| |
Figlio del conciatore
fiorentino Mariano Filipepi, Alessandro, detto Sandro, venne
soprannominato Botticelli per ragioni rimaste oscure. Intorno al 1464,
entrò nella bottega di
Filippo
Lippi dove rimase per
circa tre anni. Mise a profitto gli insegnamenti del maestro, creatore
di forme piene ed eleganti, tuttavia sembra essere stato influenzato
maggiormente da due artisti appartenenti alla seconda generazione
del Rinascimento fiorentino: Andrea Verrocchio, del quale fu
aiutante per un certo periodo, e
Pietro Pollaiolo.
Il loro
stile, nervoso
e raffinato, tendeva a valorizzare l'anatomia e il movimento.
Anche Agostino di Duccio (1418 dopo il 1481), con le sue sculture
ondeggianti, doveva contribuire alla formazione di Botticelli.
Il Pittore alla ricerca
del suo stile
A questo primo periodo
appartengono diverse Madonne con Bambino, spesso attorniate da
angeli di grazia aristocratica; in questi dipinti, l'influenza del Lippi
cede a poco a poco il posto a quella del Verrocchio. Tra queste Madonne,
possiamo citare quelle dell'Accademia e della Galleria degli Uffizi a
Firenze, della pinacoteca di Capodimonte a Napoli, del museo Fesch
di Ajaccio,
del Louvre, della National Gallery di Londra, della National
Gallery di Washington, ecc. Nel 1470, con l'appoggio di Tommaso Soderini,
persona di fiducia dei Medici, Botticelli
ottiene la
sua prima importante
commissione ufficiale, la Fortezza, figura allegorica per il
Tribunale della Mercanzia di Firenze. Questo pannello, che si trova oggi
agli Uffizi, lascia
chiaramente intravedere l'influenza del Lippi e di Pietro
Pollaiolo, al quale era stato chiesto di dipingere l'intera serie delle
sette Virtù. La Madonna con sei Santi (Uffizi) è
stata dipinta
in quello
stesso periodo e si avvicina notevolmente allo stile della
Fortezza. Nel 1472, Botticelli s'iscrive all'Accademia di San Luca.
Appartengono a quest'epoca i due piccoli pannelli, preziosi e brillanti,
del Dittico di Giuditta (Uffizi). Il San Sebastiano del
Museo di Berlino,
forse proveniente
da Santa
Maria Maggiore
di Firenze, è considerato di poco posteriore; lo studio
dell'anatomia ricorda il Pollaiolo, ma l'espressione meditativa
introduce una spiritualità ben più profonda. Nel 1474, Botticelli
viene chiamato a Pisa per completarvi il ciclo di affreschi del Campo
Santo, tuttavia non può
eseguire il progetto.
Il mecenatismo dei
Medici
Ritornato a Firenze,
Botticelli è
incaricato della decorazione, in occasione della giostra del 1475 sulla piazza di Santa Croce,
dello stendardo di Giuliano de' Medici con una raffigurazione di Pallade:
i pittori dell'epoca non disdegnavano questo genere di lavoro. Così
che Botticelli entra nella cerchia dei Medici. Un amico
dell'illustre famiglia, Giovanni Lami, gli
commissiona, sempre in
quello stesso
periodo, un pannello per la sua cappella in Santa Maria Novella: è l'Adorazione
dei Magi (Uffizi), una composizione
di grande
pienezza, prima importane opera del maestro, ove egli stesso si
ritrae in compagnia di alcuni membri della famiglia Medici: Cosimo il
Vecchio, Giovanni,
Giuliano, Lorenzo.
Accanto a
questo dipinto si possono citare altri due ritratti individuali
di grande bellezza: quello di un uomo
che porta una
medaglia di
Cosimo ilVecchio (Uffizi),
e quello di Giuliano de' Medici (National Gallery, Washington). Nel
1478, Botticelli viene
incaricato di
ritrarre i membri
della congiura dei Pazzi, ma quest'opera non fu mai eseguita. In quel
periodo, l'artista dipinge inoltre la Madonna con otto Angeli
(museo di Berlino), un tondo proveniente probabilmente da San Salvatore
al Monte, e quello che viene definito il suo capolavoro, la Primavera,
commissionato nel 1477 da due fratelli della famiglia
de' Medici, Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco, e posto nella
villa medicea di Castello, nelle vicinanze di Firenze (oggi agli
Uffizi). La grazia lineare che vi è soffusa concretizza
nell'apparenza sensibile
il mondo ideale dei pensatori neoplatonici e attesta che Botticelli
aveva ormai trovato un suo linguaggio assolutamente personale.
Questa stessa grazia la ritroviamo nei due affreschi allegorici
di villa Tornabuoni-Lemmi (oggi al Louvre), ove
sono raffigurati
un giovane dinanzi
all'assemblea delle Arti, personificate da figure femminili, e una
fanciulla che riceve doni dalle mani di Venere accompagnata dalle
Grazie.
L?intermezzo romano:
al servizio del Papa
Il 1481 segna l'inizio del
soggiorno romano di Botticelli, periodo di capitale importanza per la
sua attività artistica. Secondo i
termini del contratto firmato il 27 ottobre 1481, il papa Sisto
IV gli offriva di associarsi a Cosimo Rosselli, al
Ghirlandaio
e al
Perugino - ai
quali dovevano aggiungersi ben presto Luca Signorelli, il Pinturicchio
(1554?-1613) e Piero di Cosimo (1462 c. - 1521) -
per affrescare le
pareti della cappella che il pontefice aveva da poco fatto costruire in
Vaticano, la Cappella Sistina, con storie sacre del Vecchio e Nuovo
Testamento che contenessero, nello stesso tempo, riferimenti al
ministero del pontefice. La parte dipinta dal Botticelli consiste in tre
composizioni: la Giovinezza di Mosé, la Punizione
d Korah, Dathan,
Abiron e la Tentazione di Gesù Cristo. È da notare che
ognuna di queste opere, obbedendo alla tradizione medievale, riunisce
diversi episodi. La brillante Adorazione dei Magi, conservata
alla National Gallery di Washington, rappresenta un'altra testimonianza
dell'attività romana di Botticelli.
Il periodo di gloria a
Firenze
A Firenze,
l'umanesimo appassionatamente
coltivato da
Lorenzo il Magnifico e
dalla sua corte trova in Botticelli il suo migliore interprete nel
linguaggio artistico. Poco dopo il
suo ritorno,
egli esegue, per Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco, i due
celebri dipinti di argomento mitologico della villa di Castello, oggi
agli Uffizi: Minerva e il Centauro, La nascita di Venere,
e dipinge probabilmente per il Magnifico anche la Storia di Nastagio
degli Onesti, in quattro pannelli, tre dei quali si trovano al Prado
di Madrid e l'altro è proprietà di una collezione privata negli Stati
Uniti. Probabilmente
committente del dipinto Marte e Venere (visibile alla National
Gallery di Londra) era un'altra illustre famiglia, i Vespucci. Verso il
1485 Botticelli torna al tema della Madonna, ma con la
disinvoltura della maturità; le più celebri sono la Madonna del libro,
al museo Poldi-Pezzoli di Milano, la Madonna del Magnificat e la
Madonna della Melagrana
degli Uffizi, dipinte entrambe in tondo, e infine la Madonna Bardi
(Berlino), commissionata da Agnolo Bardi per la sua cappella in Santo
Spirito a Firenze. Poco prima del
1490, il
pittore
ottiene un'ordinazione, assai rara lungo il corso della sua
attività artistica, di due opere di notevoli dimensioni: la Pala di
San Barnaba (Uffizi), per la corporazione fiorentina dei medici e
dei farmacisti, che
riunisce nel pannello principale, in primo piano su uno sfondo
architettonico, la Vergine seduta sul
trono, sei
santi e
quattro angeli, mentre scene diverse sono rappresentate sulla
predella; la Pala di San Marco (Uffizi), per la corporazione
degli orefici, con il tema
dell'Incoronazione della Vergine e quattro santi nel pannello
principale, con storie sacre sulla predella,
insieme che
è stato eseguito con l'aiuto di allievi del maestro.
La crisi finale di
Botticelli
La morte di Lorenzo il
Magnifico, avvenuta nel 1492, pone fine al periodo più brillante della
civiltà fiorentina. Dopo il malgoverno
di Piero de' Medici, la dittatura teocratica di Savonarola ebbe
ragione dell'Umanesimo. La crisi politica e morale di Firenze
segna l'ultima parte
dell'attività artistica di Botticelli. Nelle sue ultime opere troviamo
un'esaltazione del sentimento religioso cui
non è
estranea l'influenza di Girolamo Savonarola.
È il periodo dei
disegni per la Divina Commedia di Dante e di un solo quadro importante
di soggetto profano,
La calunnia,
dipinto per Antonio
Segni secondo le descrizioni dell'antico capolavoro di Apelle; anche in
quest'opera l'umanesimo è impregnato di meditazione cristiana. L'Annunciazione,
dipinta intorno al 1490 per Santa Maria Maddalena dei
Pazzi (Uffizi) rinnovava il tema caratterizzandolo con accenti più
mossi e drammatici e La
Vergine in
piedi col
Bambino abbracciato da San Giovanni Battista (Palazzo Pitti),
posteriore di alcuni anni, offre nuovamente l'esempio di una
disposizione particolarmente ardita. Le due Pietà, dipinte
intorno al 1495, quella della pinacoteca di Monaco e quella del museo
Poldi-Pezzoli di Milano, segnano il culmine della tensione tragica. La
figura isolata chiamata La derelitta (Palazzo Rospigliosi,
Roma) esprime
un sentimento
di profonda angoscia. Nello stesso tempo, Botticelli dipinge
piccoli pannelli di preziosa fattura, con un linguaggio pittorico meno
aspro, seppur sempre adattato alla rappresentazione della vita
interiore: Sant'Agostino scrivente, agli Uffizi, l'Annunciazione
e la Comunione di San Gerolamo al Metropolitan Museum di New
York, le scene della Vita di San Zenobi, raffigurate su quattro
pannelli (Londra, New York e Dresda). La predicazione di Savonarola
sembra aver direttamente ispirato
la Natività mistica della National Gallery di Londra (1501) e La
crocifissione al Fogg Art Museum a Cambridge (Massachusetts).
Alla morte di Botticelli, nel
1510, giovani artisti come
Michelangelo,
Leonardo da
Vinci, Andrea del
Sarto,
Raffaello, davano al Rinascimento un nuovo orientamento. La sua
opera cadeva ben presto nell'oblio
e soltanto con il XIX secolo sarebbe stata rivalutata.
Linea, movimento e
colore
Durante il Rinascimento
fiorentino, un'importante corrente artistica, che ha inizio nella prima
metà del XV secolo, è quella che fa
capo a pittori come
Masaccio e
Paolo
Uccello, la cui principale ambizione è rappresentare un mondo in
cui le apparenze sensibili siano sottomesse
alle leggi della ragione e in cui densi volumi occupino uno spazio
razionalmente organizzato dalla prospettiva geometrica. In linea
generale, Botticelli non attribuisce grande importanza a questi principi
estetici che giunge addirittura a contraddire,
ma non
per incapacità tecniche: l'Adorazione dei Magi degli Uffizi e
quella della National Gallery di Washington, costituiscono ambedue
composizioni magistralmente costruite su calcoli a tre dimensioni, la
cui stretta convergenza obbedisce a un principio di unità; il
Sant'Agostino, dipinto in affresco nella chiesa di Ognissanti a Firenze
(1480 c.), dà prova, col rilievo della figura, di un'autorità in
materia che ricorda quella di
Andrea del
Castagno, mentre la
rappresentazione dei dettagli denota un realismo
meticoloso e robusto, che si riscontra raramente nelle opere del
maestro.
Botticelli avrebbe potuto
proseguire in queste ricerche, ma la sua personale visione è quella di
un mondo
più libero
che ha saputo adornare con affascinante poesia. Le figure non sono
disposte a diversi livelli secondo le esigenze di uno spazio sovrano, ma
piuttosto presentate su un piano molto ravvicinato rispetto allo
spettatore con uno sfondo che tende a limitare
la profondità
e che prende a
prestito i suoi elementi dall'architettura, dai paesaggi.
Talvolta le sue figure
sposano con grazia la forma circolare del tondo (Madonna del Magnificat), altre volte determinano la
composizione di un fregio (Primavera), oppure vengono ordinate secondo
una rappresentazione di tipo medievale e l'intenzione teologica
(affreschi della Cappella Sistina, la Natività di Londra); ma ciò che
le accomuna è il ritmo morbido e quasi musicale che traduce il
movimento in
una danza che ingentilisce e alleggerisce le forme. Questo
movimento, essenziale nell'universo di Botticelli,
è impresso
soprattutto dal
tratto, che assume maggior importanza rispetto al volume.
Nervoso, imprevisto, dotato
di una sensibilità originale, il disegno fa muovere la figura umana o
talvolta la tormenta, la spezza
secondo il capriccio dell'artista; insiste sui contorni, sulle
particolarità asimmetriche dei volti;
ed è
proprio questa
irregolarità che
lo distingue dagli arabeschi decorativi: è insomma l'espressione
stessa del pensiero. Tuttavia, il primato del tratto non implica, in
Botticelli, quell'indifferenza alla materia pittorica che si attribuisce
ai pittori della scuola fiorentina. La raffinatezza
della sua fattura e il suo gusto per il colore si riscontrano
soprattutto in una serie di piccoli dipinti, preziosi come delle
miniature, dalla Storia di Giuditta alla Vita di San Zenobio. E ciò
vale anche per le opere di
maggiori dimensioni, siano esse affreschi, tempere oppure all'uovo. Il
colore si presenta particolarmente brillante, come
nella Madonna del Magnificat, oppure più opaco, come nella
Nascita di Venere, o un po' soffuso, come nella Primavera; è sempre,
comunque, armonioso e trasparente, tanto da sembrar penetrato da
una luce cristallina.
Umanesimo e
Cristianesimo
Lo stile lineare e l'inquieta
grazia farebbero di Botticelli quasi
un precursore dei manieristi del XVI secolo, se non fossero in
primo luogo l'espressione delle esigenze spirituali del suo tempo.
Componente essenziale dell'opera del maestro è la cultura
dell'umanesimo fiorentino, e più ancora il neoplatonismo che fioriva
allora nell'ambiente di Lorenzo il Magnifico e di cui Marsilio
Ficino era il maggior esponente. La filosofia neoplatonica
proponeva di trascendere il mondo sensibile, il mondo dell'esperienza,
per approdare all'idea. Nell'opera di Botticelli raramente l'umanesimo
si esprime attraverso la raffigurazione storica e archeologica,
fatta eccezione per la rappresentazione di alcuni monumenti,
quali: l'Arco di Costantino negli
affreschi della
Cappella Sistina,
o per
il rifacimento della Calunnia, per il quale si basò sui testi
di Luciano e di
Leon
Battista Alberti. Gli elementi che compongono le sue opere
sono, più spesso, miti di cui Botticelli, a volte in modo esoterico e
d'accordo con i suoi mecenati, ha cercato di esprimere il
contenuto. La Primavera, per esempio, la cui interpretazione
è soggetta
a molte
controversie, sembra contrapporre tra loro, da una parte e dall'altra
della figura di Venere, l'amore carnale e le aspirazioni dell'anima.
La Nascita di Venere sarebbe
un inno alla fecondità universale, e
Minerva e il Centauro rappresentano un simbolo delle contraddizioni
della natura umana. Tutto ciò è espresso con un riserbo che testimonia
la spiritualità cristiana dell'artista. Si passa così tranquillamente dai dipinti profani alla pittura sacra ove
l'approfondimento del soggetto ha la stessa
incisività: umanesimo
e religione
sono per Botticelli
i due volti della medesima ricerca spirituale. Tuttavia la serenità
dominante delle sue Madonne dipinte in gioventù si
trasforma a poco a poco in penosa inquietudine. La Madonna della
Melagrana esprime il presentimento della Passione.
Il pessimismo si
accentua durante gli ultimi anni della vita del pittore, quando
questi rimette in discussione il pensiero dell'umanesimo e si esprime in
tono tragico nelle due Pietà e la Crocifissione del Fogg Art Museum
chiude la
sua opera con una sorta di predizione delle disgrazie di Firenze.
Testo a cura di:
Tribenet - La Tribù
italiana dell'Arte |
|