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Arte nella fine del settecento e ottocento
Nella
seconda metà del Settecento la borghesia si afferma con prepotenza,
chiede riforme sociali, si ribella all?aristocrazia inetta e largamente
privilegiata, provoca la rivoluzione. L?Illuminismo che vede nella
ragione l?elemento di uguaglianza fra gli uomini, determina una profonda
modificazione nel modo di concepire l?arte ed il significato
dell?immagine. Nei confronti della scienza, che ormai ha avviato, con il
metodo sperimentale, un processo rivoluzionario di indagine della natura,
l?arte si trova a dover qualificare il proprio campo, differenziandosi
nettamente dalla scienza stessa o rendendo «scientifiche»
le proprie ricerche. Ad un?arte che evita di affrontare i grandi
problemi umani e sociali, per esprimersi attraverso «generi»
tradizionali (ritratto, natura morta, paesaggio, arte decorativa), si
contrappone, con il Neoclassicismo,
un?arte che valuta criticamente il tardo
Barocco
e il
Rococò,
li rifiuta perché espressioni della corte assolutista e formula teorie
sull?arte come scienza del bello. La bellezza per il Neoclassicismo,
nasce quando le immagini sono portatrici di idee «giuste» e sono
prodotte per scopi morali. Il concetto dell?arte come strumento di
persuasione viene trasferito in immagini che esaltano la nobiltà
d?animo dei capi rivoluzionari e il loro sacrificio per il popolo. Il Neoclassicismo,
nato come espressione degli ideali patriottici ed eroici della rivoluzione
francese, diviene poi l?arte ufficiale dell?impero napoleonico. Le
architetture recuperano il classicismo in quanto espressione di rigore
morale, purezza di forme, rifiuto di ogni decoratività superflua. Il
popolo va educato ai valori rivoluzionari validi e assoluti nel tempo,
attraverso immagini «belle» in assoluto, perfette nelle forme e prive di
coinvolgimenti emotivi. Questa volta, rispetto al
Barocco,
si chiede all?osservatore di essere attento e lucido razionalmente, di
accogliere, con profonda e logica convinzione, le idee di cui l?immagine
è portatrice. Molti artisti sono anche e soprattutto dei teorici: si
elaborano in questo periodo numerosi trattati, che definiscono i criteri
guida della composizione, le proporzioni «migliori» fra le parti, le
categorie secondo cui classificare i vari tipi di espressione artistica.
L?Italia aderisce al movimento neoclassico (che si diffonde largamente
in Europa) pur conservando una posizione più arretrata, a causa delle
radicate tradizioni artistiche locali.
Dopo
la caduta di Napoleone, in Europa si afferma il Romanticismo,
che, nato in Germania, determina l?evoluzione verso nuove forme
espressive. In contrapposizione al Neoclassicismo, che si riferiva
al mondo classico e ricercava valori assoluti, validi per ogni popolo, il Romanticismo
si rivolge alla storia delle singole nazioni, alle origini delle diverse
culture. Vengono rivalutate le espressioni artistiche dei popoli
germanici, anglosassoni, francesi del Medioevo, che non è più
considerato un periodo di decadimento dell?arte, bensì di affermazione
di civiltà diverse da quella classica, ma non meno valide; questa ricerca
di individualità nazionale diventa anche rivalutazione del singolo e dei
suoi sentimenti. Sempre in misura minore, rispetto ad altre nazioni
europee, l?Italia partecipa al Romanticismo e sviluppa una sua
parallela ricerca espressiva spesso assai affine a quella francese (la
Francia ha il ruolo di guida nella cultura d?Europa), ma isolata in un
ambito nazionale: questa situazione si manterrà finché non avrà
raggiunto la fisionomia e la dignità di stato autonomo. In questa ricerca
di nuovi valori espressivi, al di fuori dei modi tradizionali ed
accademici, si pone il Verismo, che,
pur nelle sue caratteristiche regionali, persegue obiettivi comuni:
l?immagine viene rivalutata indipendentemente dai valori morali o
ideologici che trasmette, la scientificità dell?arte è scienza della
percezione visiva, della luce che determina ombre e colori, delle
strutture compositive che la regolano.
Verso
la fine del secolo, dopo la nascita del Regno d?Italia, si avvia uno
scambio con le nazioni europee e molti artisti si recano in Francia, dove
l?Impressionismo,
rifiutando le accademie, ha aperto la via ad una rivoluzionaria concezione
dell?arte, presupposto fondamentale dei grandi avvenimenti artistici del
Novecento.
Architettura
Nella
seconda metà del Settecento l?architettura si sviluppa
particolarmente a Roma, Napoli e Milano, dove si realizzano sistemazioni
di vaste aree, quartieri e piazze. Gli elementi architettonici sono sempre
ispirati ai modelli classici; spesso però, a scapito dell?armonia
dell?insieme, prevale il gusto per la monumentalità, con
l?ingigantimento dei basamenti, delle colonne, della massicce
trabeazioni. Ci si riferisce non tanto al mondo classico, quanto al
periodo dell?Impero; per celebrare personaggi di grande importanza, come
re o imperatori, sempre seguendo l?esempio dato dalla civiltà romana,
si costruiscono di nuovo gli archi di trionfo. Su questi presupposti si
sviluppa l?architettura del Neoclassicismo, che si diffonde in
tutta Europa.
Le
chiese costruite in questo periodo sono in genere a pianta
centrale, quasi sempre rotonda; hanno un portico d?ingresso arricchito
da colonne e completato dal timpano. Le colonne ripetono uno degli ordini
greci - dorico, ionico, corinzio - e sono appoggiate su di un alto
zoccolo.
Verso
la fine del Settecento, un provvedimento di legge emanato durante il
governo di Napoleone Bonaparte vieta, nel rispetto di precise norme
igieniche, la sepoltura all?interno delle chiese. Secondo i nuovi
regolamenti vengono costruiti allora, fuori delle mura delle città, i cimiteri,
in cui spesso le tombe sono veri e propri monumenti funebri, adornati da
sculture eseguite da artisti illustri.
I
palazzi privati, anche quelli destinati alle famiglie reali, hanno
facciate molto allungate e racchiudono il cortile all?interno.
L?ingresso, in genere, è evidenziato dalla presenza di colonne che
sostengono un balcone; uno scalone monumentale conduce al piano nobile,
dove le numerose stanze allineate l?una dopo l?altra danno il senso di
una grande profondità. L?architetto, in questo periodo, comincia ad
interessarsi anche dell?arredamento interno, della sistemazione di
caminetti, specchiere, oggetti decorativi; a studiare i disegni per le
porte interne ed esterne, per le imposte e anche per particolari fino ad
ora ritenuti insignificanti (maniglie, ferri ferma-tende, ecc.).
Anche
le ville, costruite fuori città dalle famiglie della ricca
borghesia imprenditoriale o dai nobili, ricalcano in genere il modello del
palazzo di città, ma sono circondate da giardini di stile inglese, con
prati, boschetti e finti ruderi per creare angoli suggestivi.
In
Italia, gli architetti di maggiore rilievo del periodo neoclassico sono
Luigi Vanvitelli e Giuseppe Piermarini.
Luigi
Vanvitelli (1700-1773), di origine olandese, educato dal
padre alla pittura, apprende proprio nel dipingere ad amare le antiche e
monumentali architetture classiche, solitamente ritratte nelle vaste
vedute di paesaggio. Il gusto per la grandiosità delle proporzioni e
l?amore per le forme classiche rimane vivo e presente in ogni sua opera:
fra tutte va ricordata la Reggia di Caserta, iniziata per Carlo di
Borbone nel 1571, con un imponente scalone interno e un meraviglioso
parco, ricco di fontane, cascate e giochi d?acqua, ideato e realizzato
sempre da Vanvitelli. Allievo di Vanvitelli a Roma e poi suo collaboratore
a Caserta è (1734-1808), nato a Foligno, ma attivo soprattutto in
Lombardia, dove a Milano viene nominato «imperial regio architetto»
dalla Corte Arciducale. Rigoroso e originale interprete del
neoclassicismo, Piermarini caratterizza le sue architetture con superfici
che si sviluppano in lunghezza, sulle quali la luce scorre senza violenti
contrasti d?ombra: le colonne, i pilastri, le cornici, che scandiscono
ritmicamente le facciate, non assumono mai pesante rilievo. L?equilibrio
di ogni sua opera, organizzata secondo ritmi ampi e nitidi, attenua la
freddezza tipica dell?architettura neoclassica, nata quasi sempre da una
rigida imitazione. La sua opera più nota è il Teatro alla Scala
di Milano, costruito nel 1778. La facciata è ornata da colonne appoggiate
su di una base a bugnato; l?inserimento del portico, praticabile per le
carrozze, costituisce un elemento del tutto originale. L?acustica
interna ancora oggi risulta perfetta, per il giusto rapporto realizzato
fra masse e spazi vuoti. Piermarini a Milano realizza anche sistemazioni
urbanistiche, compresa quella dei vasti giardini pubblici della città; il
suo interesse per l?urbanistica si evidenzia anche nella realizzazione
della Villa Reale di Monza, impostata su di uno schema aperto che
si articola nel parco circostante. Piermarini, comunque, manifesta una
nuova tendenza che si sviluppa ancor più nel secolo successivo:
l?architetto diventa anche urbanista e si occupa della sistemazione
degli spazi urbani indipendentemente dal fatto di progettarvi singole
costruzioni.
L?architettura,
per tutto l?Ottocento, ripete in genere modelli neoclassici o
ripropone caratteri dell?architettura
romanica
o
gotica, in
adesione al Romanticismo, che rivaluta il Medioevo. Il grande
sviluppo industriale, nella seconda metà del secolo, propone con urgenza
il problema dell?espansione delle città. Attorno al nucleo originario
si costruiscono i nuovi quartieri operai, e si delinea la struttura della
città moderna; per soddisfare le nuove esigenze vengono costruiti molti
edifici pubblici e privati, ad esempio ospedali, scuole, stazioni,
mercati, palazzi di esposizione. Verso la fine del secolo vengono
realizzati i primi villini, destinati all?abitazione di una sola
famiglia, che usufruiscono di piccoli giardini privati e sono costruiti in
zone spaziose della città. Da questi primi gruppi di abitazioni si
sviluppano i quartieri residenziali moderni. In queste nuove realizzazioni
si usano spesso il ferro e la ghisa, materiali fino ad ora poco o affatto
usati in architettura.
Scultura
Nella
seconda metà del Settecento anche la scultura assimila i nuovi
contenuti neoclassici. Il sorgere di numerose Accademie, di cui la
maggiore è quella di Brera a Milano, ancora oggi vitale, determina un
notevole impulso nello studio del nudo; quasi sempre però gli allievi si
esercitano su copie di opere antiche anziché dal vero e la loro
preparazione risulta basata soprattutto sull?imitazione. Alle forme
mosse, ricche di decorazione, impostate sui forti contrasti, si
sostituiscono opere estremamente semplici, rigorose, spoglie da ogni
decorazione, sempre composte in una fredda immobilità. Lo scultore che
meglio rappresenta le tendenze culturali del Neoclassicismo è
Antonio
Canova (1757-1822), che proprio dallo studio, condotto a
Roma, sui capolavori classici definisce il suo linguaggio personale,
basato essenzialmente sulla assoluta perfezione delle forme: le sue opere
risultano di una bellezza lontana, fredda, impersonale, perfetta ma quasi
senza vita. Canova ottiene grande successo nel suo tempo, è compreso ed
accettato da tutti, è conteso dalle maggiori corti d?Europa. La sua
produzione è vastissima: statue, gruppi, monumenti funebri, ritratti,
monumenti equestri.
Canova
ha influenzato fortemente tutta la scultura dei primi decenni
dell?Ottocento; essa risulta quindi in genere di tipo neoclassico, senza
evidenziare però alcun interprete di rilievo. Con il diffondersi del Romanticismo,
che rivaluta il sentimento e lascia largo spazio alla riflessione e alla
interpretazione personale, anche i soggetti cambiano e si registra una
forte tendenza alla rappresentazione della natura, della vita quotidiana,
del mondo personale dell?artista. Nella seconda metà dell?Ottocento
nasce anche una nuova tendenza definita Verismo, i cui soggetti sono
tratti dal mondo reale, con una preferenza per gli ambienti umili e
poveri, con personaggi raffigurati nella semplicità della vita
quotidiana. Sul finire dell?Ottocento, sotto la spinta delle nuove
tendenze in pittura, affermatesi ufficialmente in Francia nel 1874 con
l?Impressionismo,
anche la scultura si modifica profondamente.
Medardo
Rosso (1858-1928) ne è l?interprete più efficace e
originale, autore di opere in cui i contorni, anche attraverso leggere
deformazioni, si dissolvono nella materia stessa, scelta proprio in modo
da consentire all?artista di ottenere superfici sfuggenti, plasmate
quasi «senza volume». Medardo Rosso infatti usa spesso lavorare la cera
o il gesso levigati e caratterizzati da un?apparente fluidità, quasi
fossero appena colati.
Pittura
Seguendo
le indicazioni del Neoclassicismo, gli artisti della fine del
Settecento e del primo Ottocento tendono a dipingere ispirandosi a modelli
antichi, per realizzare innanzitutto l?assoluta perfezione formale, la
bellezza ideale. I soggetti preferiti sono gli avvenimenti storici o anche
leggendari delle civiltà
greca
e
romana. La
pittura del Neoclassicismo si sviluppa soprattutto a Parigi,
attraverso l?opera di Jacques-Louis David
(1748-1825) che segna una svolta decisiva per la pittura europea del
tempo. David guarda ai modelli antichi,
greci
e
romani, non
soltanto dal punto di vista formale, ma soprattutto come esempio di virtù
morale, di grande dignità umana, valido per tutti gli uomini. Caricando
di forte significato ideologico ogni sua opera, David assegna all?arte
il compito di messaggio di una fede politica: l?arte neoclassica diventa
così l?espressione artistica della borghesia in lotta. David diviene il
caposcuola della pittura neoclassica e il pittore ufficiale nel periodo
napoleonico, influenzando fortemente gli artisti del tempo e determinando
una vera e propria «moda». Il Neoclassicismo, in Italia non trova
esponenti di grande rilievo per quanto riguarda la pittura, come è invece
avvenuto per la scultura, con
Canova.
Nello
stesso momento in cui il Neoclassicismo segna la sua maggiore
affermazione, sono già vivi i nuovi fermenti romantici, che gli si
contrappongono totalmente. Il Romanticismo esalta soprattutto
l?individualismo, le capacità creative del singolo, superando ogni
imposizione, ogni regola precostituita, qualsiasi imitazione. Gli artisti
del Romanticismo rappresentano soggetti che sono nella realtà,
come paesaggi, scene d?ambiente o anche temi storici ispirati al
Medioevo, periodo ritenuto libero da legami classici e caratterizzato da
creazioni spontanee e originali. I pittori si sentono meno legati alle
regole accademiche e tendono soprattutto ad esprimere i sentimenti
dell?animo umano, comunicando commozione nei confronti del soggetto
rappresentato. Fra i pittori romantici, in Francia, assume particolarmente
importanza
Eugéne
Delacroix (1798-1863). In Italia, uno dei maggiori
esponenti della cultura romantica è il lombardo
Francesco
Hayez (1791-1882), che affronta temi storici e di
significato patriottico e soggetti che esaltano i sentimenti. Da questo
atteggiamento, anche in pittura, come già era avvenuto per la scultura,
nasce la tendenza verista, che si diffonde
con rapidità in Italia. I veristi non attribuiscono tanta importanza ai
soggetti da rappresentare, quanto al modo in cui essi vengono
rappresentati; si comincia a studiare come rendere la luminosità ed il
colore in un paesaggio, in un interno, per riuscire ad essere, il più
possibile, aderenti alla percezione che la realtà suscita. Questo tipo di
indagine viene condotta da gruppi di artisti che purtroppo rimangono
isolati dalle grandi correnti culturali europee e quindi anche i tentativi
più geniali e innovatori, come quelli dei macchiaioli toscani, dei
veristi napoletani (Scuola di Posillipo) o dei divisionisti
lombardi, sono destinati ad esaurirsi in breve tempo e a non avere
grande diffusione.
La
lunga lotta per l?indipendenza e per l?unità non favorisce in Italia
un rinnovamento radicale in campo artistico, ed anche i movimenti
regionali, rimangono isolati. Proprio per questo, alcuni artisti finiscono
con l?abbandonare la provincia per andare a Parigi dove, sul finire
dell?Ottocento, si sviluppa uno straordinario movimento innovativo che
modificherà profondamente il modo di dipingere: l?Impressionismo.
Il
movimento nasce a Parigi e si presenta per la prima volta al pubblico con
una mostra organizzata nel 1874 presso lo studio del fotografo Nadar.
Le opere degli Impressionisti sono infatti rifiutate nei saloni ufficiali
delle mostre, perché ritenute spregevoli a causa dei soggetti
rappresentati e del modo di dipingerli. La società di quel tempo, infatti
considera «artistiche» soltanto le immagini con soggetti e figure
composti artificiosamente nello studio del pittore o che ripetono modelli
prestabiliti. Non possono quindi essere ritenute accettabili immagini
tratte da un qualunque aspetto della realtà (un giardino pubblico,
un'osteria di campagna, un porticciolo lungo il fiume, ecc.) nelle quali
figure e oggetti sono rappresentati così come appaiono, senza ricorrere a
luci e pose studiate. Il termine «impressionisti» si attribuisce ad un
critico d'arte del tempo, Louis Leroy, che definisce con ironia questi
artisti, basandosi sul titolo di un dipinto di
Monet,
Impression, soleil levant (Impressione, sole nascente). Gli
artisti però non raccolgono questa provocazione, anzi adottano la
definizione come distintiva del gruppo. Essi esprimono:
-
l'avversione per le Accademie, dove si copiano i modelli con lo scopo di
acquisire soprattutto un'abilità tecnica;
-
il disinteresse per il «bel oggetto»: qualunque aspetto della realtà,
anche apparentemente banale, può ispirare l'artista e divenire «opera
d'arte»;
-
la preferenza per il paesaggio, rappresentato direttamente con i colori,
lavorando en plein air, per cogliere con immediatezza il variare
delle luci e delle ombre nelle diverse ore del giorno.
I
dipinti degli Impressionisti sono perciò realizzati con pennellate
rapide, senza disegno preliminare e senza troppi ritocchi e sfumature. Si
abolisce completamente l'uso del nero per realizzare che le ombre, proprio
per sottolineare che l'ombra, essendo determinata dalla luce, non è mai
assenza di colore.
Alla
prima mostra del 1874 ne seguono altre, fino al 1886, sempre accolte con
critiche fortemente negative; eppure oggi si riconosce all'Impressionismo
il merito di avere ufficialmente aperto la via alle avanguardie dell'arte
moderna, offrendo agli artisti la sua grande conquista: la completa
libertà di esprimersi perseguendo la ricerca di un linguaggio personale,
che non deve essere influenzato né dai desideri di un committente, né da
convenzioni e regole imposte dalla società. Già all'interno del
movimento stesso, ogni artista conduce una ricerca autonoma, legata ad
interessi personali diversi; per tutti però, dipingere rappresenta un
vero e proprio metodi di indagine della realtà.
Cézanne,
ad esempio, manifesta inizialmente la volontà di fissare sulla tela le
sensazioni visive e lavora sempre dal vero, costruendo l'immagine con
pennellate di colore che determinano ombre, luce, spazio. Ma le pennellate
via via tendono a formare una vera e propria «tessitura», che diviene la
struttura stessa dell'immagine e che fonde figura e sfondo tra di loro. Lo
spazio del dipinto non suggerisce più la profondità, tutti gli elementi
sbalzano in primo piano e, attraverso semplificazioni sempre maggiori,
vengono rappresentati quasi come fossero pure forme geometriche. Basta
osservare il dipinto della Montagna di Sainte Victore e
confrontarlo con un qualunque dipinto di un altro pittore impressionista,
di
Monet
o di
Pisarro
ad esempio, per rendersi conto di come
Cézanne
spinga la sua interpretazione visiva della realtà, fin quasi ai limiti
dell'astrazione.
Divisionismo
o Puntinismo
Divisionismo
in Italia, e Puntinismo in Francia: sono due movimenti affini
che operano tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del nostro secolo. Le
loro denominazioni derivano dal particolare modo di stendere i colori che
vengono accostati con piccolo tocchi di pennello senza essere mescolati
sulla tavolozza. I divisionisti o puntinisti (i francesi Seurat e Signac,
e gli italiani Pellizza da Volpedo, Segantini, Previati...) proseguono le
ricerche degli impressionisti sugli effetti di luce-colore, ma con un
procedimento esecutivo nuovo. Nel ritrarre paesaggi, scene in ambienti
interni o esterni essi cercano di applicare recenti teorie sulla luce e
sui fenomeni ottici dei colori. In pratica, i divisionisti nella loro
pittura non applicano la cosiddetta «sintesi sottrattiva», cioè la
mescolanza dei colori sulla tavolozza, ma accostando i colori puri secondo
la legge dei complementari, cercano di ottenere gli effetti di limpidezza
e luminosità della «sintesi additiva», cioè della mescolanza che, come
per la luce, si effettua nell'occhio dello spettatore. I piccoli tocchi di
colore, infatti, guardati da una certa distanza si amalgamano nell'occhio
dell'osservatore che avrà così sensazioni cromatiche luminose e vivaci.
Il procedimento tecnico-scientifico adottato, pur comportando
un'esecuzione accurata, minuziosa, non impedisce di conseguire risultati
gradevoli e originali.
Simbolismo Il
movimento simbolista, il cui principale esponente è Odilon Redon, si
sviluppa in Francia parallelamente al Divisionismo (1885). Un
dipinto, per i Simbolisti, non ha mai lo scopo di trasmettere solo le
impressioni visive; in ogni immagine che l'artista crea, egli non comunica
semplicemente ciò che ha visto, ma rivela anche inconsapevolmente il
proprio mondo interiore. Volutamente, allora, ispirandosi ai sogni, i
Simbolisti propongono immagini che non vogliono rappresentare la realtà
oggettiva, bensì riflettere la fantasia e l'immaginazione. I dipinti dei
Simbolisti sono caratterizzati dall'associazione apparentemente illogica
di elementi reali ed immaginari, suggeriti dalla fantasia e dal ricordo, e
che acquistano così anche significati simbolici. A questo modo di
concepire l'immagine si collegherà in seguito la ricerca del Surrealismo.
Liberty
Liberty
in Italia, Art Nouveau in Francia, Modern Style in
Inghilterra, Jugendstil in Germania: molti nomi per definire uno
stesso movimento artistico, diffusosi in tutta Europa dal 1880 all'inizio
della prima guerra mondiale. Un movimento che si è espresso attraverso
uno stile facilmente riconoscibile: esuberante fantasia decorativa; forme
definite da una linea animata, sinuosa, a serpentina; ricerca di
raffinatezza, eleganza nell'insieme e nei particolari. Perché questo
movimento? Il timore che l'era industriale, avviata ormai verso un
progresso inarrestabile, avrebbe provocato con i suoi prodotti una
decadenza del gusto, diventa stimolo a trovare un'arte nuova, moderna,
bella; un'arte che riguardi tutte le manifestazioni della vita: dalla
pittura, scultura e architettura all'arredamento, alla moda, agli oggetti,
a libri, manifesti... Per conseguire tale scopo si stabilisce uno stretto
rapporto tra artista e industria per migliorare la qualità tecnica ed
estetica dei prodotti che, pur nell'eleganza delle forme, devono mantenere
la funzionalità e la praticità connesse allo stile di vita dell'uomo
moderno.
Le
forme sono tante, la maggior parte destinata a creare ed abbellire la
casa. Questa è vista come un insieme unitario di architettura e
decorazione interna ed esterna. In pratica ogni piccolo particolare è
studiato, come forma, in stretto rapporto con l'architettura: dalle
incorniciature delle finestre alle ringhiere, dalle maniglie alle vetrate,
dai mobili ai lampadari, tendaggi, oggetti... Tutto è progettato e
realizzato da artisti o da abili artigiani sotto la direzione di
disegnatori e architetti. Un lavoro, quindi, di gruppo composto di
esperti. Viene così rivalutato il lavoro artigianale, compromesso dalla
nascente produzione industriale in serie. Sono utilizzati materiali dalle
possibilità espressive del tutto inedite: ferro, ghisa, vetro, cemento;
questo serve anche come materia plastica nella decorazione
scultorea. Il
Liberty nasce quasi contemporaneamente alla grafica pubblicitaria,
ed è proprio nel campo della grafica che si esprime in modo originale.
Secondo il nuovo gusto si illustrano libri e riviste; si decorano libretti
e spartiti di opere musicali; si abbelliscono di fregi le cartoline;
soprattutto si crea il manifesto per reclamizzare riviste, volumi, romanzi
a dispense. Il manifesto si afferma presto come forma d'arte vera e
propria, anche perché le case editrici si accaparrano validi artisti,
pittori, scultori e litografi, alcuni dei quali si dedicano quasi
esclusivamente a questo nuovo genere d'espressione figurativa. I nomi di
artisti pubblicitari sono tanti; ne citiamo soltanto uno, Toulouse -
Lautrec. A lui si fa risalire la nascita del manifesto come opera d'arte;
le sue creazioni sono caratterizzate da originalità compositiva o taglio
compositivo e da una linea incisiva. Il Liberty con la sua
inventiva decorativa si adatta felicemente alle composizioni
pubblicitarie: figure di adolescenti, donne, uomini che si combinano come
un tutt'uno con la decorazione floreale; e con l'illustrazione si
armonizzano nuovi caratteri tipografici. La figura femminile, in
particolare, ha un posto di rilievo nell'evoluzione della forme del
manifesto: è preziosa e raffinata come divinità; pallida e fatale come
attrice cinematografica oppure seminuda o vestitissima come simbolo di
bellezza.
Testo a cura
di:
Tribenet - La Tribù italiana dell'Arte |
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