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La
storia...
Verso il
1400 a.C. in seguito alle invasioni dei popoli costieri della penisola
ellenica, la potenza cretese declina e si afferma la supremazia di Micene,
che governerà sul territorio del Peloponneso fino al 1100 a.C., (per la
pressione e la superiorità militare dei dori gli Achei furono costretti ad
abbandonare le loro sedi concentrate nell'Argolide, una regione montuosa
del Peloponneso, per l'Asia minore), spostando sulla terraferma il centro
della cultura dell'Egeo. A contatto con le popolazioni indigene, gli
Achei, bene organizzati e bellicosi, fecero presto ad assorbire la più
raffinata cultura e, nulla sapendo del mare, divennero in breve valenti
marinai in grado di avventurarsi su rotte anche lontane per commerciare
con l'Egitto, con l'Asia minore, con località del Mediterraneo
occidentale. Tracce minoiche e achee si sono trovate persino nella
Britannia, fonte primaria di approvvigionamento dello stagno (profili di
armi e di altri oggetti sulle pietre di Stonehenge, il disegno di un
labirinto di tipo minoico, ecc.). La società achea era di tipo
patriarcale, in cui aveva grande importanza la famiglia monogamica. La
donna godeva di rispetto e prestigio, e di moderata libertà. La religione
contemplava il Fato, arbitro di tutte le cose, superiore anche al dio
solare Zeus.
Architettura
E'
nell'architettura che emergono le principali caratteristiche della civiltà
micenea, una civiltà guerriera, lontana dallo spensierato edonismo della
cultura cretese. Le principali costruzioni architettoniche del periodo
miceneo sono le mura e i
tholos. A Creta i grandi palazzi, compresi
quelli di Knosso e di Festo, erano aperti, privi di opere difensive. Segno
che i signori cretesi si sentivano sicuri e non temevano aggressioni né
dall'interno e né dall'esterno. La realtà micenea era sotto questo profilo
molto diversa: gli achei erano per tradizione e temperamento guerrieri e
aggressivi. I loro maggiori centri erano fortezze, costruite su alture. Le
mura delle città achee non appartengono alla prima fase della loro storia,
ma all'ultima, quando le minacce dall'esterno sono aumentate. A Tirinto
vennero edificate mura imponenti perché, nonostante fosse situata su una
collinetta, era posta solo a un paio di chilometri dal mare e quindi
abbastanza attaccabile. Otto metri mediamente lo spessore, sette l'altezza
di questa muraglia, che a buon diritto gli antichi, come quella di Micene,
chiamarono ciclopica. I costruttori usarono pietre, in parte squadrate in
parte lasciate irregolari, fino a una certa altezza, semplicemente
sovrapponendole e affidandone la stabilità al peso. Sopra questo basamento
veniva posti i mattoni seccati al sole. Non diversa la tecnica costruttiva
delle mura di Micene, città di
superficie quasi doppia di quella di Tirinto (30 000 mq) e in posizione
più sicura. La muraglia poligonale aveva uno spessore variante fra i sei e
gli otto metri, e due ingressi, di cui uno, la porta dei Leoni,
presentava un bastione sporgente, con quattro massicci pietroni a formare
soglia, stipiti e architrave. Sull'architrave una lastra con ai lati due
leoni separati da una colonna. Dalla porta dei Leoni partiva una
scalinata che raggiungeva il palazzo reale costruito su terrazze ricavate
nella roccia. Nel palazzo non c'era il cortile centrale come in quello
cretese, ma un ampio locale allungato, il megaron, coperto da un
soffitto sorretto da colonne lignee con basi di pietra nel quale
un'apertura lasciava uscire il fumo del focolare centrale. Si accedeva al
megaron attraverso un ingresso, un porticato e un'anticamera. Ai
lati di questi locali, stanze d'abitazione, servizi, uffici, archivi,
magazzini. Il gineceo era al piano superiore. Come materiali si usavano
pietrisco, mattoni seccati al sole, legname, e come legante argilla. Gli
impianti fognari e idraulici erano un po' meno sofisticati di quelli
cretesi, ma efficienti. Molto disadorni in un primo tempo, questi palazzi
si arricchirono via via di bei pavimenti, di eleganti pitture, di fini
manufatti artistici e artigianali. Un'altra importante testimonianza
dell'architettura micenea è il tholos, tomba
dedicata alle sepolture regali; in essa appare uno dei primi esempi di
cupola dell'antichità. Costruito tagliando una collina e disponendo grandi
pietre in cerchi concentrici sovrapposti, fino a chiudere completamente la
sommità dell'ambiente conico che ne deriva, il tholos viene
successivamente ricoperto di terra, che ricostituisce la collina
originaria. Un corridoio, lasciato libero fra due pareti di pietra,
conduce all'accesso della tomba. All'interno in un piccolo ambiente
scavato accanto al grande vano con la cupola. è collocato il sarcofago del
re. A Micene, gli scavi archeologici del tedesco Schliemann, alla fine
dell'800, hanno portato alla luce un ricchissimo corredo funerario,
costituito da maschere d'oro lavorate a sbalzo, pettorali, gioielli,
suppellettili varie, inizialmente ritenuto di Agamennone e dei suoi
familiari, ma in realtà assai più antico. Dall'analisi di queste opere
appare evidente la grandissima abilità raggiunta dagli Achei nella
lavorazione del metallo, che già nel loro tempo, li rese famosi forgiatori
di armi.
Arti
minori
Possiamo
individuare diverse fasi di sviluppo dell'arte micenea. I reperti
situabili fra il XVIII e il XVI secolo a.C. denunciano una cultura ancora
modesta: ceramiche, per esempio, molto semplici, a forma di globo, con
fondi rosso lucidi oppure con fondi chiari ed elementari decorazioni rosso
brune. Sul finire del XV secolo si afferma lo stile efireo, da
Efira, la moderna Korakou presso Corinto, luogo dei ritrovamenti: si
tratta di coppe con una decorazione floreale stilizzata. I reperti del
secolo XIV a.C. attestano una situazione di grande benessere o addirittura
di opulenza nel mondo acheo. I motivi della caccia e della guerra
prevalgono nella pittura. E' possibile che parecchie di queste
opere si dovessero ad artisti venuti da Creta. Un tema nettamente minoico
per esempio si osserva nelle due splendide tazze auree rinvenute in una
tomba a tholos di Vaphiò: la cattura e la doma di tori. Colpisce
nei manufatti artistici achei la profusione di oro. Con la fine del XIV
secolo a.C. si nota un ripiegamento, che corrisponde a un declino politico
e militare. Dai grandi crateri, grossi vasi a bocca larga decorati con
motivi guerreschi, si passa a oggetti più modesti, con ornamentazioni
scheletriche, astratte, lineari.
La
scultura non ebbe presso gli Achei grande sviluppo. Assente, si può dire,
la grande statuaria; modesta la presenza di statuette in terracotta. Un
po' più raffinate certe statuine in avorio, fra le quali famoso un gruppo
con due donne e un bambino rinvenuto a Micene (XIII secolo a.C.). Con
l'avorio si facevano anche contenitori di vario uso (per gioielli, per
cosmetici). Un buon livello tecnico aveva raggiunto l'oreficeria.
Testo a cura
di:
Tribenet - La Tribù italiana dell'Arte |
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