ANNO DI PRODUZIONE: 2002
REGIA: M. Night Shyamalan
INTERPRETI: Mel Gibson, Joaquin Phoenix
VOTO: 7+
Intendiamoci subito: "Signs" non è un film che cerca di spiegarci la
misteriosa natura dei crop circles, i giganteschi cerchi che di tanto in
tanto appaiono nottetempo nei campi di grano qua e là per il mondo. Il
regista M. Night Shyamalan (già autore dello spiritico "Il sesto senso"
e del fumettistico "Unbreakable") chiarisce fin quasi dall'inizio che,
secondo lui, a realizzare le colossali opere geometriche sono gli
alieni.
Fatta questa premessa, ciò che rimane è un buon film sulla spiritualità,
che offre diversi spunti di discussione e di riflessione intorno al tema
di Dio come già aveva fatto "Contact", pellicola di Robert Zemeckis del
1997.
Esistono i miracoli o è tutto regolato dal caso? E' questo quello che si
chiede Graham Hess, ex pastore protestante che ha perso la fede in
seguito alla prematura morte della moglie in un tragico incidente
stradale, quando trova i famosi cerchi nel suo campo di grano e la sua
tranquilla vita familiare cambia improvvisamente. In breve le paure dei
suoi due figli e di suo fratello divengono realtà: quello che si sta
preparando è una massiccia invasione da parte di un popolo
extraterrestre molto ostile. Da qui in poi, "Signs" si tramuta in un
"finto" film di fantascienza. "Finto" nel senso che tutto, dalle
astronavi agli esseri verdi alla psicosi collettiva, ci vuole condurre
ad un tema molto meno hi-tech di quello che ci si potrebbe aspettare:
l'importanza delle piccole-grandi coincidenze nella vita di tutti i
giorni.
"Signs" è, dal punto di vista tecnico, quasi ineccepibile. Tralasciando
i titoli di testa al limite del minimalismo, la sceneggiatura è perfetta
e funziona anche grazie alla capacità del regista di farci solo intuire
quello che nessuno di noi ha mai visto. Gli alieni, infatti, vengono
mostrati solo attraverso fugaci dettagli del loro corpo (il filmato
della festa di compleanno è semplicemente geniale), creando l'attesa
necessaria allo sviluppo della vicenda. Unica sbavatura, il finale
troppo esibito: gli alieni, che fino a quel momento erano stati
solamente suggeriti, si palesano quando uno di loro prende in ostaggio
Morgan, il figlio maggiore di Graham. Troppo plasticoso, troppo gommoso,
troppo fantascienza anni '50. In due parole: troppo kitsch. Si tratta,
però, di un dettaglio trascurabile, di fronte ad un film tecnicamente
molto ben realizzato,dal ritmo incalzante che sa mantenere costante
l'interesse dello spettatore e che sa spaventare senza far vedere nulla
e senza usare effetti choc e plateali spesso sintomo di scarsità di
idee.
Mel Gibson assolve bene ai suoi compiti di attore, così come fa Joaquin
Phoenix, qui nei panni del fratello psicologicamente plagiato dai mass
media e di seguito colpito dalla "fobia da alieno". La vera sorpresa del
film sono però Roy Culkin (fratello minore del più famoso protagonista
di "Mamma, ho perso l'aereo") e Abigail Breslin, bambini rimasti orfani
di madre e con una spiccata propensione per il soprannaturale, che
risultano essere efficaci ed ottimi interpreti delle ansie collettive, a
metà strada tra il terrore e la curiosità morbosa.
In definitiva un buon thriller sugli alieni con una sottotrama
spirituale che prima si diverte a seminare indizi qua e là e poi a
ricomporre il puzzle in un finale a sorpresa che lascia a bocca aperta e
che non mancherà di stimolare ben più di una discussione. Lassù qualcuno
ci guarda, ma chi?