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Tiziano giunge a Venezia molto giovane ed entra nella bottega di
Sebastiano Zuccato e poi nella bottega di Gentile e di Giovanni Bellini.
Nel 1508 dipinge a gara con Giorgione gli affreschi del Fondaco dei
Tedeschi, andati poi perduti. A Padova nel 1511 lavora nelle scuole del
Santo e del Carmine. Rientrato a Venezia viene incaricato dei lavori alla
sala del Gran Consiglio a Palazzo Ducale; nel 1516 succede a Giovanni
Bellini come pittore ufficiale della Serenissima.
Nonostante gli affreschi della sala del
Gran Consiglio siano andati perduti nell'incendio del 1577, vi sono
numerose opere che testimoniano la tendenza artistica di questo periodo.
Nella prima fase della produzione tizianesca si sente a tal punto
l'influsso di Giorgione che di alcune opere (il Concerto a Palazzo Pitti;
l'Adultera di Glasgow; il Concerto campestre del Louvre) è a tutt'oggi
incerta l'attribuzione o all'uno o all'altro artista. Comunque le
personali pulsioni artistiche di Tiziano non tardano a emergere; la viva
sensibilità coloristica e la potenza drammatica dell'artista trovano una
compiuta espressione in due capolavori quali l'Assunta in Santa Maria
Gloriosa dei Frari (Venezia, 1518) e l'Amor sacro e l'Amor profano
(Galleria Borghese, Roma). Intorno al 1518 Alfonso d'Este richiede
all'artista tre tele a soggetto mitologico: Festa di Venere (1518, Prado),
il Baccanale (ivi, 1520), il Bacco e Arianna (1523, National Gallery,
Londra) dove trionfano luci e colori in uno scenario mitico e fantastico.
Intanto Tiziano diviene il ritrattista più ambito dell'aristocrazia non
solo veneziana e italiana, ma anche europea.
La popolarità dei suoi ritratti si deve
alla capacità di cogliere il carattere del personaggio da raffigurare
sublimandolo a tipo assoluto e ideale. Tiziano ritrae fra gli altri:
Federico Gonzaga (Prado), il Cardinale Ippolito dei Medici (Pitti),
Francesco della Rovere (Uffizi), Francesco I (Louvre) e Carlo V (Prado).
L'idealizzazione che caratterizza i ritratti eseguiti da Tiziano risulta
chiaramente anche nella Pala Pesaro (1526, Santa Maria Gloriosa dei Frari).
In quest'opera commissionata dai Pesaro, nobile famiglia veneziana, i
ritratti dei committenti divengono simbolo ed espressione della grandezza
e potenza della Repubblica veneziana. Il naturalismo di fondo che
contraddistingue l'atteggiamento figurativo di Tiziano si evidenzia sia
nella tematica sacra (La presentazione di Maria al Tempio, 1534-38,
Gallerie dell'Accademia, Venezia) sia in quella profana (La Venere
d'Urbino, 1538, Uffizi, Firenze). Opere che sono l'incarnazione
dell'ideale di bellezza del naturalismo cinquecentesco. Quest'equilibrio
viene, però, a incrinarsi nel terzo decennio quando Tiziano prende
coscienza del nuovo corso della pittura italiana che si manifesta, per
esempio, a Roma, negli affreschi della Sistina, e nella vicina Mantova con
l'opera di Giulio Romano. Da questo momento inizia quella che è stata
definita la fase manieristica di Tiziano.
Un esempio evidente di questa svolta è l'lncoronazione
di Spine (1542) dipinta per Santa Maria delle Grazie di Milano. In quest'opera
si direbbe che l'influsso predominante è quello «barbarico» e anticlassico
di Giulio Romano; un'opera in cui l'elemento formale e plastico prevale
decisamente su quello coloristico. Anche nei soffitti eseguiti fra il 1542
e il 1544 per Santo Spirito in Isola (Abramo sacrifica Isacco; David
ringrazia Iddio della vittoria su Golia; Caino uccide Abele) il problema
dominante è quello formale, ma nello stesso tempo si evidenzia una
sensibilità spaziale assolutamente autonoma, lontana dalla concezione dei
manieristi tosco-romani. Anche nei ritratti Tiziano si esprime con una
nuova franchezza: per esempio, nel ritratto dell'Aretino.
Tra il 1545 e il 1546 soggiorna a Roma dove
dipinge una delle sue opere di più alta ispirazione: il Ritratto del
Pontefice Paolo III con i nipoti (Galleria di Capodimonte, Napoli). Al
contrario di quanto si possa pensare, questo breve soggiorno romano smorza
gli interessi di Tiziano nel confronti della cultura manieristica. Nella
Danae con Cupido (1545; Galleria di Capodimonte, Napoli), dipinta per il
duca Ottavio Farnese, l'articolazione compositiva è di matrice
manieristica, ma Tiziano sfronda la composizione di tutti gli elementi
esornativi e inutili, giungendo a una rappresentazione essenziale. Il
gusto dell'ultima fase di Tiziano è ben rappresentato dal Martirio di San
Lorenzo (posto in opera tra il 1557 e il 1559; Chiesa dei Gesuiti,
Venezia); un notturno definito da un complesso gioco di luci e di riflessi
che conferisce un tono drammatico alla composizione. Sebbene lo spirito
sia ancora manieristico, si verifica il passaggio da una forma pittorica
chiusa a una aperta, totalmente risolta in luce e colore. Questa
impostazione stilistica caratterizza la produzione tizianesca del sesto e
settimo decennio. Nell'Annunciazione (1564, San Salvatore, Venezia), nella
Crocefissione (1565, Escorial, Madrid) o nella Pietà (1576, Gallerie
dell'Accademia, Venezia), rimasta incompiuta, si afferma la travolgente
libertà espressiva del colore che si carica di un alto senso tragico. La
fase estrema dell'attività di Tiziano, ormai lontana dal linguaggio della
«maniera», risulta ricca di una nuova forza creativa ben lungi da
qualsiasi ombra di decadenza.
Testo a cura di:
Tribenet - La Tribù
italiana dell'Arte |
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