Trama:
Sul finire della seconda guerra mondiale
s?incrociano le dissonanti scelte
di 6 personaggi
accomunati però da una stessa ricerca:
trovare una donna : "Manuela Mineghini".
La bocca è usata da ognuno di loro come mezzo per sopravvivere
in un periodo di grandi tensioni e inevitabili crisi:
un podestà autoritario che getta nelle sue parole disprezzo e frustrazione per
coloro che non sono dalla sua parte,
una giovane donna che espia con il digiuno la colpa di un popolo dedito alla
rassegnazione,
un donna matura che vende le sue labbra a uomini desiderosi di piacere,
un giovane pettegolo che passa le sue giornate raccontando maldicenze e
indiscrezioni per ottenere agi e considerazione,
un pazzobarbone solitario che vaga per le strade annunciando con folle solennità
discutibili imposizioni,
un tedesco che vuole affogare nell?alcol la ricerca di un senso che spieghi le
atrocità della guerra,
e Manuela Mineghini, una musicista che esprime con le sue scelte contraddittorie
l?incapacità di una generazione nel capire, nello scegliere cosa sia giusto
fare, da che parte stare.
Inizialmente tutto appare diverso da quello che realmente è,
tale da scaturire nel pubblico una dubbia comprensione e da catapultarlo nella
medesima sensazione
di chi non riesce a capire ed accettare le assurdità di una guerra.
Ogni personaggio in realtà è diverso da come appare ,
trovando rifugio in una maschera necessaria per sopravvivere.
L?ambiguità dello spazio tratteggiata dagli iniziali monologhi assai veloci
serve a produrre un meccanismo di disorientamento nel pubblico,
in modo che esso inizi a comprendere la logica della guerra,
la sua forza paradossale che dilaga in ogni ambito della vita sociale.
Dunque lo sfondo storico, e cioè il conflitto bellico,
è il paradigma concettuale di tutta la storia:
l?incomprensione di fronte alla follia delle armi
corrisponde all?incomprensione dello spettatore di fronte al modo di raccontare
la vicenda.
Ecco allora che il virus della follia,
che accompagna l?ambiguo registro narrativo,
trova spazio e forma nella figura di un particolare personaggio:
un pazzo barbone solitario che nell?oscurità viene scambiato per un qualsiasi
dittatore,
mostrando quanto il suo potere sia fondato su un?arbitraria imposizione.
La follia dell?uomo solitario è la matrice concettuale di tutta l?opera:
perché non dobbiamo credere alle sue parole?
Solo perché sono assurde?
E non sono forse assurde quelle di un dittatore?
Per cui il confine tra la follia e la dittatura risulta inesistente.
I personaggi si muovono sulla scena alternando paura e determinazione,
rinuncia e spirito d?iniziativa,
desiderio di fuga e volontà di ribellione,
e cioè entro i limiti cui si muove la comprensione umana di fronte alla guerra.
Ogni loro gesto apre e disegna uno spazio, decifra un ricordo, raccoglie un
emozione.
Sono anime afflitte che cercano la loro eterna consolazione,
differenti elementi naturali che cercano individualità in un?agognata ma
improbabile fusione,
sono come degli acrobati:
non sanno se arriveranno all?estremità del filo,
non sanno ciò che succederà durante il percorso,
non sanno se troveranno l?equilibrio,
sanno solo che non bisogna vacillare... esitare... dubitare... mai.
Sanno che in guerra un ideale è l?unica cosa certa,
qualunque esso sia.
Li fa restare in piedi,
li fa parlare,
urlare se è necessario.
E un giorno moriranno per quell'ideale, ma per lo meno sembrerà loro tutto
razionale... normale... possibile.
Non c?è alcun giudizio morale sulle loro scelte: ?Ognuno cerca di fare la sua
parte, ovunque si trovi e contro chiunque sia costretto a combattere. Non si
tratta di scegliere, soprattutto se ciò che è giusto trova letargo tra ciò che è
sbagliato: è innaturale svegliarlo? dirà uno dei personaggi. La bocca
rappresenta il silenzio forzato del nemico, la rassegnazione di fronte alle
atrocità umane; la mancanza di parola, di ragione, di comprensione di fronte
alle assurdità e alle ambiguità di un conflitto bellico; l?impossibilità di
reagire... di ribellarsi... di opporsi civilmente. |