseguire invece l'accanimento
illecito dei "medici", nel mantenere in certe impietose e dolorose condizioni di
"vita", un paziente. Fin dall'antichità in certe popolazioni della terra, quando
una persona comprendeva di essere arrivata alla fine di questa esperienza, si
isolava dalla famiglia o dal gruppo e dopo essersi opportunamente congedata, si
lasciava morire in perfetta solitudine digiunando. Quale grande libertà di
scelta vi è in quell'insegnamento, che considera la Vita come una esperienza del
singolo individuo ed al singolo stesso lascia le decisioni in merito. E' ovvio
che bisogna aver forza di carattere per saper prendere tale decisione e
scegliere il momento per finire la propria esperienza.
EUTANASIA
Questa parola nel dizionario viene così definita: Morte serena ed indolore. Ogni
essere vivente desidererebbe morire serenamente nel proprio letto senza dolore,
attorniato dai propri familiari; sembra però che in questa "moderna civiltà",
sia sempre più difficile morire serenamente e senza dolore, vediamo alcuni
perché: 1) vi è la paura della "morte" che l'uomo "civilizzato" ha. 2) non
nutrendosi più di prodotti naturali e biologici, la morte per vecchiaia non la
conosce più, perché egli somatizza sempre gravi malattie che gli producono
dolore nella fase precedente e durante il trapasso. 3) la medicina ufficiale
quella delle lauree e dei luminari, ha generato circa 6000 malattie nuove,
chiamate malattie "Iatrogene", generate dall'uso e dall'abuso che i "dottori"
fanno dei farmaci che prescrivono ai pazienti, tutte queste malattie procurano
dolore. 4) l'aria, l'acqua, i cibi inquinati, gli stress e le insicurezze che
l'era "moderna" e "civile" ha prodotto, accentuano i dolori di tutte le fasi del
trapasso dell'uomo sapiens, salvo i casi di morti fulminanti. Tutto ciò ha tolto
al "moderno" uomo la probabilità di morire di vecchiaia nel proprio letto,
serenamente e senza dolore, attorniato propri familiari.Torniamo al nostro
problema iniziale e prendiamo il dizionario e vediamo che con la parola
"eutanasia", si vuole indicare anche una "teoria medico giuridica" secondo cui è
lecito dare una morte tranquilla, agli infermi atrocemente sofferenti ed
inguaribili. Vediamo di esaminare riflettendo su questa teoria. Innanzi tutto
occorre dire che fin dall'antichità si praticava l'Eutanasia in quasi tutte le
popolazioni del mondo. Dato che essa è sempre stata praticata più o meno
apertamente dall'umanità, occorre ricordare che il problema è sorto
successivamente nel seno del Cristianesimo, con dibattiti accesi che avvengono
ancor oggi. Pensiamo comunque che se siete stati attenti lettori avrete già
compreso il nostro pensiero in merito, se così non fosse ve lo riassumiamo.
Sappiamo per esempio che lo Stato Italiano è favorevole all'aborto con una
apposita legge varata; l'aborto è: soppressione della vita di un Essere, SENZA
il Suo Consenso; non si capisce come mai invece questo stesso Stato, condanna la
soppressione della vita di un Essere che al contrario dell'aborto, CHIEDE
personalmente e coscientemente di lasciarlo morire o di farlo morire per non
soffrire più; questi sono veramente dei "misteri" ai quali bisogna credere per
"fede". E' ovvio che vi è una enorme differenza di Giudizio e di Giustizia nei
due atteggiamenti, che sono in perfetta antitesi rispetto alla VERITA' naturale.Se
è vero, com'è vero, che l'Ego/IO dell'uomo aspira alla massima libertà dalle
psico dipendenze, non si vede come mai non permettere che un Essere possa
decidere da solo e senza interferenze quando, come e dove morire; già
dimenticavamo che questo "sistema" cerca solo di creare psico dipendenti, onde
per cui tende a condannare chi gestisce da solo la propria Vita. Lo Stato
dovrebbe varare una legge che non condanni un DIRITTO dell'individuo,
permettendo ai cittadini di decidere di morire quando essi lo vogliono, qualora
la malattia si sia rivelata inguaribile ed insopportabile; alcuni hanno
obiettato che una tale decisione è diversa quando si è sani da quando si è
malati ed alla soglia della scadenza fatale. Ma allora altri sani, NON possono
decidere o legiferare per "altri", che sono invece nel problema, cioè che
soffrono terribili dolori per la loro malattia; è di tutta evidenza che si
tratta di decisioni INDIVIDUALI, nelle quali lo Stato, né i "sani" possono, né
debbono intervenire. Non si capisce come mai, per esempio nel caso di tentato
suicidio, lo Stato non condanni al carcere colui che ha tentato il suicidio, se
vuole essere coerente e se l'eutanasia è da condannarsi.Anche se il Codice
Italiano non contempla l'Eutanasia, esso la inquadra nel reato che chiamiamo:
Omicidio del consenziente che prevede una reclusione da 6 a 15 anni; questo per
seguire l'indirizzo guida dell'art. 5 del Cod. Civ., "atti di disposizione del
proprio corpo" che afferma: "Gli atti di disposizione del proprio corpo sono
vietati quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica o
quando siano altrimenti contrari alla legge, all'ordine pubblico od al buon
costume". A parte il fatto che chi è nella condizione di chiedere l'eutanasia è
già in condizione di diminuzione permanente della integrità fisica, perché vi è
arrivato per stupidità sul come gestire la sua Salute oppure perché altri ed in
special modo i medici non professionalmente preparati a conoscere tutte le
tecniche sanitarie possibili, gli hanno procurato tale stato, per cui non può
richiedersi la condanna del soggetto in funzione di quell'articolo, perché se
così fosse "ogni malato" dovrebbe essere condannato, in quanto condannabile per
"atti di disposizione effettuati su di sé, (la propria stupidità od ignoranza
sul come mangiare, vestire, pensare, muoversi, ecc.) che hanno cagionato una
diminuzione dell'integrità fisica". E' di tutta evidenza che si tratta di un
discutibile articolo, redatto non tenendo conto dei principi di libertà e di
autodecisione dell'Essere; si comprende che questo articolo è impregnato di
"morale cattolica", che spesso si rivela essere contraria alla Vera Giustizia ed
alla Verità. Altri oppositori dicono: "Non esiste e non può esistere un diritto
alla morte perché essa è la distruzione della vita, è la non esistenza, per la
quale non è configurabile un diritto". Ma quale ignoranza è quella che parla in
tali termini ? Essa è veramente grande, non tiene conto di un fatto semplice,
che la parola morte non significa assolutamente NON vita, ma passaggio, infatti
il sinonimo italiano della parola morte è: trapasso. Il contrario della VITA è
la NON vita cosciente; la morte, il passaggio, il trapasso è il contrario della
nascita. Altra importante considerazione che va fatta è che occorre che
l'ammalato venga informato sul suo Vero stato di salute, cioè bisogna dirgli la
verità, anche quando il male è grave. Il paziente colpito da una malattia che
porta alla morte, DEVE essere informato, anche perché egli DEVE poter sostenere
una lotta psico/fisica molto importante per tentare di guarire e se non vi
riesce perché l'organismo non risponde più, allora deve potersi preparare al
trapasso con tutta quella sacralità che il caso richiede. NON gli si devono
imporre delle terapie illusorie, senza il SUO consenso; se egli chiede di essere
lasciato al SUO destino, bisogna rispettare le Sue decisioni, questo è il
massimo e Vero Amore per il nostro prossimo, lasciarlo libero di decidere
secondo coscienza, senza imposizioni esterne !Perché si vuole coercizzare la
coscienza altrui ? La libertà di scelta è il Sacro e Santo DIRITTO e DOVERE
dell'ESSERE. Sono le stupidità sulla Vita, le ignoranze sulla VITA INFINITA, le
prepotenze magari "religiose" o "legali" che vogliono imporre agli altri il
proprio "credo" le proprie leggi, che schiavizzano le coscienze. Usare le
apparecchiature medicali, oppure utilizzare farmaci od altro per tenere,
costringere a restare in "vita", la mettiamo tra virgolette, perché in quei casi
vita non è, è mantenere in stato di premorte quell'essere ed impedirgli di
gustare appieno e completamente il Trapasso, l'ultimo Orgasmo di questa
dimensione, questo passaggio la morte, che è uno stato della VITA o meglio un
modo di Essere dell'Essere in questo spazio tempo. Lo Stato dovrebbe perseguire
invece l'accanimento illecito dei "medici", nel mantenere in certe impietose e
dolorose condizioni di "vita", un paziente. La medicina ufficiale, diviene
disumana quando sottrae all'affetto dei cari chi è vicino alla morte; al posto
di un'ultima parola o di un ultimo abbraccio in casa propria, l'ultima endovena,
l'ultima elettro stimolazione cardiaca..., in ospedale e lontano dai propri
affetti !Questo è il massimo della stupidità e della cattiveria, impedire ad un
altro essere di morire, trapassare, passare oltre, il più presto ed il più
serenamente possibile.La realtà è che quei "medici" NON sono capaci di PERDERE e
di vedere la realtà, di saper dire a Se stessi: "Sono stato incapace di guarire
quel malato". E' il non comprendere cos'è la Vita, con tutte le sue molteplici
varietà e trasformazioni, compresa la nascita e la morte; questa ignoranza,
impedisce a questi "medici" di arrendersi e di comprendere, ma allora che
imparino a curare Se stessi prima di pretendere di curare gli altri. Essi non
sanno capire quando smettere di "combattere la Vita" che si trasforma nel
trapasso. E' crudele e barbaro costringere una persona a che venga mantenuta in
vita contro il suo volere o che le si rifiuti l'auspicata liberazione, il
trapasso, quando la sua vita ha perduto qualsiasi dignità, bellezza e
prospettive di avvenire in questa dimensione. Fin dall'antichità in certe
popolazioni della terra, quando una persona comprendeva di essere arrivata alla
fine di questa esperienza, si isolava dalla famiglia o dal gruppo e dopo essersi
opportunamente congedata, si lasciava morire in perfetta solitudine digiunando.
Quale grande libertà di scelta vi è in quell'insegnamento, che considera la Vita
come una esperienza del singolo individuo ed al singolo stesso lascia le
decisioni in merito. E' ovvio che bisogna aver forza di carattere per saper
prendere tale decisione e scegliere il momento per finire la propria esperienza.
Gli indiani d'America fino a poco tempo fa avevano ancora questa usanza; venuta
l'ora, il momento adatto, i loro anziani salutavano la famiglia e la loro tribù,
salivano su una montagna lontano da tutti, si stendevano sul loro "plaid" ed
attendevano la morte con il digiuno più totale. Quale abisso di Consapevolezza
vi è fra questi indiani e l'uomo moderno "civilizzato", che al contrario ha una
paura folle del trapasso. Chissà quando l'Uomo, che si dice civile o religioso,
imparerà a lasciar Vivere, nel senso di lasciare credere, pensare, fare, cioè
decidere di Se stesso, l'altro Uomo. Il giorno che egli imparerà, questa realtà,
quasi tutte le stupidità umane scompariranno.EUTANASIA: (Firenze, 26 febbraio
2000) Il Comitato francese di etica, attraverso il suo presidente l'ex-senatore
Henri Caillavet, ha fatto sapere di essersi pronunciato a favore della pratica
dell'eutanasia quando "i pazienti sono lucidi in fase terminale con sofferenze
incontrollabili che offenderebbero la loro dignità". Nel testo approvato dal
Comitato si dice che è indispensabile che sia il malato a chiedere l'eutanasia e
che la decisione sia frutto di un confronto con il gruppo di medici e infermieri
che lo hanno assistito durante la malattia. In Francia, secondo Caillavet, i
casi di eutanasia clandestina sono circa 2000 e il parere della commissione
verrà ora consegnato al Governo che ne aveva fatto richiesta. Quando si riesce a
discutere serenamente ed umanamente della morte e del diritto all'eutanasia, si
è in presenza di un livello di civiltà e dignità umana che non ha precedenti. L'elusione
del problema e la relativa demonizzazione di ogni discussione che prenda in
considerazione la possibilità di un auto-intervento dei diretti interessati, è
invece un sintomo di violenta imposizione di modelli comportamentali che, per il
fatto stesso di essere ritenuti giusti da qualcuno, sembra che debbano esserlo
per tutti.Questa è la situazione in Italia, dove, per l'appunto, non si è in
grado neanche di sapere quale sia il fenomeno clandestino, e tutto viene
relegato alle estemporanee sortite di questo o quel personaggio conosciuto,
sbattendole in qualche copertina, ma mai arrivando all'attenzione del
legislatore. E' evidente che siamo di fronte ad un diverso livello di approccio
nel rapporto tra individuo e istituzioni; nel caso francese si cerca di metterle
al servizio degli amministratori, mentre nel nostro caso avviene il contrario.Qualcosa
di importante stà avvenendo in un Paese limitrofo che è tra i principali partner
comunitari dell'Italia, dove al demonio si preferisce la ragione. Speriamo che
anche l'Italia si ?svegli !
Eutanasia
La comprensione della cessazione delle funzioni vitali biologiche, e la sua
traduzione a livello simbolico, ha impegnato il pensiero filosofico su due
fronti: l'indagine sul senso della finitudine della vita, da un lato, e sulla
morte come limite dall'altro. Tuttavia la morte non deve rappresentare un
ostacolo ,la morte restituisce valore alla vita, rendendola degna e libera da
tutte le costrizioni esteriori.
Nel pensiero contemporaneo, il tema della morte si è ancora più medicalizzato:
da un lato si è sviluppata la convinzione che la morte è un "processo" al quale
ogni organo del corpo partecipa, anziché un "atto momentaneo" in cui l'animale
diparte; dall'altro ci si interroga sulla liceità o meno dell'accanimento
terapeutico e sull'esistenza o meno di un diritto all'eutanasia, ossia se la
scelta della propria morte rientri tra i diritti del malato terminale.
Eutanasia (dal greco "eu" = buona, "thanathos" = morte) significa letteralmente
"buona morte" .Si può parlare di eutanasia anche per quanto riguarda i mezzi per
procurare la morte o l'atto di indurre una morte quieta e tranquilla, ma in
realtà nessuna di queste definizioni è adeguata per fornire un completo quadro
del profondo significato che racchiude questa parola. Se l'eutanasia è intesa
come evento buono o felice per colui che muore, allora dev'essere il bene della
persona o almeno non un male. Pertanto da questa riflessione sorge
l'interrogativo se compiere questo atto sia uccidere una persona giunta
all'ultimo stadio di una malattia o no. Si parla di eutanasia attiva, quando si
causa direttamente la morte del paziente, di eutanasia passiva riguardo
l'astenersi dal fare quanto servirebbe per mantenere in vita il paziente. Nasce
quindi il dibattito sulla liceità dell'eutanasia in campo medico che oggi è
ormai all'ordine del giorno, poiché la legalizzazione potrebbe portare a delle
forme di abuso, non rispettando, così, il diritto di essere liberi da
interferenze che minacciano la vita. In base alla concezione del vitalismo se si
sostiene che la vita è sempre un bene, in qualunque condizione si svolga, la
morte è sempre un male; è chiaro che nessuna anticipazione della morte può
essere considerata un atto benefico e bisogna anzi fare ogni sforzo per
prolungare anche di poco la vita. Secondo tale teoria, compito della medicina è
preservare ad ogni costo la vita, indipendentemente dalla sua qualità.
Un individuo è autonomo quando è in grado di governarsi da sé, cioè di assumere
le decisioni che riguardano la sua vita in modo indipendente e libero da
interferenze esterne. In quanto autonoma, ogni persona ha diritto al rispetto
delle decisioni che assume per governare la propria vita in accordo ai valori
che condivide e alla propria visione del bene. Per questo motivo un quesito
ricorrente è se si debba applicare l'eutanasia qualora il paziente lo abbia
esplicitamente richiesto nel suo testamento. Le posizioni sono molteplici poiché
potrebbe accadere che le scelte fatte quando si è sani non abbiano lo stesso
valore quando ci si trovi a vivere la parte del malato; è anche vero che è
dovere dei famigliari e dei medici rispettare le volontà del malato qualunque
esse siano. Pertanto i medici chiedono di essere tutelati da eventuali
ripensamenti dei famigliari che potrebbero non capire la scelta fatta dal loro
caro. Infatti il loro compito è quello di preservare la vita del malato ma anche
di alleviare le sofferenze. Diversa è la posizione della Chiesa Cattolica che
considera l'eutanasia una vera e propria forma di omicidio, dal momento che solo
Dio ha il diritto di togliere la vita agli uomini.
Testo a cura de: Il paradiso dello studente