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Sulla breve carriera di Giorgione, una
delle personalità più significative del Rinascimento veneziano, morto di
peste poco più che trentenne, abbiamo poche e sporadiche notizie.
Appassionato di musica e poesia, frequenta gli ambienti umanisti e i
salotti delle migliori famiglie veneziane. Nella sua opera sono evidenti
le influenze di
Giovanni Bellini, Durer e
Leonardo. Il suo stile, caratterizzato da un sempre maggiore
predominio del colore sulla linea e la composizione, costituirà una delle
cifre più caratterizzanti della pittura veneziana e sarà di esempio per
molti artisti fra i quali
Tiziano, Sebastiano del Piombo e Palma il Vecchio. Nelle opere
tradizionalmente assegnate al periodo giovanile, come l'Adorazione dei
pastori (Washington, National Gallery), la Giuditta (San Pietroburgo,
Ermitage) e la Sacra Conversazione (Venezia, Gallerie dell'Accademia),
Giorgione manifesta una spiccata attenzione alla luce e ai toni sfumati
che compendia le coeve esperienze venete e toscane. Nei dipinti più
maturi, nella pala con la Madonna col Bambino e i santi Liberale e Giorgio
(Castelfranco, Veneto) e nelle due tavolette degli Uffizi con La prova di
Mosè e Il giudizio di Salomone, il paesaggio e la magia evocativa della
natura cominciano a prendere il sopravvento, fino a dominare completamente
la figura umana, come accadrà nei capolavori successivi, la Tempesta
(Venezia, Gallerie dell'Accademia) e i Tre filosofi (Vienna,
Kunsthistorisches Museum). Nel 1508 Giorgione realizza un ciclo di
affreschi per il Fondaco dei Tedeschi, di cui è rimasto solo un frammento
che rappresenta un nudo femminile (Venezia, Gallerie dell'Accademia). Di
grande suggestione sono i ritratti, fra i quali ricordiamo il Doppio
ritratto Borgherini (Vienna, Kunsthistorisches Museum), e il Ritratto di
capitano con scudiero (Firenze, Uffizi), di attribuzione incerta. Nelle
ultime opere, Venere (Dresda, Gemäldegalerie), Concerto (Firenze, Galleria
Palatina) e Concerto campestre (Parigi, Louvre), la tavolozza e di
conseguenza le attribuzioni si mescolano con quelle dell'allievo Tiziano.
Testo a cura di:
Tribenet - La Tribù
italiana dell'Arte |
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