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La
storia...
Le
origini della civiltà greca risalgono al periodo in cui, dal XII al IX
secolo a.C. (circa), tribù di Ioni, Eoli, Dori, provenienti dai Balcani,
occupano, in fasi successive, il Peloponneso. Essi si impongono alla
civiltà micenea, determinando l'inizio di una nuova cultura, che si
estenderà poi a tutto il Mediterraneo. La civiltà greca vera e propria,
con caratteri originali e ben definiti, viene generalmente comprese nel
periodo che va dall'VIII al II secolo a.C. Inizialmente localizzata nella
penisola ellenica, la civiltà greca si estende successivamente sulle coste
dell'Asia Minore e dell'Italia meridionale (colonie della Magna Grecia),
per diffondersi, con Alessandro Magno, in Egitto ed in Oriente, fino ai
confini dell'India.
Arte
Greca
Moltissime sono le testimonianze della civiltà greca giunte sino a noi.
Oltre ai numerosissimi reperti archeologici originali (impianti di città,
teatri, statue, vasi) esistono copie romane di sculture e testimonianze
scritte in greco e latino, che illustrano molteplici aspetti della vita e
della cultura in Grecia. Assai scarse sono, tuttavia, le testimonianze
della pittura. L'arte greca raggiunse altissimi livelli nella
rappresentazione della figura umana: lo studio anatomico ed il movimento
armonioso del corpo sono resi nel marmo e nel bronzo con grandissima
abilità tecnica.
L'arte
greca è divisa in tre grandi periodi.
-
Periodo Arcaico (dall'VIII secolo alla prima metà del V secolo a.C.):
nell'arte sono ancora riconoscibili i modi espressivi degli antichi popoli
dei Dori e degli Ioni; elementi delle loro culture rimangono evidenti,
anche nei periodi successivi, soprattutto nella costruzione dei templi. A
questo periodo risalgono templi semplici e massicci, sculture immobili e
solenni, vasi a decorazione geometrica o a figure nere.
-
Periodo Classico (dalla seconda metà del V secolo a tutto il IV secolo
a.C.): l'arte presenta caratteri unitari e ben definiti; ad essa è
affidato il compito di divulgare e rafforzare i valori religiosi, sociali
e politici del tempo. A questo periodo risalgono templi slanciati,
armoniosi e riccamente decorati; sculture che propongono una bellezza
fisica e perfetta, quasi irreale, carica di tensione e movimento. I vasi
sono a figure rosse, che pongono in risalto l'anatomia dei corpi. Il
complesso monumentale più significativo del periodo classico è l'Acropoli
di Atene, che per volontà di Pericle viene costruita dai più
importanti artisti del tempo, affinché divenga il simbolo della grandezza
greca.
-
Periodo Ellenistico (dal III secolo al II secolo a.C. compreso):
Alessandro Magno riunisce in un grande impero le civiltà dell'Oriente e
della Grecia. L'arte greca si arricchisce degli influssi di culture
diverse, ma perde il suo carattere unitario. Si formano varie correnti
artistiche, che fanno capo a vere e proprie scuole (scuole di Pergamo e di
Rodi). A questo periodo risalgono edifici monumentali che devono celebrare
la potenza dell'impero; si costruiscono nuove città, secondo veri e propri
piani regolatori. Le sculture divengono sempre più realistiche,
caratterizzate da una forte espressività ed esasperazione dei gesti. La
decorazione dei vasi è sempre più ricca e raffinata e le opere riflettono
una padronanza assoluta dei mezzi tecnici. Vastissima è la produzione dei
monili e di oggetti preziosi. Nasce il mercato delle opere d'arte,
riprodotte anche in serie, in copie di piccolo formato.
Architettura
Il
teatro e, in particolare, il tempio sono le opere più
interessanti dell'architettura greca. Il teatro, per i Greci, era un luogo
importante per manifestazioni collettive, insieme religiose, politiche,
culturali e di svago. Gli spettacoli coincidevano con le grandi festività
in onore del dio Dioniso, a cui partecipava la totalità della
cittadinanza. Il teatro, come costruzione, è semplice, perfettamente
funzionale ed esteticamente armoniosa. Costruito sempre a cielo aperto sul
declivio di una collina si compone di tre parti:
- la
gradinata semicircolare, divisa in settore per gli spettatori;
- l'orchestra,
cioè la platea, a forma circolare o semicircolare: serviva per le danze
del coro; nei tempi più antichi vi era collocato al centro un altare per i
sacrifici al dio Dioniso;
- il
proscenio (o palcoscenico), dove recitavano gli attori, avente come
sfondo la scena, un edificio in muratura a imitazione di una
reggia.
Il
tempio, al pari del teatro, ha una struttura semplice e un aspetto
armonioso; anche se vasto e maestoso non tende al colossale come le
costruzioni egizie. Derivato dal megaron, assume attraverso il
tempo una sua tipica fisionomia; il tempio tipo consiste di tre parti,
disposte in senso longitudinale:
- il
pronao, un porticato a colonne che precede la cella;
- la
cella, locale destinato alla statua della divinità;
- l'opistodomo,
locali posteriori destinati a conservare gli arredi del tempio e le
offerte dei fedeli.
La
costruzione posa su di un basamento formato da gradoni ed è coperta da un
tetto a due spioventi che danno origine sulle facciate brevi a due
frontoni o timpani triangolari. A seconda della disposizione delle colonne
e anche del loro numero sulla facciata frontale il tempio ha denominazioni
diverse. E' detto in antis quando il portico è costituito dai
prolungamenti dei muri della cella ed è delineato sulla facciata da due
colonne; pròstilo quando il portico è aperto lateralmente e
presenta quattro colonne sul fronte; anfipròstilo quando il portico
è presente oltre che sulla facciata anteriore anche su quella posteriore;
periptero quando il portico circonda l'intero tempio; diptero
quando il portico è costituito da due file di colonne.
L'effetto
armonioso del tempio greco è dovuto a un calcolato rapporto di proporzioni
fra tutte le parti, principali e secondarie, dell'edificio. Come unità di
misura o "modulo" gli architetti stabilirono il raggio di base della
colonna; ad esso rapportarono le strutture portanti, quelle portate e
anche le modanature o sagome architettoniche. Sono, queste, elementi che
hanno la funzione di profilare e separare le parti principali e, nello
stesso tempo, di decorare; possono essere rettilinee o curve, a superficie
liscia o decorate a rilievo o a pittura. Il tempio greco è costruito
secondo il sistema trilitico: come elemento portante c'è la
colonna, composta di base, fusto e capitello; come elemento portato la
trabeazione, suddivisa in architrave, fregio e cornice. La
disposizione della colonna e della trabeazione con le loro tipiche
suddivisioni, definite da regole fisse, costituisce il cosiddetto
ordine architettonico. Gli ordini si suddividono in:
-
ordine dorico: il fusto della colonna presenta scanalature a spigoli
vivi e poggia direttamente sullo stilobate. Il capitello è costituito da
un semplice rigonfiamento (echino) sormontato da una spessa lastra
a base quadrata (abaco). Sull'architrave è posta una fascia
decorativa (fregio), composta da elementi scanalati (triglifi),
alternati a lastre con bassorilievi (metope). La netta separazione
fra un metopa e l'altra favorisce la rappresentazione di episodi staccati
l'uno dall'altro.
-
ordine ionico: il fusto della colonna presenta scanalature a spigoli
smussati; è più alto e sottile di quello dell'ordine dorico; poggia su di
un basamento che lo isola dallo stilobate. Il capitello è costituito da
due volute, sormontate da un sottile abaco. Sull'architrave il
fregio è costituito da un bassorilievo che si sviluppa senza
interruzioni e che si presta particolarmente per una narrazione continua.
-
ordine corinzio: la colonna e la decorazione del fregio sono ripresi
dall'ordine ionico, il capitello è invece costituito da una composizione
di foglie di acanto; gli edifici realizzati secondo l'ordine corinzio
appaiono nel complesso più alti e monumentali.
In tutti
e tre gli ordini il frontone del tempio, determinato dal tetto a due
spioventi, è costituito da una cornice che delimita uno spazio triangolare
interno detto timpano. Esso è decorato da sculture a tuttotondo che
devono essere ideate in funzione del posto che occupano.
Scultura
La figura
umana è il soggetto più rappresentato nella scultura greca. Le
statue più antiche (VIII-VI secolo) raffigurano prevalentemente giovani
uomini e donne e sono realizzate in pietra o marmo (tipiche sculture
dell'epoca arcaica sono i kouroi, giovani atleti, e le korai,
fanciulle ateniesi recanti offerte alla dea Athena). Sono sculture votive,
erette con uno scopo propiziatorio, rigidamente frontali nell'impostazione
della figura; sembrano chiedere benevolenza alla divinità che rappresenta
il destinatario del messaggio visivo. Dal V secolo si evidenzia un vivo
interesse per l'anatomia e la rappresentazione del movimento. Nel mondo
greco le divinità hanno forma umana: il loro corpo, rappresentato nel
pieno della giovinezza e del vigore, comunica l'idea di una bellezza
perfetta, incorruttibile nel tempi, immortale. La rappresentazione della
figura umana testimonia desiderio di perfezione nel corpo e nello spirito,
volontà di raggiungere l'ideale dell'uomo eroico e vittorioso, protetto ed
amato da un dio che guida le sue azioni. I grandi scultori del V secolo (Mirone,
Policleto, Fidia) e del IV secolo (Skopas,
Prassitele, Lisippo) esaltano la perfezione della muscolatura e
studiano accuratamente l'armonia e la proporzione fra le parti del corpo,
mostrando una grandissima abilità tecnica nella realizzazione delle loro
opere, scolpite nel marno o fuse in bronzo. Dal III secolo in poi l'ideale
dell'uomo greco perfetto viene abbandonato. Ci si allontana dalla bellezza
idealizzata ed irreale dei secoli precedenti e le immagini riproducono
anche i difetti fisici e le caratteristiche dei volti e corpi non più solo
giovani ed atletici. Si sviluppa la ritrattistica per tramandare il volto
degli uomini illustri. Al cittadino non si propone più un modello astratto
di perfezione, bensì l'esempio di coloro che, con volontà, hanno saputo
potenziare le molteplici capacità umane. Gli eroi della cultura greca sono
ora i grandi protagonisti della storia: condottieri, uomini politici,
filosofi, poeti, artisti. Lo scopo di questi messaggi visivi è soprattutto
celebrativo; l'artista che scolpisce i ritratti vuole comunicare,
attraverso l'espressività del volto, la personalità del soggetto
rappresentato.
Pittura
Dalle
testimonianze scritte sappiamo che in Grecia la pittura era molto
diffusa; gli scavi archeologici, però, fino ad oggi hanno portato alla
luce solo esempi di decorazione ad affresco in alcune tombe di Paestum. In
esse sono rappresentate scene di banchetti, di giochi fra gladiatori e
gruppi di donne che piangono il defunto. Queste immagini descrivono le
fasi dei rituali funebri in uso presso le popolazioni della Magna Grecia,
ancora in parte radicati nelle tradizioni popolari del sud d'Italia. La
decorazione dei casi più antichi si ispira a motivi naturalistici
(serpenti, uccelli, ecc.) e geometrici. Con il passare del tempo il
soggetto più rappresentato diviene la figura umana; dapprima essa viene
dipinta in nero sul fondo rosso della terracotta, successivamente viene
dipinto il fondo con vernice nera, lasciando in rosso la figura. Con
sottili pennelli si definiscono le pieghe delle vesti ed i particolari
della muscolatura. La produzione della ceramica è vastissima in tutto il
mondo greco ed ha una grande importanza nell'economia perché i vasi sono
considerati merce di scambio. La tecnica della ceramica raggiunge
altissimi livelli di esecuzione.
L'Acropoli
di Atene
Il
complesso monumentale più significativo dell'arte greca è l'Acropoli di
Atene. Fin dall'epoca micenea (secondo millennio a.C.) sulla sua
sommità si trovava il palazzo del re (anax) e intorno al XIII
secolo a.C. vi fu innalzata la prima potente cinta muraria fortificata.
Con l'accrescersi dell'importanza di Atene e in modo particolare nell'età
di Pisistrato e dei Pisistratidi (VI secolo a.C.) l'Acropoli era stata via
via arricchita di edifici sacri e le sue fortificazioni erano state
rinforzate. Dopo le distruzioni operate dai Persiani cominciò la
ricostruzione prima sotto il governo di Temistocle (inizio del V secolo
a.C.), poi con Cimone (prima metà del V secolo a.C.), ma fu comunque con
Pericle che l'Acropoli raggiunse il suo massimo splendore. L'agorà
già alla fine del VI secolo a.C. era staccata dall'Acropoli
caratterizzandosi come luogo civico per eccellenza, simbolo della
trionfante democrazia. Nel V secolo a.C. acquistò una forma più regolare,
si arricchì di edifici e di porticati che ospitavano botteghe e luoghi
d'incontro. Divenne il vero centro politico e commerciale della città. Il
primo edificio innalzato sull'Acropoli fu il Partenone, tempio di
Athena Parthenos, cioè della Vergine in quanto la dea Athena aveva
custodito la propria castità anche quando Efeso l'insediò, il monumento
che Pericle volle fosse omaggio alla dea Athena protettrice della città
nel difficile momento dello scontro con i persiani, anche un simbolo della
potenza ateniese che dal periodo della guerra era uscita vincitrice
stabilendo la propria egemonia sulla Grecia. Una serie di attente indagini
condotte da un archeologo inglese, Rhys Carpenter, hanno rivelato che nel
sito dove sorse il tempio pericleo era già stato in costruzione un altro
tempio dedicato ad Athena ed era stato progettato nel 490 a.C. circa. Era
già stata eretta un'altra piattaforma di pietra e posti in loco i tamburi
di base del colonnato quando nel 480 a.C. sopravvenne l'invasione
persiana. Tra il 468 e il 465 a.C., per iniziativa di Cimone, fu
progettato un nuovo tempio nello stesso luogo e con la stessa pianta. I
lavori per la costruzione del nuovo edificio furono interrotti però quando
Pericle assunse il potere dopo la morte di Cimone nel 450 a.C. In questa
fase fu progettato un nuovo tempio, il terzo, nello stesso luogo ma con
pianta ampliata. Dai resoconti finanziari desumiamo che la costruzione del
Partenone fu iniziata nel 447 a.C. quando fu inaugurata la grande
statua crisoelefantina, cioè in oro e in avorio, la
Athena Parthenos di Fidia, ma rimasero
all'opera squadre di scultori fino al 432 per completare la decorazione
dei frontoni. Le fonti antiche ci hanno tramandato i nomi di alcuni
architetti: Iktinos, Kallikrates, Karpion. Sappiamo qualcosa di più di
Fidia grazie alla sua notorietà e alla sua amicizia con Pericle. Le fonti
sono d'accordo sul fatto che fu nominato da Pericle episkopos, cioè
sovrintendente dei lavori del Partenone, e non abbiamo motivo per metterlo
in dubbio. Comunque il Partenone non fu opera di una sola persona, ma di
una équipe affiatata.
Lunga e
minuziosa fu la progettazione, durata almeno due anni (449 e 448 a.C.). Fu
usata, ristrutturandola e ampliandola (da 23,53 m x 66,94 con sei colonne
per sedici a 30,88 m x 69,609) la piattaforma del precedente tempio che
presentava già la disposizione prostila della cella, cioè con opistodomo
anteriore con quattro colonne distaccate tra le ante e la profondità del
pronao ridotta. Iktinos mantenne inoltre la divisione della cella in due
settori, il vano principale a ovest a tre navate con doppia fila di dieci
colonne, il secondo a est, a pianta quadrata, con quattro colonne che
sostenevano il soffitto. La necessità di riutilizzare gli elementi delle
colonne già presenti nel cantiere condizionò le dimensioni delle colonne,
che risultarono di diametro inferiore rispetto ai canoni tradizionali
dell'ordine dorico e quindi il colonnato esterno risultò con un ritmo
molto serrato. Iktinos, pur conservando questa pianta, dovette tener conto
delle proporzioni monumentali che Fidia prevedeva per la statua. Mantenne
allora la divisione in due sale della cella del precedente tempio, ma
trasformò però in modo sostanziale la ripartizione degli spazi e dei
volumi. Sviluppò il colonnato interno attorno alla navata centrale della
cella sotto forma di un portico a tre ali, due laterali a dieci colonne e
una trasversale a cinque colonne. Aumentando così l'ampiezza della cella
il numero delle colonne sulla facciata fu aumentato dai sei a otto; i
corridoi del peristilio vennero ridotti, il pronao e l'opistodomo
perdettero la profondità. Nella sala posteriore, dove veniva custodito il
tesoro della dea e che all'origine portava il nome di Parthenon,
nome che soltanto dal IV secolo a.C. fu adottato per tutto l'edificio,
Iktinos impiegò l'ordine ionico per le quattro colonne perché la forma più
slanciata soddisfaceva meglio l'esigenza di spazio.
La
decorazione scultorea e pittorica ravvivava ed esaltava il tempio. Sobria
quella relativa alle modanature in marmo dotate di piccoli fregi con
perle. In quella del tetto predominava il motivo della palmetta. A testa
di leone i gocciolatoi. Contenuta anche la cromia: poco azzurro, rosso,
oro su alcune modanature e sui cassettoni marmorei, con motivi geometrici
o floreali stilizzati. Sfortunatamente ci sono giunte in cattivissime
condizioni le sculture del tempio, distribuite su novantadue
metope, su un fregio
di centosessanta metri che girava intorno alla cella e sui due
frontoni. Per connettere in qualche modo i
frammenti dispersi e interpretarli si sono rivelati preziosi i disegni
eseguiti dal pittore Carrey prima dell'esplosione del Partenone-polveriera
nel 1687. Le sculture, in marmo a grana fina erano dipinte e arricchite da
dettagli in bronzo probabilmente dorato.
Le
metope, pressappoco quadrate, erano quattordici
sui lati brevi, trentadue sul lunghi. Sul lato occidentale è rappresentata
un'amazzonomachia, lotta di amazzoni, simboleggiante con ogni
probabilità la guerra contro i persiani. Del lato nord quasi nulla
possiamo dire, perché l'unica metopa leggibile è la trentaduesima, che si
pensa raffiguri Iris ed Hera, le divinità rappresentanti i fenomeni
naturali e la terra o la vita stessa. Il tema svolto era comunque la
guerra di Troia, con gli dei che assistevano alla lotta. La stessa
indecifrabilità presenta il lato orientale, rappresentante una
gigantomachia. Meglio si sono conservate le metope del lato
occidentale, probabilmente perché di più difficile accesso, poiché da
quella parte il pendio era più scosceso. Il tema è una Lotta fra
Centauri e Lapiti, un popolo mitico della Tessaglia noto per avere
liberato quella regione dei Centauri, chiara metafora della lotta tra la
bestialità e razionalità. I contendenti sono in parte nudi in parte
coperti da clamidi e mantelli. Alla contenutezza espressiva dei Lapiti fa
riscontro un'intensissima gamma di emozioni sul volti dei Centauri.
Perdute sono le metope dalla tredicesima alla ventunesima.
Ideato da
Fidia, il lunghissimo fregio, della cella
rappresenta in chiave realistica la processione delle Panatenee, la
maggiore festa civile e religiosa di Atene, che si svolgeva in estate in
onore della dea protettrice della città. Sul lato occidentale del fregio
un corteo di cavalieri con un personaggio che li guida. Sul lato
settentrionale ancora una cavalcata: i cavalieri sono preceduti da carri e
seguiti da anziani, da citaredi e flautisti, da portatori di offerte, da
conducenti di vittime sacrificali. Sul lato meridionale la tematica si
ripete. Su quello occidentale un po' meno affollato, le fanciulle ateniesi
alla presenza degli eroi e degli dei offrono ad Athena il sacro peplo. Non
c'è un momento di monotonia nella rappresentazione: le figure in movimento
si alternano a quelle ferme, lo scorcio è risolto con un regredire dei
piani e con una variazione di profondità del rilievo. Sono in tutto nel
fregio trecentocinquanta figure, che riescono a vivere ciascuna di vita
propria, pur integrandosi nell'insieme.
Anche i
frontoni sono in cattivo stato di
conservazione. Quello orientale recava ai lati il Sole sul carro che
sorgeva dal mare e Selene, personificazione della luna, che con la sua
quadriga vi sprofondava, al centro (perduta) la nascita di Athena; poco
rimane anche di altre figure di divinità che assistevano al prodigio. Più
complessa e dinamica la rappresentazione sul frontone occidentale. E' la
lotta fra Athena e Poseidone per il possesso dell'Attica, con la
partecipazione di divinità e i eroi. Si avvertono anche qui l'idea e la
mano di Fidia.
Tutte
queste sculture convergevano a esaltare il capolavoro di Fidia, l'Athena
Parthenos, il simulacro d'oro e avorio, posto all'interno della
cella, della dea simbolo del genio e della libertà ateniesi. La statua era
alta circa dodici metri ed erano stati impiegati per la costruzione circa
mille chili d'oro, le parti nude erano di avorio, gli occhi di pietre
preziose. La dea indossava una lunga veste, recava sul petto una testa di
gorgone d'avorio, aveva il capo coperto da un elmo adorno al centro di una
sfinge e ai lati di grifi. Nella mano destra reggeva una Nike, la dea
della vittoria, coronata d'oro, con la sinistra lo scudo rotondo decorato
all'esterno da una testa di gorgone e da un'amazzonomachia. Si affacciava
dallo scudo Erichtonios, eroe attico con le fattezze di serpente, accudito
alla nascita da Athena, che ne favorì il culto quando divenne re di Atene.
Sulla spalla sinistra poggiava la lancia. Una centauromachia ornava le
suole dei sandali. Per farci un'idea dell'opera dobbiamo ricorrere alle
copie, non infedeli ma scialbe.
Dopo la
costruzione del Partenone i cantieri attivi sull'Acropoli non
cessarono la loro attività e l'officina organizzata da Iktinos e
Kallikrates continuò a dominare la creazione architettonica in Grecia fino
alla fine del V secolo a.C. Sull'Acropoli il nuovo tempio esigeva un
accesso monumentale. Il precedente ingresso costruito nel VI secolo a.C.
non rispondeva più alle esigenze del grande tempio. I lavori cominciarono
nel 437-436 a.C. ma non furono mai terminati per l'inizio nel 432-431 a.C.
della guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta. A un nuovo architetto
Mnesikles strettamente legato all'officina del Partenone per stile e modi
costruttivi fu affidato l'incarico.
I
Propilei sono costituiti da un corpo centrale con sei colonne doriche
sulle due facciate di ovest ed est. L'interno era diviso da una parete a
cinque porte in due vestiboli dei quali l'occidentale è il più ampio e ha
tre navate separate da due file di tre colonne ioniche. Attraverso la
navata centrale passava la via che conduceva agli edifici sacri. Al corpo
centrale si affiancava a nord un edificio formato da un'ampia sala e da un
portico a tre colonne "la pinacoteca", così detta perché in essa erano
conservate opere pittoriche.
A sud dei
Propilei s'innalzava il Tempio di Athena Nike, progettato nel 448
a.C. circa da Ipponikos, nipote di Cimone che affidò la costruzione
all'architetto Kallikrates. La costruzione divenne oggetto di contesa tra
il partito conservatore di Cimone e Pericle che non gradiva che il
bastione dell'Acropoli, sede di antichi culti fin da epoca micenea, fosse
rioccupato da un culto tradizionale. Soltanto dopo la morte di Pericle,
nel 424-423 a.C., il progetto di Kallikrates fu ripreso. Si tratta di un
tempio ionico, in marmo pentelico, con quattro colonne sulle due facciate
e con un'unica cella. Un fregio continuo correva sui quattro lati ed era
decorato con lotte tra greci e orientali alla presenza degli dei, con
allusioni forse ai recenti avvenimenti di guerra della città ateniese. La
statua di culto, l'Athena Nike, era in legno.
Lungo il
lato sud delle mura fu costruito l'Eretteo, di cui ignoriamo il
nome del progettista. La costruzione ebbe inizio nel 421 a.C. e completata
nel 405 a.c. (tra il 413 e il 409 a.C. fu interrotta per la spedizione in
Sicilia). Il corpo principale è costituito da un tempio ionico con sei
colonne sulla fronte come accesso alla cella dell'Athena Polias, dove era
conservata l'antica statua della dea che si voleva fosse caduta dal cielo;
la fronte occidentale è chiusa da un'altra parete. Nel lato nord presenta
un vestibolo con quattro colonne ioniche sulla fronte e una su ciascun
lato che racchiudeva il segno del colpo del tridente di Poseidone e dava
accesso alla cella del dio. Nel lato meridionale sullo stesso asse c'è la
Loggia delle Korai, la cui trabeazione è costituita da sei statue
femminili (cariatidi) oggi sostituite da copie. Dalla loggetta si accedeva
alla tomba di Cecrope. Un fregio con figure ad altorilievo recingevano
tutto il tempio, compreso il portico settentrionale.
Testo a cura
di:
Tribenet - La Tribù italiana dell'Arte |
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