Eccoci, dunque, tutti riuniti a discutere della
dolce e cara Dolly, la pecorella nata per clonazione circa un anno fa, e che, lo
conferma anche il nome, non si permetterebbe mai di nuocerci; così come la
genetica, che certo come nome potrà risultare un poco freddo e sospettoso, ma
che, in fondo, ha per obiettivo il solo conseguimento di una migliore e
facilitata condizione di vita. Su ciò non sono tutti d'accordo ed è proprio per
questo che ci troviamo qui: per trovare un punto d'intesa, una valutazione
critica omogenea sui limiti morali della ricerca e degli interventi nel campo
della genetica. In altre parole, dobbiamo occuparci di bioetica.
E' proprio per questa vertiginosa rivoluzione apportata dal recente sviluppo
della genetica (clonazione, riproduzione assistita, cibi transgenici..) e della
gran disputa scatenatasi dai moltissimi contrastanti pareri a riguardo, che è
nata questa disciplina.
In questo attuale contesto, come rappresentante dell'umanità del nuovo
millennio, mi dichiaro espressamente a favore della genetica, e quindi della
scienza in generale, essenzialmente basandomi sulla necessità di un rinnovo
della tradizionale concezione del rapporto che, fin dagli albori, lega l'uomo
alla natura.
Nel passato questo rapporto uomo-natura era basato sul dominio, quello della
natura sull'uomo, il quale non poteva fare altro che accettare le più
catastrofiche sciagure (accusandone magari la responsabilità a degli dei che
volevano perseguitarli o punirli per un peccato mai commesso), senza mai poter
ribellarsi ad essa. Quest'egemonia, inoltre, era rafforzata dalla gratitudine
che il genere umano provava per "Madre Natura", che aveva disposto l'ecosistema
con una così rigorosa perfezione.
Ora, con questa mia tesi non desidero burlarmi degli antichi, né tantomeno
sminuire la bellezza e la fondamentale importanza che riveste la natura nella
nostra esistenza (dalla quale, anzi, essa dipende totalmente), ma più
semplicemente affermare l'urgenza (visto il periodo in cui viviamo) della
costituzione di un legame uomo-natura che si imperni su una nuova razionalità
scientifica che mi appresto quindi a definire.
Innanzi tutto è una razionalità prammatica, che tende a subordinare l'interesse
teoretico a quello pratico e cioè ad essere orientata verso un valore più che
verso uno scopo; è frutto delle esigenze etiche della ragione, improntata alla
tolleranza e alla chiarezza delle argomentazioni.
Inoltre, essendo una razionalità del tutto rivoluzionaria, si deve
necessariamente allontanare dalle contrapposizioni e dalle affermazioni obsolete
quali il continuo scontro tra scienza e fede, il supportare il progresso a
scapito del regresso e viceversa, le divergenze tra i sostenitori della
conoscenza e quelli dei valori, il rimpiangere una naturalità buona perduta per
sempre a fronte di una tecnologia sempre cattiva.
Il fatto è che non si può parlare di tecnologia perfida e sterminatrice, in
quanto la biologia, la qualità dell'ambiente, la bioetica del quotidiano, le
vecchie e nuove malattie, le sofferenze e le speranze suggeriscono, infatti, di
ricercare nelle potenzialità della genetica ciò che può migliorare la nostra
condizione di vita. Da qui le ricerche scientifiche e biologiche riguardo a
tumori, malattie inguaribili, la possibilità di sfamare tutte le popolazioni
mondiali, la facoltà di poter donare la gioia di avere un figlio anche a chi non
avrebbe mai potuto provarla, e molto altro.
E' quindi per favorire il bene comune che vi esorto a pensare che è ora che
questa nuova razionalità scientifica produca un altrettanto rinnovata immagine
dell'impresa scientifica, che da sempre si batte e lavora per noi.
Concludo constatando che comunque in ambito bioetico si è già molto discusso e
sono già state stabilite molte disposizioni legislative e sociali che si
rinnovano giorno per giorno parallelamente agli sviluppi scientifici. Vorrei
infine farvi notare come lo sconcerto prodotto nei primi momenti dalla genetica
si sia tramutato in una certa indifferenza fino a divenire quasi del tutto
affidamento e come gli stessi biologi e scienziati siano divenuti consapevoli di
ciò e di come essi, agendo in modo forse meno razionale ma più ragionevole,
tentino di raggiungere il fine ultimo della scienza: il bene degli esseri
viventi. Mi auguro che ne seguiate l'esempio. Ora lascio a voi la parola e a
chiunque sentisse il bisogno di esporre un parere contrario al mio.
Testo a cura de: Il paradiso dello studente