ANNO DI PRODUZIONE: 2002
REGIA: Roberto Benigni
INTERPRETI: Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, I fichi d'India,
Kim Rossi Stuart, Corrado Pani, Carlo Giuffrè, Peppe Barra.
FOTOGRAFIA: Dante Spinotti
SCENE e COSTUMI: Danilo Donati
MUSICHE: Nicola Piovani
VOTO: 6-
Eccolo, dopo mesi di attesa, il film più costoso della storia del
cinema italiano, il tanto atteso "Pinocchio" di Benigni.
Giustamente incensato per i suoi lavori precedenti, il regista
toscano ha pensato di mettere le mani sulla favola di Collodi per
ricreare quello che è un evento, prima ancora che un'opera
cinematografica. Set blindatissimo, cast e tecnici costretti al più
assoluto silenzio, marketing da kolossal commerciale americano con
tanto di gadget e merchandise, "Pinocchio" non è altro che la
favola di Collodi e nulla più. Bellissimo da vedere, con immagini
letteralmente "da favola" e da illustrazione d'epoca ma
inesorabilmente freddo dal punto di vista emotivo. Non c'è emozione
in questo film. Non ci sono le risate a cui Benigni ci aveva
abituati. C'è solo un regista e attore stranamente misurato che
sembra intrappolato in un ruolo che interpreta in modo fin troppo
conforme alla favola, concedendosi pochi attimi davvero personali.
Volendolo riassumere in poche parole, si potrebbe definirlo come
"il capriccio di un artista".
Dal punto di vista tecnico, il film è nella media: montaggio e
regia assolvono discretamente ai loro compiti anche se puntano su
soluzioni decisamente semplicistiche.
Le scenografie, i costumi e più in generale l'allestimento scenico,sono
invece, degne di nota, qualcosa di incredibilmente immaginifico e sognante, a
tratti una vera opera d'arte rubata alle illustrazioni dell'800 un
bravo a Danilo Donati veramente all'altezza del compito.
Buoni anche gli effetti speciali che, tra l'altro, hanno permesso a
Benigni di creare il Grillo Parlante ed una spettacolare balena,
oltre al naso "sensibile alle bugie" del protagonista.
Per quanto riguarda lo stile narrativo, Benigni ha preferito usare
un registro molto contenuto, con gag francamente infantili e situazioni che gli
adulti in sala sopportano con un certo imbarazzo. La sceneggiatura,
infatti, sembra essere troppo esile anche per una favola ed il
risultato che scorre sullo schermo è un insieme di scene e
situazioni collegate tra loro da un filo narrativo che in chiave
cinematografica non funziona al meglio. L'impressione che si
ha è quella di una serie di quadretti d'epoca belli da vedere ma
piatti e privi di intensità emotiva..
Complici della scarsa performance emotiva sono anche alcuni attori:
Nicoletta Braschi recita quasi per caso, I Fichi d'India passano
nei fotogrammi come delle meteore che non lasciano neppure la scia
e gli altri attori, tutti grandi nomi del teatro tra cui Corrado
Pani e Carlo Giuffrè, appaiono sprecati e "forse" tagliati in sede
di montaggio. Gli unici che sembrano distinguersi, anche perché
baciati dalla fortuna di avere una parte più ampia rispetto ad
altri, sono Kim Rossi Stuart (Lucignolo) e Peppe Barra (il Grillo
Parlante). Tutto il resto sembra destinato all'oblio.
Peccato che l'attore-autore toscano non abbia voluto osare di più,
reinventando la favola con uno stile più personale e, perché no,
provocatorio o di rottura. Così com'è, "Pinocchio" non è altro che
una versione animata di un libro illustrato. Cos'altro si può dire?
E' Pinocchio, tutto qui. " Purtroppo o per fortuna".