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Considerato come il pittore più
celebre del XX secolo. Egli non smise mai, fino all'ultimo attimo della
sua vita, di produrre un'arte sconcertante e sovrabbondante, né di
alimentare controversie e discussioni, come nessun altro artista aveva
fatto fino ad allora. Era ritenuto da molti l'incarnazione stessa dello
spirito del male teso a distruggere la tradizione artistica, ma già a
partire dagli ultimi quindici o vent'anni della sua vita, per le nuove
generazioni, egli non faceva più parte dell'avanguardia. Il mito della
costante originalità e vigoria della sua arte, ampiamente sostenuto
dalla stampa internazionale e dai suoi numerosi ammiratori, non poteva
più nascondere il reale e sensibile inaridimento della sua vena
creativa, soprattutto in ambito pittorico. In effetti, in confronto ai
profondi sconvolgimenti che le sue opere avevano provocato nel campo
dell'arte nella prima metà del Novecento, la sua più recente produzione
appariva normale, se non addirittura conservatrice. Tuttavia, ciò non
diminuisce la straordinaria importanza dell'artista negli anni 1907-14 e
1926-34, né il suo contributo decisivo allo sviluppo del cubismo e
in seguito del surrealismo. Nella seconda metà del secolo, Picasso
aveva solamente cessato di essere un artista rivoluzionario per
divenire un simbolo remoto, senza più legami reali con le
problematiche dell'arte.
Il bambino prodigio
Nei primi anni della sua
formazione artistica, il giovane Picasso ha un eccellente maestro nel
padre, pittore e professore di disegno (a Malaga, a La Coruña, poi a
Barcellona), che intuisce il genio precoce del figlio. Di fatto, quest'ultimo
non tarda ad affermarsi e, benché le opere del periodo tradiscano ancora
una certa goffaggine nella composizione, l'acquisizione accademica del
«mestiere» si dimostra già straordinaria, soprattutto nei ritratti.
L'opera Scienza e Carità del 1897 (Museo Picasso, Barcellona),
che riceve una menzione onorifica all'Esposizione nazionale di belle
arti di Madrid e una medaglia d'oro a Malaga, testimonia che questa
acquisizione ha ormai raggiunto la perfezione. La trasformazione di
Picasso da pittore accademico ad artista d'avanguardia si attuerà
attraverso l'esempio di Thèophile-Alexandre Steinlen e di
Toulouse-Lautrec, nonché grazie all'atmosfera culturale creata dal
movimento dell'Art nouveau, diffusosi allora a livello internazionale e
sensibile sia a Barcellona sia a Parigi.
«Un pittore
dell'avanguardia artistica»
Picasso non ha mai negato
di essere stato, secondo le sue stesse parole, «un pittore
dell'avanguardia». I suoi esperimenti lo condurranno a una sintesi tra
un certo verismo che pone l'accento sugli aspetti più miserabili e
drammatici della vita, caratterizzato dalla scelta di soggetti popolari
e patetici (bambini, mendicanti, infermi, madri sofferenti), e un
trattamento decorativo dell'immagine derivato dal «sintetismo» di Gauguin
e degli artisti di Pont-Aven, che una quasi totale monocromia (in blu
e color carne) spinge verso l'idealismo. Dal 1901 al 1904 si sviluppa
quello che più tardi verrà definito il «periodo blu» di Picasso. Esso
corrisponde a un momento particolare della sua vita, nel quale il
giovane pittore vive tra Barcellona e Parigi (dove si reca per ben tre
volte dal 1900 al 1903). Nel 1904, Picasso si stabilisce definitivamente a
Parigi e trova uno studio nel famoso «Bateau-Lavoir» di rue Ravignan,
prendendo così una decisione di importanza capitale in quanto nella
vita culturale parigina, la sua arte trovò innumerevoli stimoli fecondi.
Risale a quest'epoca l'incontro, per lui decisivo, con la poesia, nella
persona di Guillaume Apollinaire, Max Jacob e, un po' più tardi, di
Pierre Reverdy. Il meraviglioso testo che Apollinaire gli dedica nel
numero di La Lume del 15 maggio 1905, suggella il profondo legame
(generalmente trascurato dai critici) tra Picasso e la poesia. È allora
che la pittura dell'artista inizia a trasformarsi: siamo nel «periodo
rosa».
Il pellegrinaggio alle
fonti
A dire il vero, si può a
malapena parlare di un «periodo rosa», ma è innegabile che a partire dal
1905 Picasso si liberi dagli eccessi del sentimentalismo che aveva
caratterizzato le sue opere precedenti e che da allora gli ocra, le terre,
i rossi comincino a scaldare la sua fredda tavolozza. I saltimbanchi
sognanti che egli dipinge a quel tempo non rivelano solamente l'amore del
pittore per il circo, ma anche una visione meno esasperata della vita
(legata forse alla diminuzione della miseria degli anni vissuti a
Montmartre) e una modificazione della sua teoria estetica. In
particolare, cambia la relazione tra il soggetto e la pittura. Fino al
1905, cioè, la pittura non aveva altra funzione che quella di descrivere
il soggetto, senza escludere una deformazione espressionistica, ma
tuttavia con gran rispetto per la realtà descritta. In seguito, tendono ad
affermarsi le emozioni propriamente materiali della pittura: così, un
particolare tocco di rosso viene ad avere la stessa importanza del
sentimento della malinconia o della tenerezza materna. Inoltre il disegno
tende a essere semplificato. Picasso non pensa certamente di eliminare
dai suoi quadri la rappresentazione delle emozioni: al contrario, gli pare
più giusto esprimere i sentimenti invece di descriverli. Impegnato a
rafforzare l'intensità del suo linguaggio pittorico, egli incontrerà
naturalmente sul suo cammino l'espressionismo proprio delle arti
primitive, tese soprattutto a mettere in risalto le dimensioni sovrumane
del sacro. Sia che si ispiri all'arte africana od oceaniana, all'arte
iberica o all'arte romanica della Catalogna (richiamandosi addirittura al
Greco), Picasso non fa che confermare la propria volontà di
sostituire lo spirito del sentimento alla sua rappresentazione letterale.
Ma, curiosamente, questo periodo di transizione primitivista lo conduce a
una espressività pura, molto lontana dalla figurazione.
«Les demoiselles d'Avignon»
L'influenza del primitivismo
inizia ad agire sulle concezioni estetiche di Picasso nel 1906 a Gósol,
durante un'estate trascorsa in Catalogna. Essa raggiunge il culmine con la
lunga elaborazione di Les Demoiselles d'Avignon (fine del 1906 -
autunno del 1907, Museum of Modern Art, New York). Questo quadro è senza
dubbio il primo esempio di un'opera che s'impone innanzitutto come
rottura, come lacerazione, come dissonanza; prima di allora non era
mai avvenuto niente di simile né nell'arte di Delacroix, né in quella di
Courbet, di Manet, di Cézanne o di Van Gogh, nelle cui opere si
manifestava ancora un certo desiderio di armonia, un tentativo di piacere
e di convincere. Ancora oggi, le Demoiselles d'Avignon appaiono
come un irreparabile affronto inferto alle tradizionali regole della
pittura: lo scandaloso trattamento usato nella rappresentazione del viso
delle due donne sulla destra della composizione ha permesso qualsiasi
libertà stilistica alla pittura successiva di Bacon, di Kooning o di
Dubuffet, ma non è più stato uguagliato, se non da Picasso stesso; quanto
alla violenza imposta allo spazio pittorico, una volta ammessa, ha dato
inizio a una serie ininterrotta di sconvolgimenti spaziali, nell'arte
di Kandinskij, di Mondrian o di Polock. I detrattori di Picasso affermano
che questo quadro ha definitivamente aperto la strada
all'arbitrario, su cui, in ultima analisi, si fonda la maggior parte
dell'arte moderna: ormai, l'artista si concede qualsiasi licenza sia nella
concezione dell'opera sia nella sua esecuzione. Non si può far a meno di
pensare che questa manifestazione dei diritti inderogabili dell'artista
costituisca l'elemento ambiguo di tutta l'opera successiva di Picasso,
stretta tra l'ansia di espressività dell'autore e le esigenze strutturali
del quadro. Liberatosi presto da questi problemi, Picasso entra in
contatto con l'opera del grande artefice della pittura moderna,
Cézanne, mentre risente ancora l'influenza dell'arte primitiva del
cosiddetto «periodo negro». A conclusione di questa fase, l'esempio di
Cézanne lo porterà a inventare il cubismo; tuttavia al termine del periodo
cubista, la sua tendenza all'espressionismo senza ostacoli gli farà
svolgere un ruolo non trascurabile nell'ambito della pittura surrealista.
Picasso cubista e
surrealista
In effetti, il cubismo di
Picasso (ma anche quello di Braque) si disinteressa rapidamente
dell'oggetto figurato. Il tocco costruito di Cézanne, la sua
geometrizzazione dello spazio conducono non già a un'integrazione
razionale del soggetto osservato (natura morta, ritratto o paesaggio) al
supporto, come nel caso del maestro di Aix, ma a una pittura di tipo
puramente irrazionale che, non contenta di liquidare rapidamente il
soggetto, struttura lo spazio immaginario del quadro. Sembra che il
cubismo di Picasso si opponga all'arte di Cézanne come l'idealismo al
materialismo. Ma, nel 1912, Picasso ha un ripensamento che lo riconduce
all'oggetto, grazie alla tecnica del collage, mediante la quale il
mondo esterno entra nella pittura. L'uniformità dei colori del cubismo
detto «sintetico» costituisce un ulteriore tradimento nei confronti di
Cézanne, questa volta a favore di Gauguin. L'esperienza cubista ha messo
fine alla dissociazione, introdotta durante il «periodo rosa», tra la
rappresentazione letterale e lo spirito delle forme: quando l'artista
desidererà di nuovo «trattare» un soggetto (per esempio, dipingere una
donna), potrà ormai farlo senza più preoccuparsi di rispettare la
logica delle strutture anatomiche. Lasciando da parte il «ritorno a
Ingres» del 1915, la collaborazione ai Balletti russi a partire dal 1917
e il periodo detto «pompeiano», caratterizzato dalla raffigurazione di
pesanti matrone, sembra esserci, dunque, una perfetta continuità tra la
pittura cubista di Picasso e la sua pittura di carattere surrealista,
che s'inaugura nel 1925 con La danza (Tate Gallery, Londra) e che
prosegue praticamente per una ventina d'anni, con un'estrema libertà nei
confronti dei principi anatomici. Non è un caso se, durante questi
vent'anni, il corpo e il viso della donna costituiscono i temi favoriti
di Picasso: incoraggiandolo a seguire i suoi istinti più profondi, il
surrealismo facilita la rappresentazione plastica dei suoi desideri
erotici, in cui si mescolano tenerezza e sadismo.
Eros e Thanatos
In questo periodo, e
soprattutto a partire dal 1931 (al castello di Boisgeloup, nell'Eure),
la scultura comincia ad assumere un ruolo molto importante nell'attività
artistica di Picasso. In passato l'artista aveva già creato alcune opere
plastiche, tra cui una Testa di donna del 1909 e numerose
costruzioni realizzate in materiali diversi dal 1912 al 1914. Ma non
sorprende che il ricorso sempre più erotizzato all'oggetto, e in
particolare all'oggetto donna, si traduca ben presto nelle tre dimensioni
con uno sviluppo di creatività tale per cui molti ritengono che Picasso
scultore sia altrettanto grande, se non addirittura più grande, di
Picasso pittore (lavorazione del ferro, assemblaggio degli oggetti e
modellatura). Peraltro, benché nella sua produzione del periodo prevalga
l'ispirazione voluttuosa, egli s'interessa anche ai problemi del tempo
(si pensi innanzitutto allo scoppio della guerra in Spagna). Il celebre
quadro Guernica (1937 Carsón del Buen Retiro, Madrid) riflette
curiosamente non soltanto la profonda indignazione dell'artista per il
bombardamento della città basca da parte dell'aviazione nazista, ma anche
la propria situazione sentimentale, segnata dall'amore per tre donne
contemporaneamente. Visi di donne dai tratti distorti dall'angoscia e non
già rallegrati dalle gioie amorose si succedono nella sua opera
fino al 1944, connessi in parte alla travagliata storia della compagna
dell'artista, Dora Maar, che stava attraversando un momento
particolarmente infelice. Mentre si svolgono molto vicino all'atelier
dell'artista, in rue des Grands-Augustins, i combattimenti per la
liberazione di Parigi, Picasso dipinge un Baccanale (collezione
privata) che s'ispira a Poussin e poco tempo dopo aderisce ufficialmente
al Partito comunista francese. Questa adesione lo porterà a eseguire
alcuni quadri «impegnati», come il Massacro di Corea (1951,
collezione dell'artista) o le allegorie di La Guerra e la Pace
(1952, Vallauris) e anche a pubblicizzare, grazie alla sua celebre
Colomba, il Movimento della Pace.
La donna e la pittura di
Picasso
Il breve periodo felice,
dovuto all'incontro con Françoise Gilot e alla fine della guerra, è
caratterizzato dal quadro Joie de vivre (o Pastorale) dipinto ad
Antibes (1946, Museo Grimaldi, Antibes). Straordinarie sculture si
succedono, da l'Uomo con l'agnello (1944, eretto a Vallauris nel
1950) a la Capra (1950) anticipazione delle figure di lamiera
piegata e dipinta del 1960-63. Nel 1947, l'artista inaugura a Vallauris
una nuova e feconda attività, quella di ceramista. Nel 1950, Le
signorine in riva alla Senna (Kunstmuseum, Basilea), che si
rifà a Courbet, è forse l'ultima opera ricca d'inventiva di Picasso e
segna l'inizio di un periodo di riflessione sui capolavori della
pittura, durante il quale l'artista dipingerà una serie di varianti delle
Donne d'Algeri (1954-55) di Delacroix, di Las Meniñas (1957) di
Velázquez del Déjenuer sur l'herbe (1960-61) di Manet e delle
Sabine (1962-63) di David. Oltre a meditare sui grandi pittori del
passato per tentare forse di scoprire i loro segreti o di compararli ai
suoi, la donna e il mistero della carne diventano i suoi maggiori
interessi. Nel corso degli ultimi anni della sua vita, sia nella pittura
sia nell'incisione (anch'essa ugualmente abbondante), il tema che
l'artista predilige è il rapporto tra il pittore e la donna, generalmente
nuda, della quale fa il ritratto. Si deve riconoscere a Picasso il
merito di aver consacrato i suoi ultimi sforzi a mettere instancabilmente
in luce il significato essenzialmente amoroso del gesto pittorico.
Testo a cura di:
Tribenet - La Tribù
italiana dell'Arte |
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