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 Biografie: Giovanni Bellini

 

 

Nella Venezia della seconda metà del XV secolo, incarna il  genio  del Rinascimento, ma in modo conforme alle tradizioni e ai gusti dell'ambiente locale. Una lunga carriera e la diversità delle influenze subite spiegano le variazioni del suo stile, che ebbe una lenta maturazione.

Gli inizi e i primi capolavori

G. Bellini apprese il mestiere di pittore nella bottega del padre. Ma non tardò  a  subire  un'influenza che doveva segnarlo profondamente: quella del Mantegna di cui sposò, nel 1453, la sorella Niccolosa.

Attraverso l'arte del cognato, Giovanni conobbe l'ambiente  colto  e innovatore di Padova, tributario della cultura fiorentina. Del Mantegna adottò la composizione serrata, la prospettiva  rigorosa,  il disegno preciso e lineare.

Tuttavia, il mondo del Bellini è meno incorruttibile, meno archeologico e meno impassibile di quello del Mantegna. Il suo  colore è più profondo, più omogeneo e ha già un ruolo importante nella traduzione del rilievo.  C'è  più  umanità  nei  sentimenti  espressi: tenerezza, gioia o dolore. La natura è rappresentata, fatto del tutto nuovo, con tanta  verità  quanto  amore;  spesso  le  composizioni  si stagliano su fondali paesaggistici dove si riconoscono la campagna o le colline di Venezia. Le prime opere, dipinte verso il 1450, sono piccoli pannelli, come la Pietà dell'Accademia Carrara, a Bergamo, che raggruppa, secondo un tema che sarà frequente nel Bellini, le figure a mezzo busto della Vergine, di San Giovanni Evangelista e del Cristo alla tomba. Possono essere datati agli anni successivi la Trasfigurazione, densa e cristallina, della pinacoteca Correr (Venezia) e l'Orazione nell'orto della National Gallery di Londra.

Verso il 1460, si situa l'ammirevole Pietà della pinacoteca di Brera di Milano, dipinta in  una  gamma  di  colori  smorzati  che  traduce  il sentimento tragico. Bellini comincia a moltiplicare le variazioni su un tema che non smetterà mai di interessarlo: quello della Madonna con il Bambino, per lo più ritratto a mezzo busto, su un fondo a volte neutro, a volte con elementi architettonici o paesaggistici (Madonna dal mantello rosso del Castello Sforzesco, a Milano).

Dopo essersi fatto conoscere con queste opere, Bellini  è  incaricato, attorno al 1465, di lavori più ambiziosi. Il Polittico di San Vincenzo Ferreri (Venezia, chiesa dei SS. Giovanni e Paolo) è più di ogni altro testimone di una forte personalità. La sua predella porta scene narrative animate: un'illuminazione arditamente contrastata sottolinea la potenza plastica delle figure dei santi del registro principale.

La maturità

Tra il 1470 e il 1475  Bellini  dipinge  la  Pala  di Pesaro, che segna una svolta capitale nella sua produzione. L'influenza del Mantegna si affievolisce, mentre si manifesta in modo più accentuato quella di Piero della  Francesca.  In  uno  spazio  più ampio, le figure acquistano maggiore maestà, e l'aerea atmosfera che ne deriva viene ad attenuare la durezza dei contorni. Il Compianto sul Cristo morto, che formava  la  parte  superiore,  si trova nella pinacoteca Vaticana; il museo di Pesaro conserva la predella e il  pannello  principale,  che  riunisce  le  figure dell'Incoronazione della Vergine e quelle di quattro santi su un fondo che associa paesaggio e architettura, magistralmente messo in prospettiva. Gli anni seguenti dovevano dare al Bellini la pienezza dei suoi mezzi. Questo è il periodo dell'equilibrio tra la forma, la cui precisione si lega a un modello più morbido, e i toni che, caldi o freddi,  tenui  o penetrati di luce, si esaltano gli uni con gli altri. Il clima spirituale è quello di meditazione improntata di gravità.  Una  poesia profonda emana dal paesaggio, con il quale le figure si integrano in maniera perfetta. La sua importanza è fondamentale in  molti  pannelli dipinti tra il 1475 e il 1485 circa, come l'Estasi di S. Francesco (collezione Frick, New  York)  e  la  luminosa Trasfigurazione della Galleria Nazionale di Napoli: più tardiva è la Sacra allegoria degli Uffizi. Tra il 1480 e il 1490, Bellini dipinge per le chiese veneziane due dei suoi grandi retabli. La Pala di S. Giobbe (Accademia di Venezia) dispone a tre per  tre  su un solo pannello, in un'architettura simmetrica, sei maestose figure di santi che inquadrano una Vergine col Bambino seduta su un trono, ai piedi del quale giocano tre graziosi angeli musicanti. Bellini fissava così (preceduto da Antonello da Messina, nella Pala di S. Cassiano) un tipo di composizione che lascia ampio spazio al tema veneziano della sacra conversazione e che egli stesso  avrebbe  ripreso  con  la Madonna dei Frari, nella chiesa omonima. Nel periodo compreso tra il 1470 e la fine del secolo,  sono  commissionate  al  Bellini  numerose madonne di piccolo formato, di un sentimentalismo più tenero ancora di quelle dipinte all'inizio della sua carriera (Madonna del prato, National Gallery di Londra). Il tema della sacra conversazione ritorna in diversi quadri. Tra le altre composizioni  degli  ultimi  anni  del secolo, di formato piccolo o medio, vanno citate la Circoncisione della National Gallery. Bellini ha anche dimostrato la sua maestria  nell'arte  del  ritratto, con un dono di espressione che lo avvicina ad Antonello.

Gli ultimi anni

Lungi dal consacrarsi alla ripetizione delle formule che gli avevano assicurato il successo, Bellini seppe rinnovare la sua ispirazione e il suo linguaggio, traendo profitto dal contatto con giovani pittori quali Giorgione e Tiziano. Infatti il Battesimo del Cristo della chiesa S. Corona a Vicenza (tra il  1500  e il 1510) lega ancora più strettamente le figure a un paesaggio in cui regna un sentimento elegiaco: il tocco è più  sfumato, i toni caldi predominano. La Pala di S. Zaccaria (1505, nell'omonima chiesa veneziana) riprende il tipo di composizione della Pala di S. Giobbe, ma con un modellato più arioso, che utilizza maggiormente le risorse del chiaroscuro. Del 1513 è la Pala di S. Giovanni Crisostomo, dove si avverte l'influenza di Tiziano, come nell'Ebbrezza di Noè del museo di Besançon. Nel 1514 Bellini si accosta al repertorio mitologico con il Festino degli dei (National Gallery di Washington) commissionatogli da Alfonso I d'Este e rimaneggiato da Tiziano. Le stesse influenze si ritrovano nelle madonne di questo periodo come nella Madonna con il Bambino, della pinacoteca di Brera, a Milano. Agli ultimi anni di vita del pittore risalgono alcuni dei più bei ritratti, come il Doge Leonardo Loredan (National Gallery di Londra) e il presunto Pietro Bembo (Hampton Court) di un accentuato romanticismo.

Bellini e la scuola veneziana

Bellini non può essere ritenuto un pittore rivoluzionario, ma la risonanza della sua opera fu enorme. Ai pittori di Venezia,  egli  insegnò  la  pienezza  della  forma,  le risorse del colore, il gusto della natura, l'espressione del sentimento. Nella sua bottega, rivale di  quella  di  Alvise  Vivarini (1446 ca - dopo il 1503), formò numerosi allievi, alcuni dei quali andarono poi a lavorare sulla terraferma: Andrea Previtali (? 1528) a Bergamo, Antonio Solario a  Napoli.  Nella prima metà del XVI secolo molti pittori avrebbero ancora subito il fascino della sua maniera: Vincenzo Catena (?1554),  Francesco  Bissolo  ( ? 1531),  Bartolomeo Veneto, Rocco Marconi ( ? 1529), e perfino il giovane Tiziano.

Testo a cura di: Tribenet - La Tribù italiana dell'Arte

 
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