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Museion propone un'introduzione all'arte contemporanea:

ciclo di 16 incontri su movimenti artistici che hanno segnato il Novecento

Museion per la stagione 2002/2003 propone un ciclo di 16 incontri incentrati sui movimenti artistici più significativi del Novecento. Tali incontri saranno tenuti settimanalmente in lingua italiana da Letizia Ragaglia con l'ausilio di diapositive. La durata di un incontro non supererà i 60-70 minuti.

 

Saranno prese in rassegna le avanguardie storiche e i movimenti più significativi del secondo dopoguerra con un linguaggio semplice e colloquiale adatto ad ogni "fascia culturale"; ciononostante il contenuto specifico degli argomenti e la lettura di documenti dell'epoca e di manifesti programmatici potrà coinvolgere ed interessare anche un pubblico già più esperto della materia (leggi amanti dell'arte, frequentatori di mostre, studenti).

 

 A questo ciclo ne seguiranno altri, che verteranno sulle ultime tendenze dell'arte contemporanea ed approfondiranno argomenti specifici (arte figurativa nel ventesimo secolo, arte astratta nel ventesimo secolo, l'evoluzione del concetto di scultura nel Novecento, il primitivismo e/o la globalizzazione nell'arte, la videoarte .)

Gli incontri sono suddivisi in due cicli da 7 e 9 incontri e si svolgeranno il martedì dalle 19 alle 20 secondo il seguente calendario:

 

1° ciclo:

1. Espressionismo - 22 ottobre

2. Cubismo - 29 ottobre

3. Futurismo - 5 novembre

4. Astrattismo: dal Blauer Reiter, al Suprematismo e al Costruttivismo fino a De Stijl - 12 novembre

5. Dadaismo - 19 novembre

6. Surrealismo - 26 novembre

7. Ritorno all'ordine - 3 dicembre

 

2° ciclo:

8. L'Informale - 14 gennaio

9. Le poetiche dell'oggetto: Nouvéau Réalisme e Pop Art - 21 gennaio

10. La Smaterializzazione dell'Arte in Europa - 28 gennaio

11. Il Minimalismo e la Land Art - 4 febbraio

12. Arte Povera ed aneliti "d'opera d'arte totale" - 11 febbraio

13. Performance Art - 18 febbraio

14. La Transavanguardia e i Nuovi Selvaggi - 25 febbraio

15. Il rapporto tra arte e fotografia - 4 marzo

16. L'evoluzione della scultura: arte pubblica ed installazioni - 11marzo

 

La partecipazione agli incontri è gratuita. Per informazioni e/o prenotazioni rivolgersi allo 0471-980001 (Silvia Rissbacher-Valer).

 

Museion - Museo d'arte moderna e contemporanea Bolzano, via sernesi, 1
Tel. +39 - 0471 - 39100 Bolzano  E-mail: info@museion.it

 

 

Alla ricerca del colore e della luce
Pittori ungheresi 1832-1914

4 ottobre -5 gennaio 2003

Sala del Fiorino-Palazzo Pitti

In occasione della Stagione della Cultura Ungherese in Italia, dal 4 ottobre al 5 gennaio  2003 Palazzo Pitti ospita 70 opere di artisti del bacino dei Carpazi che operarono fra il 1832 e il 1914 nell'ambito delle estetiche mitteleuropee vicine agli esperimenti sul colore e sulla luce avviati in Francia dalla scuola di Barbizon e dagli impressionisti.

E' questa la prima volta che le opere di artisti di quel periodo, provenienti dalla Galleria Nazionale Ungherese di Budapest, vengono esposte in Italia. 

Attenti in particolar modo ai temi del paesaggio, del ritratto all'aperto, della scena di genere, gli artisti ungheresi dimostrano di saper interpretare, con una predisposizione lirica che attenua le componenti più espressionistiche peculiari dell'area nordica, le accensioni ardite in favore di una ricchezza cromatica e d'una misura formale di grande efficacia poetica. Una produzione artistica contrassegnata da "un colorismo tutto ungherese", che rappresenta una delle correnti più dinamiche dell'arte magiara del secolo diciannovesimo e ventesimo.

La scelta operata dalla curatrice della mostra, Anna Szinyei Merse, tiene conto di alcune affinità stilistiche con episodi dell'arte toscana della seconda metà dell'Ottocento, in special modo con la cultura figurativa dei macchiaioli il cui interesse per il paesaggio ed i nuovi modi di rappresentarlo ha in parte origine, com'è noto, dal proficuo sodalizio di Staggia fra i pittori locali e la famiglia Markó, di cui sono esposte numerose opere a Palazzo Pitti.

Vengono esposte pertanto le opere più rappresentative della scuola ungherese di quel periodo, che comprende due tradizioni molto importanti: il realismo drammatico di Mihály Munkácsy e lo stile più leggero, impressionistico di Pál Szinyei Merse. I seguaci di queste due grandi correnti (Adolf Fényes, József Koszta, Károly Ferenczy, Béla Iványi Grünwald), gli artisti della colonia di pittori di Szolnok e Nagybánya, staccando con la concezione verista dell'arte e con la regola accademica, si proponevano di rappresentare l'istante fuggitivo attraverso tratti e contorni rapidissimi e una tecnica che riproducesse ciò che l'occhio vede. I rappresentanti della nuova generazione - Béla Czóbel, Lajos Tihanyi, Sándor Ziffer, Csaba Vilmos Perlott - anche se influenzati dai maestri francesi, come Matisse e Gauguin, tenendo sempre presente l'arte del maestro ungherese, József Rippl-Rónai (che era uno dei più grandi pittori dell'arte moderna del Novecento), si proponevano di creare un mondo nuovo e sensibile pieno di colori e luci.

Nella selezione ci sono anche i pittori che proprio con le loro opere eseguite in Italia hanno contribuito alla modernizzazione della pittura ungherese: apre infatti il percorso l'"Autoritratto fiorentino" di Sàndor Kozina.

 

 

Carlo Carrà
Il realismo lirico degli anni Venti
 
Centro Saint Bénin
Aosta
21 giugno - 3 novembre 2002
 
Sabato 21 giugno 2002 inaugura al Centro Saint Bénin di Aosta la mostra Carlo Carrà. Il realismo lirico degli anni Venti, un'ampia rassegna dedicata al grande maestro piemontese a cura di Massimo Carrà, Elena Pontiggia e Alberto Fiz.
La mostra comprende 60 opere tra dipinti e disegni, provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e internazionali. Nell'ambito di un approfondito excursus che prevede l'esposizione di opere futuriste, metafische e primitiviste, l'attenzione è concentrata, in particolare, sugli anni del realismo lirico da cui emerge un nuovo approccio nei confronti della natura e del paesaggio. "Principio fondamentale delle mie ricerche era di fermare la commozione suscitata nel mio animo dalla contemplazione del paesaggio", scriveva Carrà nella sua autobiografia del 1943, La mia vita.
Il progetto, dal rigoroso taglio filologico e scientifico, vuole essere l'occasione per rileggere la figura di Carrà partendo da Ritratto del padre del 1903 per giungere sino a La stanza del 1965. In questo arco temporale vengono presentate le principali tappe della sua ricerca attraverso una serie di capolavori degli anni Dieci come Piazza del Duomo a Milano del 1910, Ritmi di oggetti del 1911, Il fiasco del 1915 e Ricordi d'infanzia del 1916.
La mostra dedica un'attenzione particolare alla stagione degli anni Venti e alla ricerca postmetafisica. L'anno dello spartiacque può essere considerato proprio il 1922 quando Carrà decise di staccarsi definitivamente dalle esperienze di gruppo per iniziare una ricerca autonoma. Questa radicale scelta poetica e stilistica viene ribadita nella sua autobiografia in cui scrive: "1922: questa data segna la mia ferma decisione di non accompagnarmi più ad altri, di essere soltanto me stesso". Di quest'epoca, caratterizzata da un solitario colloquio con la natura intesa nella sua dimensione emozionale, ma anche plastica e volumetrica, sono esposte ad Aosta 25 opere di notevole significato tra cui I Dioscuri e Rocce e mare del 1922, Il mulino delle castagne (1925), Il piccolo Cinquale e L'Attesa (1926), oltre a Autunno in Toscana (1927). Proviene, poi, dalla collezione Giovanardi San Giorgio Maggiore (1926) e La barca (1928), mentre è custodito dalla raccolta della Galleria d'Arte Moderna di Torino Capanni al mare (1927). E' appartenuto a Roberto Longhi le Vele nel porto del 1923 proveniente dalla Fondazione Longhi di Firenze. Proprio Longhi aveva sottolineato nel 1962, in occasione di una mostra a Palazzo Reale, come "Carrà paesaggista tocchi l'apice del lirismo e l'armonia che contraddistingue questo genere di opere è frutto di una fusione di elementi provenienti da percorsi diversi".
E' del 1926 Le vele, capolavoro appartenuto al fondatore dell'Eni Enrico Mattei, già esposto alla Biennale di Venezia del 1938 e alla mostra di Palazzo Reale del 1962 e da allora non si era più visto in una mostra pubblica. Le Vele, comparso in una vendita di Christie's del maggio 2000, rappresenta quattro vele che sembrano scolpite in un paesaggio fermo nel tempo, momenti di sospensione poetica all'interno di un linguaggio profondamente innovativo.
A testimoniare gli anni Trenta vengono proposte opere quali La lavanderia (1930), Fondamenta nuove (1931) e Nuotatori (1932). In quest'ultima composizione, proveniente dalla collezione Giovanardi, si sintetizza la problematica visione neoprimitivista e monumentale della cultura artistica italiana che si caratterizzava per un processo di semplificazione delle forme umane e di confronto con il mistero della natura. Non manca, infine, qualche sintetica testimonianza dell'ultimo periodo della sua ricerca narrata attraverso opere emblematiche come Venere Anadiomene II (1944), Ultimo Capanno (1963) e La stanza dipinto da Carrà nel 1965, l'anno prima della sua scomparsa.
Un'altra peculiarità della rassegna aostana è quella di presentare una serie di ritratti e autoritratti di Carrà sottolineando le caratteristiche psicologiche di un'indagine che prende le mosse dalla parte più segreta dell'io. Così, sono state raccolte in una sezione apposita una serie di testimonianze tra cui l'Autoritratto del 1949-51 proveniente dagli Uffizi di Firenze in cui il pittore si coglie frontale con la tavolozza e il pennello tra le mani; il camice bianco di materia fluida e il basco in testa. In questa sezione non mancano nemmeno gli omaggi a Carrà di Filippo Tommaso Marinetti, Filippo De Pisis e degli scultori Bruno Calvani, Giacomo Manzù e Marino Marini. Di quest'ultimo viene esposto il Ritratto di Carrà in bronzo del 1946 che rappresenta forse la più acuta descrizione su Carrà uomo che sia mai stata fatta da un artista.
Il catalogo della mostra, edito da Mazzotta, contiene i testi critici dei curatori, le schede e le illustrazioni delle opere esposte.
 
 
coordinate della mostra
 
Titolo: Carlo Carrà. Il realismo lirico degli anni Venti
 
Curatori: Massimo Carrà Elena Pontiggia Alberto Fiz
 
Inaugurazione: 21 giugno 2002, ore 18
 
Periodo: 22 giugno -3 novembre 2002
 
Sede: Centro Saint Bénin, Via Festaz 27, Aosta
 
Orari: tutti i giorni, ore 9,30-12,30 e 14,30-18,30
 
Ingresso: intero Euro3; ridotto Euro 2
 
Catalogo: Edizioni Gabriele Mazzotta
 
Info: tel. 0165 27 26 87, www.regione.vda.it, e-mail: u-mostre@regione.vda.it
 

AutomiRocca Borromeo, Angera, (VA) -Lago Maggiore-Italia, 8  giugno - 3 novembre  2002

Dall' 8 giugno al 3 novembre, il Museo della Bambola e della Moda Infantile accolto nella storica Rocca dei Borromeo che domina il Lago Maggiore, propone così una straordinaria mostra interamente riservata agli Automi.

Sono pezzi rari e rarissimi, meraviglie della meccanica, soprattutto di fabbricazione francese e tedesca,  datati tra il 1870 e il 1920, ovvero il cinquantennio che vide l'esplosione planetaria di questo allora nuovo genere di divertissement per grandi e piccini. Portano le firme di grandi laboratori e di industrie celebri. Da Roullet & Decamps, a Alexandre Nicolas Théroude, Blaise Bontems, Leopold Lambert, Gustave Vichy, Jan Marie Phalibois, Louis Renou, Robert Houdin nascevano gli automi francesi, di qualità elevatissima e molto curati anche sotto il profilo dell'estetica. In mostra sono affiancati da automi e giocattoli meccanici tedeschi più semplici ma sempre affascinanti. Prodotti in serie più o meno numerose e a volte numerati, secondo il costo, la complessità del soggetto e del meccanismo, erano ispirati a temi tra i più vari tratti dal repertorio della vita quotidiana e del mondo fantastico. Pubblicizzati dalle fabbriche produttrici con cataloghi sempre aggiornati, corredati da disegni precisi con le didascalie dettagliate sui movimenti eseguiti dal soggetto descritto, sul tipo di materiale, sulle musiche del carillon, sui prezzi e misure, ebbero vasta diffusione in  Europa e  oltreoceano.

 

 

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