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Formatosi alla scuola manierista di D. Calvaert, Reni frequenta a vent'anni
l'Accademia degli Incamminati a Bologna, città dove si era sviluppata la
ricerca dei fratelli Carracci nell'ambito del rigore classicista e
attraverso il recupero di una dimensione moderna del naturalismo. Alla
base della sua formazione sono perciò l'approccio con l'antico, la
rimeditazione dell'opera di artisti come Raffaello e Correggio e lo studio
della cultura emiliana e veneta. Ma ben presto Reni si rende autonomo sia
dall'influsso manierista sia dal gruppo di artisti che ruotano intorno ad
Annibale Carracci. Dal 1602, anno in cui si reca a Roma, viene a contatto
con un ambiente nuovo e stimolante e consolida la propria preparazione,
arricchendola anche della lezione caravaggesca.
Ne è esempio una delle prime opere più
significative: la Crocefissione di san Pietro dipinta per la chiesa di San
Paolo alle Tre Fontane tra il 1604 e il 1605, oggi alla Pinacoteca
Vaticana di Roma. Mentre nella precedente opera, l' Assunta di Pieve di
Cento, era ancora presente la componente accademica, qui, nella
Crocefissione, l'autore evidenzia un suo linguaggio personale trattando un
tema analogo a quello proposto nell'omonimo quadro di Caravaggio in Santa
Maria del Popolo, con elementi di affinità ma anche di differenziazione.
Comune è il tentativo di entrambi di superare la finzione e
l'artificiosità barocca, aderendo alla realtà e rendendola credibile. Ma
se Caravaggio si propone un contesto dinamico di grande coinvolgimento
emotivo e di drammatizzazione, Reni controlla e disciplina la composizione
attraverso rapporti e regole di derivazione classicista.
La struttura compositiva è emblematica:
Caravaggio pone l'asse della croce in un'audace diagonale che crea un
contrappunto dinamico e con la luce indaga violentemente le figure,
potenziando l'espressività dei volti e delle mani; Reni dispone la croce
sull'asse mediano verticale, in una struttura simmetrica, quindi, di
compostezza e di rigore. In questa concezione compositiva e nella tecnica
accurata si configura la ricerca estetica di Reni, che è anche modello
comportamentale legato alla natura filosofica di quella che sarà definita
come «arte d'idea». Questa ricerca così teorizzata si sviluppa
dall'incontro con letterati e trattatisti e si pone come mediazione tra
arte del sentimento e dimensione del fantastico. Le tematiche che Reni
traduce sono religiose, mitologiche e letterarie ma, indipendentemente dai
contenuti, il linguaggio è teso in modo costante a teorizzare il bello
nell'accezione di morale. G.C. Argan parla di osmosi tra due forme
(l'espressione letteraria e quella poetica) e di classicismo staccato
dalla realtà e recuperato come bene perduto. Questa componente è già
evidente nella contemporanea letteratura manieristica e nella poesia di
Tasso, in particolare, dove, sotto la superficie classicista, è latente un
sentimento di malinconia e rimpianto.
Reni si fa anche interprete del gusto colto
e aristocratico dei committenti e a Roma trova la protezione di Paolo V e
di Scipione Borghese. Egli divide la sua attività tra Roma e Bologna: in
quest'ultima esegue nel 1605 un affresco nel chiostro di San Michele in
Bosco, opera oggi molto deteriorata e quasi illeggibile. Nel 1608 è di
nuovo a Roma dove realizza opere prestigiose nella Sala delle Nozze
Aldobrandine e nella Sala delle Dame in Vaticano. Intorno al 1610 è
impegnato a decorare nel Palazzo del Quirinale la cappella dell'Annunciata
e contemporaneamente affresca la cappella Paolina in Santa Maria Maggiore.
Al ritorno dall'ultimo soggiorno romano Reni lavora, tra il 1611 e il
1612, a Bologna, a una delle opere che più esprimono la poetica dell'idea:
la Strage degli Innocenti (Pinacoteca nazionale, Bologna). In quest'opera
è evidente la lezione di Raffaello delle Stanze Vaticane e il recupero di
una gestualità antica. È presente un tono melodrammatico, sottolineato dal
fitto incrociarsi di gesti non privi di ostentazione; lo sfondo
architettonico si integra alle figure di primo piano articolate in scorci
complessi. In quest'opera viene a definirsi sempre più la concezione di
una bellezza «morale» che non si identifica necessariamente con quella di
natura. Intorno al 1613-14 Reni affresca a Roma, nel casino del Palazzo
Rospigliosi Pallavicini, l' Aurora opera che risente maggiormente dello
studio della scultura antica oltre che della conoscenza di Raffaello e
Correggio.
Qui il tema mitologico si traduce in
apparizioni sempre più immateriali e cromatiche, che intendono superare
l'opacità della materia. L'autore, che è tra l'altro grande sperimentatore
di tecniche pittoriche, riesce anche a fondere la normativa rinascimentale
alla musicalità dei ritmi, accentuando i toni virtuosistici e dando al
mito una trasposizione melodrammatica. Secondo Argan la teoria dell'idea
attua un rapporto dialettico tra regola classica e natura. Alcuni elementi
formali del linguaggio di Reni porteranno a un grande successo dell'autore
in Francia dove artisti come Poussin e altri svilupperanno analoghe teorie
estetiche. Il rischio dell'autore è di un eccesso di edonismo e dello
sconfinamento nella finzione, elementi presenti in Atalanta e Ippomene
(1620, museo di Capodimonte, Napoli) esempio di meticolosa ricerca di
perfezione formale e di realtà trasfigurata: in quest'opera le due figure
dinamiche e fluttuanti emergono da un fondo scuro di memoria caravaggesca.
Ma l'uso della luce è diverso: se Caravaggio indaga esaltando il segno e
la tensione espressiva, Reni modella le figure sottolineandone la fisicità
sensuale secondo canoni classici.
Dopo la parentesi di Napoli del 1622
e di Roma del 1627, Reni si stabilisce definitivamente a Bologna. Dipinge
in quegli anni per il duca di Mantova la favola profana delle Fatiche di
Ercole (Museo del Louvre, Parigi), in seguito il Cristo al Calvario e
Lucrezia. Degli ultimi anni si ricordano: Fanciulla con ghirlanda, opera
significativa per conoscere il suo atteggiamento sperimentale nell'uso del
colore, l' Adorazione dei pastori (1640-42, National Gallery, Londra) e
Cleopatra (1640-42, Pinacoteca Capitolina, Roma).
Testo a cura di:
Tribenet - La Tribù
italiana dell'Arte |
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