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RACCONTI SUL CINEMA " IL REGISTA " DI MARTA RIZZO

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IL REGISTA
di Marta Rizzo

 

L'idea è quella di raccontare la storia di una giovane donna che determina i percorsi della propria vita sulla base di un'esperienza infantile: la conoscenza e i primi, fondamentali approcci con il cinema.

Questa bambina, a tratti allegra, entusiasta delle cose e curiosa, mostra un carattere timido, fondamentalmente malinconico, sensibile ad ogni nuova scoperta del mondo.

Il personaggio principale che l'accompagna nell'infanzia, è il padre, di cui si vorrebbero vedere dei piccoli aspetti, una presenza indispensabile, ma che viene delineata quasi fosse un fantasma, un punto fisso attorno al quale la bambina si muove, cresce, apprende e definisce il proprio modo di sentire.

In questo percorso, alcune immagini di L'esilio di Gardel.Tangos di Fernando Solanas saranno determinanti.

La prima parte del progetto si vorrebbe soffermare sulla visione, da parte di questa bambina, di una serie di film che la segnano indelebilmente: Bergman, Fellini, Antonioni, Kurosawa, Chaplin, Truffaut. Da queste visioni, rapide e incisive come pezzi della sua vita, Rosa, questo il nome della bambina, cresce, travolta da un amore familiare intenso e contraddittorio e da una vita reale di cui le sfuggono i particolari. Le minacce telefoniche indirizzate al padre, giudice, costretto ad abbandonare la magistratura ordinaria a causa di un processo, riguardante movimenti finanziari in Svizzera di alte personalità della politica italiana della fine degli anni '70, che il Tribunale di Roma gli fa sospendere. Rosa vive questo momento difficile della famiglia come in sordina, nella nebbia, tra quelle stesse nebbie che hanno corrotto la magistratura del tribunale di Roma. Il padre, dopo l'immotivata sospensione delle indagini sul caso di corruzione che sta seguendo, fa causa al presidente di quel tribunale, ma il forte ostruzionismo e la comune degradazione delle autorità della magistratura, lo porteranno ad accettare un ruolo di prestigio e di studio presso un altro ufficio, abbandonando quella corruzione che non gli appartiene.

Un altro ricordo frammentato, fatto di giochi, di risate e poi di molti pianti e incomprensioni, riguarda il padre di una cara amica della bambina: il vanitoso, elegante e severo padre di Alessandra, infatti, viene arrestato una mattina, mentre Rosa è in casa della bambina ed insieme si stanno preparando per andare a scuola.

Questo ricordo è importante perché definisce la serena infanzia della bimba, turbata da alcuni accadimenti che Rosa scrive in un diario, ma di cui non sempre sa dare un significato.

Rosa, ad esempio, non capisce cosa significhi "bancarotta fraudolenta", non capisce perché il padre di Alessandra venga preso dalla polizia così, in manette, davanti a lei, alle figlie e alla moglie: non capisce la brutalità di quel fatto. Ed è forse da quel momento che nasce in lei un odio repulsivo, quasi violento contro ogni forma di prevaricazione, di abuso, di ingiustizia.

Rosa cresce e continua ad andare al cinema. E' qui che verrà definitivamente colpita dalla visione del un film argentino, che racconta la storia dell'esilio della popolazione di quel paese, verso l'Europa, verso la Francia. Il film è un affresco onirico e malinconico, difficile ma seducente, perché la musica, la danza, il tango ne sono il filo conduttore. Per Rosa quel film si chiamerà solamente Tangos.

Rosa, ha dodici anni. Con la sua amica Chiara, di origine argentina e che ha vissuto fino a due anni prima a Buenos Aires, inizia ad ascoltare il tango, impara lo spagnolo, conosce i musicisti del tango. Apprende che questa musica eccezionale, non nasce dal popolo argentino, ma si diffonde in quel paese nei primi del '900 con le emigrazioni degli "italiani d'Argentina", che daranno vita a queste armonie malinconiche perché malinconici e dolenti sono i ricordi, l'esilio, le distanze oceaniche, le facce dimenticate.

Rosa cresce, si iscrive all'Università, impara a suonare il pianoforte, frequenta la sezione giovanile del PCI. Le manifestazioni che organizza e alle quali partecipa, le ricordano quelle viste nel film del regista argentino. Durante una di esse, infatti, sullo squarcio di un viale del centro di Roma, illuminato da un sole accecante, i manifestanti attorno a lei, iniziano a ballare un tango. Rosa suona il pianoforte.

Verso i diciotto anni, Rosa vive uno dei periodi più radiosi della sua esistenza. L'incontro con un regista russo, un famoso regista russo. La zia di Rosa, infatti, moglie dello zio paterno, fotoreporter e amico degli intellettuali più illuminati del paese, sta lavorando alla sceneggiatura di un film che il regista russo gira in Italia. Il padre di Rosa, pur continuando l'attività di giurista, collabora alla stesura della sceneggiatura, visto che già in precedenza aveva lavorato su una sceneggiatura (assieme ad una regista "schierata" e "minore" del cinema italiano) tratta da un libro che lui stesso aveva scritto assieme ad un grande scrittore, sugli attentati che l'OVRA fascista aveva organizzato contro Mussolini durante tutto il ventennio. Di quella sceneggiatura non se ne fece più nulla: un famoso produttore la comprò per una somma cospicua, ma nessuno girò il film. Ora, invece, il padre tornava a scrivere per il cinema, anche se non volle far comparire il proprio nome. Così, Rosa vive un periodo meraviglioso: coccolata dall'amico straniero, eccentrico e bellissimo, stimolata nello studio della musica, innamorata del figlio del regista, anch'egli musicista: suonatore di violino.

Quando può assistere alle riprese del film, Rosa si entusiasma, si emoziona, ma pensa sempre alla forza dirompente del tango e al suo regista argentino.

Rosa ha 25 anni, il padre muore tragicamente, travolto da una macchina. E' allora che, finita l'Università, la ragazza inizia a frequentare diversi corsi di scrittura cinematografica.

Intanto, il figlio del regista russo, Nicolaj, vive e lavora in Italia, mentre il padre è tornato da tempo nel suo paese. E' stato molto vicino a Rosa, dopo la morte del padre e lei lo avrebbe voluto ancora accanto a sé. L'uomo, però, non riusciva a vivere in Italia: si sentiva soffocare, la vita era troppo cara, il suo cinema era quello di Checov, quello del suo paese.

Rosa e Nicolaj iniziano a frequentarsi assiduamente. Nicolaj è appassionato di Mozart e della musica dodecafonica, Rosa continua a parlare di tango.

Rosa e Nicolaj vivono insieme. Rosa scrive racconti, frequenta l'accademia argentina e l'ambasciata, dove spesso si organizzano eventi e retrospettive di famosi e grandi artisti di quel paese.

Rosa ha più di trent'anni. Nicolaj, più grande di lei di dieci anni, è diventato professore del Conservatorio di Roma.

Da un'amica sceneggiatrice, intanto, la giovane donna viene a sapere che il regista argentino a lei caro, è a Roma, per tenere un seminario di scrittura e regia cinematografiche presso l'ambasciata che la ragazza frequenta.

Scorci di tango, che si sono sempre confusi con la realtà, come se la vita di Rosa fosse costantemente interrotta da una grande colonna sonora dove il tango è il principio dominante, si sovrappongono alla scrittura di un racconto: una storiella che Rosa è costretta a scrivere per poter frequentare il seminario del suo regista. E la storiella raccoglie pezzi dei diari di Rosa, pezzi nei quali la ragazza parla del film, del cinema, del tango, dell'infanzia.

Alcuni giorni dopo aver portato in ambasciata il suo raccontino, ben chiuso in una busta gialla, Rosa riceve una lettera, nella quale viene invitata a frequentare il seminario del suo regista sudamericano.

Rosa, durante il corso, è ansiosa, ma non turbata da quell'entusiasmo che aveva fino a qualche tempo prima, per tutto. Il tango, la malinconia e la durezza di quella musica, sembrano riflettere il carattere di questa strana donna sorridente e disincantata. Il regista si rivela essere una persona amabile, eppure non facile: schivo, sarcastico, riservato, ironico, allegro e triste assieme, con occhi veloci, intelligenti, in continua ricerca di sguardi, di facce da incontrare e da capire. Il rigore di quell'uomo stupisce Rosa, la quale, nei giorni del seminario, si sorprende attenta, diligente, assennata, come mai era stata, forse.

E' l'ultimo giorno del seminario. Rosa arriva in ambasciata, trafelata. Nell'elegante stanzetta antistante la sala del seminario, incrocia lo sguardo di una donna. Bella, anziana, dai capelli rossi: è in silenzio, guarda un libro di fotografie. Rosa la scruta attentamente e la donna alza lo sguardo, sentendo, come spesso accade, che qualcuno l'osserva. La donna solleva la testa, piccola e proporzionata: i suoi occhi sono straordinariamente acuti, tristi e guizzanti allo stesso tempo. La ragazza le si avvicina, pensando che assomigli vagamente ad Annie Girardot. La donna appare mansueta, timida, eppure compiaciuta dall'interesse con cui Rosa le chiede chi sia, cosa faccia lì, senza inibizioni, senza il timore di essere invadente. Perché Rosa domanda e ascolta con la curiosità viva e silenziosa di chi vuole trovare qualcosa.

Il seminario del regista finisce. L'uomo, che ha osservato Rosa per tutto il periodo, la saluta baciandola, pronunciando allegramente il suo nome, definendola stravagante e suggerendole di continuare a scrivere. Ma il tango, Rosa come può abbandonare la musica? Il regista le risponde che il tango è anche scrittura, la musica non nega la parola, il racconto per immagini è scrittura e musica assieme.

Rosa, allora, decide fermamente, ma con estrema vaghezza e con una pervicacia che non sa dove la porterà, di incontrare nuovamente la sua Annie Girardot, il cui vero nome è Maria. La donna la riceve in casa sua, nel cuore di Roma.

Qui, Maria inizia a raccontare a Rosa la sua storia, quella di un'Argentina dov'ella ha conosciuto i più grandi musicisti, poeti, registi e scrittori del suo paese. Maria si rivela complicata e sensibile: in gioventù ha avuto disturbi dell'alimentazione, dai quali si è salvata con quello studio, con quella disciplina che solamente la musica può dare e che Rosa conosce, ma che non ha saputo introiettare come Maria.

Rosa, col passare dei giorni, si convince di voler lavorare su Maria: capirne la vita, capire perché questa donna di 75 anni è ancora triste, ancora timida come una bambina eppure con sprazzi di fermezza e di determinazione tipici di chi sa di avere un cervello capace, attivo, laborioso, ma forse un po' fragile. Rosa osserva e comprende Maria e più Maria parla, più la giovane donna sente che c'è qualcosa di nascosto, di strano, di irrisolto nella sua nuova amica. La musicista (Maria è una pianista di tango, infatti) non ha solamente subito delusioni lavorative, non ha solo vissuto di angherie, di debolezze dovute all'eccessiva fiducia che ha sempre riposto negli altri. Maria ha qualcosa in più. Ha una figlia di circa quarant'anni ed ha un nipote di tre. Ne parla serenamente, mostra le foto. La figlia, Sofia, è bella, forse più di Maria stessa. Vive a Londra, suona musica jazz. Rosa ha notato, già in passato, che Maria non parla mai del padre di Sofia. Eppure è certa che non è questo il motivo del suo dolore.

Rosa abbandona, lentamente, senza quasi accorgersene, la propria musica. Preferisce scrivere, scrivere moltissimo. Si allena molto, con una costanza che non credeva di poter avere.

Nicolaj, intanto, vuole avere dei figli, Rosa è spaventata: la loro convivenza è fatta di sporadici incontri e sporadici amori. Rosa è sempre fuori, Nicolaj parte spesso per conferenze, concerti, manifestazioni musicali. Rosa non lo accompagna mai. Decidono di separarsi e il distacco, sofferente e triste, avviene in modo quasi delicato, tra un sorriso e un abbraccio.

Rosa racconta la fine della sua storia con Nicolaj a Maria, Maria sembra non volerla ascoltare. Continua a parlare di tango, di musica, di suono, ma anche di stile: rivendica la nobiltà del tango, la sua assoluta mistificazione fatta dal cinema, dalle mode, dalla volontà di conferire al tango un'origine da bordello. Invece no, dice Maria. Il tango è nato nelle grandi e lussuose sale da musica di Buenos Aires, nelle sale dove si potevano ascoltare, in concerti indimenticabili, Glenn Miller, Charlie Parker e Gardel, fino a quando è restato in Argentina e fino a quando non è morto, in esilio, a Parigi, travolto da una macchina. Proprio come il padre di Rosa.

Rosa scrive; scrive anche qualcosa che riguarda i suoi incontri con Maria: vorrebbe raccontarne la storia, ma ha pudore di farlo, non si sente capace, non crede sia giusto abusare dell'intimità di una donna tanto fragile, costruendo sulla sua vita racconti, pezzi di verità sulla quale aggiungere della fantasia personale, e quindi arbitraria, e quindi irrispettosa.

Rosa, allora, chiede consiglio ad un amico regista, che ha seguito con lei il seminario. I due si incontrano in un bar. L'amico è fantasioso, spiritoso, allegro, ha una personalità complessa e semplice assieme, come tutti. Federico vuole aiutare Rosa e, da parte sua, pensa che una storia sul tango sia interessante, per quanto si debba lavorare di fino evitando di cadere nei cliches.

I due iniziano a scrivere. Nel bar. Scrivono la scena di un ipotetico inizio di film. Entrambi immaginano la protagonista di quella scena con il volto di Maria. La loro sequenza si svolge a Parigi, su quella Torre dalla quale si sono affacciati tutti, noti e ignoti viandanti francesi e non. Sulla torre, la donna balla e, ad un tratto, rivela inaspettatamente di avere la tubercolosi. La scena è ben costruita, ma manca tutto il resto. Federico e Rosa, però, sono contenti di aver scritto assieme quelle pagine.

Tornando a casa, nel freddo caotico del Natale, Rosa telefona a Maria. Le chiede per quale motivo, durante il loro ultimo incontro, non abbia fatto neanche un gesto quando lei le ha confidato di aver interrotto la relazione con Nicolaj.

Maria chiede a Rosa di tornare a trovarla: ha qualcosa da dirle. Rosa è felice: sente che la donna sta per rivelarle quel pezzo di vita che non le ha mai raccontato, ma che Rosa sa essere pesante, ingombrante, doloroso. Arrivata da Maria, la ragazza si libera nervosamente del paltò, si siede sul divano e attende che la donna parli.

Maria racconta di aver amato un anarchico, morto ammazzato e fatto annegare nell'Oceano. Rosa guarda Maria e non le chiede nulla. Non vuole sapere nient'altro di quella storia.

Maria è in casa, da sola. Mentre piange, tentando di telefonare a Nicolaj che non risponde alle chiamate di lei, Rosa è davanti alla televisione. E' confusa, ma tenta di mettere ordine tra le tante riprese che ha del volto di Maria. Il tavolo davanti a sè è pieno di cassette piccolissime, lei ha in mano un telecomando: interrompe lo scorrere delle immagini, le fa andare indietro, avanti, poi le interrompe ancora, e ancora.

Durante tutti gli incontri con Maria, infatti, Rosa ha filmato tutto, con una minuscola telecamera digitale, sulla quale l'anziana donna non si è mai soffermata e che noi non abbiamo mai visto.

Così, ora Rosa ha tutte le parole, gli sguardi, i silenzi, gli sbalzi di tono e di voce di quella bellissima donna di 75 anni. E non sa cosa farci. E Nicolaj non risponde al telefono.

Rosa si siede al pianoforte, suona El tango de l'exilio de Gardel di Astor Piazzolla, tratto dalla colonna sonora del film che Rosa ha visto da piccola. Si vedono le minicassette sparse sul tavolo, poi il volto di Maria in video, e quel volto si confonde con quello del padre di Rosa, che si confonde con quello del regista argentino, che si confonde con frammenti dei tanti film che Rosa ha visto al cinema.

FINE

 

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