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 GIANBATTISTA  GIANDOMENICO e LORENZO TIEPOLO   pittori venezia XVIII secolo
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 Biografie: Tiepolo

 

 


Giambattista (Venezia, 1696-Madrid, 1770) pittore italiano. All'inizio della sua attività frequenta la bottega di Gregorio Lazzarini, ma ben presto la abbandona per aderire alla riforma di Giambattista Piazzetta. È per questo motivo che i suoi dipinti giovanili, quali il Sacrificio di Isacco (chiesa dell'Ospedaletto, 1715, Venezia), il Martirio di san Bartolomeo (San Stae, Venezia, 1721) e la Madonna del Carmelo (Brera, Milano, 1720-22) sono caratterizzati da un'intensa gamma cromatica e da forti effetti chiaroscurali che non ritroveremo più nelle sue opere della maturità. Già negli affreschi dell'arcivescovado di Udine, considerati il capolavoro dei suoi anni giovanili, si constata che l'artista ha acquisito una maggior libertà e scioltezza nella costruzione spaziale, ha schiarito i colori in gamme più delicate e luminose e ha arricchito la composizione di figure dinamiche ed eteree. È evidente il disinteresse che Tiepolo mostra nei confronti dell'introspezione psicologica e della realtà fisica; l'aspetto che lo interessa è soltanto la distribuzione della scena, il gioco della luce, l'accordo dei colori. Da ciò l'impressione costante di «spettacolo» offerta dai suoi dipinti.

Nel 1725 Tiepolo lavora con Gerolamo Mengozzi Colonna, famoso quadraturista, con il quale collaborerà per molti anni. Verso il 1730 si volge a uno studio sempre più approfondito delle tele e degli affreschi di Veronese, in quanto ritiene che la pittura del grande artista cinquecentesco sia tecnicamente molto più avanzata della pittura veneta a lui successiva. Inoltre il temperamento estroso e pieno di fantasia lo orienta verso soluzioni compositive sempre nuove e ricche di movimento. Nel 1731 Tiepolo si reca a Milano dove porta a compimento alcune opere di indubbio valore a soggetto mitologico (soffitti di palazzo Archinto, distrutti durante la Seconda Guerra Mondiale; Allegoria della Magnanimità, Palazzo Dugnani). Nel 1739 la congregazione del Carmine a Venezia gli dà l'incarico di decorare i soffitti della propria scuola. L'esecuzione di quest'opera tiene impegnato Tiepolo fino al 1743 e suscita in lui un immenso entusiasmo. Prima di terminarla, si reca nuovamente a Milano dove dipinge il soffitto di Palazzo Clerici con La corsa del carro del Sole. In quest'opera, costruita secondo un gusto essenzialmente scenografico, prevale l'intensa luminosità del cielo che filtra attraverso le nubi e avvolge gruppi e figure con una luce magica. A questi stessi anni appartengono le teatrali Scene della Passione (Sant'Alvise, Venezia), il grandioso Miracolo della Santa Casa di Loreto distrutto nel 1915, gli affreschi con Storie di Scipione (Villa Cordellina, Montecchio Maggiore) e le Storie di Antonio e Cleopatra (palazzo Labia, Venezia). Nel 1750 l'artista si trasferisce a Würzburg con i figli Giandomenico e Lorenzo che ormai lo affiancano nella realizzazione delle sue grandi opere.

Qui egli decora la sala da pranzo e lo scalone della residenza del pricipe-vescovo Carl Philipp von Greiffenklan con affreschi celebranti le imprese dell'imperatore Federico Barbarossa. Anche queste opere suscitano un'incondizionata ammirazione per l'acuto senso coloristico, la luminosità soffusa e la grandiosità della composizione. Tornato in Italia, esegue numerose altre opere, tra cui gli affreschi della Villa Valmarana (con episodi tratti dall'Iliade, dall'Eneide, dall'Orlando Furioso e dalla Gerusalemme liberata) e l'Apoteosi della famiglia Pisani nella Villa Nazionale di Stra. Nel 1762, sempre accompagnato dai due figli, Tiepolo parte per Madrid e si mette al servizio del re Carlo III che l'ha invitato a decorare tre sale del Palazzo Reale. L'artista ha ormai sessantasei anni, ma intraprende con l'abituale slancio questa opera colossale. Nascono così la Gloria di Spagna, l'Apoteosi della monarchia spagnola e l'Apoteosi di Enea che, nonostante la loro solennità, sono totalmente pervase da quella atmosfera leggera, quasi incantata, che sempre caratterizza la pittura di Tiepolo. Alla sua morte il suo posto viene preso da Raphael Mengs, nuovo pioniere dell'arte neoclassica, che già aveva osteggiato l'artista in vita non avendone compreso la straordinaria inventiva. Tra le opere di Tiepolo si possono ricordare anche alcune tele di soggetto religioso e profano nonché parecchi ritratti di notevole efficacia espressiva.


Giandomenico (Venezia, 1727-id., 1804) pittore italiano. Allievo del padre Giambattista, collabora con lui alla realizzazione dei suoi più grandi affreschi. Giandomenico però non si limita all'attività di cooproduzione col padre, ma coltiva anche un'arte propria. Suoi sono infatti gli affreschi della foresteria della Villa Valmarana (1757), nonché alcune opere nel Palazzo Ducale di Genova (1783). Dipinge anche molti quadri religiosi in cui trasforma la luminosità diffusa, tipica di suo padre, in un luminismo a raggio diretto, forse di reminescenza rembrandtiana. Svolge anche un'intensa attività incisoria, il cui capolavoro è la Fuga in Egitto, eseguito a Würzburg nel 1753. La sua opera più importante, in cui manifesta il meglio della propria personalità, rimane però senza dubbio il complesso degli affreschi della Villa di Zianigo (1791-93) in cui ritrae con spietata ironia la società veneziana del suo tempo.


Lorenzo (Venezia, 1736-Madrid, 1776) pittore italiano. Figlio di Giambattista e fratello di Giandomenico, seguì il padre a Würzburg (1750-53) e a Madrid (1761) dove collaborò a uno dei soffitti del Palazzo Reale. Figura artistica alquanto incolore, raggiunse però una certa maestria quale incisore (soprattutto di soggetti tratti dalle opere paterne). Opera di discreto valore è il Ritratto di dama con ventaglio (Ca' Rezzonico, Venezia, 1756).
 

Testo a cura di: Tribenet - La Tribù italiana dell'Arte

 
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