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Palcoscenico futurista a Roma

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 A nostro avviso la mostra sul futurismo in corso a palazzo delle esposizioni a Roma fallisce in parte le aspettative.
Infatti nonostante i mezzi notevoli ed il grande palcoscenico a disposizione, si limita ad un analisi storica del movimento e delle sue influenze, ignorando completamente l'attualità che il futurismo può acquistare alla luce di una società basata sulla comunicazione dove la velocità è la chiave dello sviluppo,
ma vediamo nel dettaglio come il curatore prof. Enrico Crispolti ci presenta la mostra:
 

"Occupando l?intero piano terreno del Palazzo delle Esposizioni, la mostra si sviluppa in tre grandi sezioni, anticipate da una più breve sezione di premessa. Risulta suddivisa quindi in quattro sezioni.
Intitolata Prima del Futurismo, una sezione iniziale della mostra, appunto di premessa, richiama le ricerche, fra Simbolismo e Divisionismo, che premettono le formulazioni futuriste, documentando l?attività dei cinque firmatari dei manifesti pittorici futuristi (1910), Balla, Boccioni, Carrà, Russolo, Severini, nei primissimi anni del XX secolo.


Segue la ampia sezione intitolata ?L?affermazione del Futurismo in Italia e in Europa ? Gli anni Dieci? dedicata alle formulazione delle ricerche pittoriche e plastiche futuriste negli anni Dieci. Sezione che si articola in due sottosezioni corrispondenti ai due ben distinti momenti caratterizzanti gli svolgimenti di tali ricerche. Nella prima metà, il momento rappresentato dalla fase ?analitica?, che segna l?affermazione del Futurismo sulla scena artistica non soltanto europea (protagonisti i cinque firmatari, ma anche Soffici e Sironi). E nella seconda metà, il momento rappresentato dalla fase ?sintetica?, che stabilisce un dialogo con le ulteriori formulazioni dell?avanguardia artistica sulla scena europea (protagonisti Balla, Depero, Prampolini). integrandolo, quest?assai ampia sezione ripropone quanto esposto nello Sprengel Museum di Hannover, nella mostra ?Der Lärm der Strasse. Italienischer Futurismus 1909-1918? (cioè Il rumore della strada. Il Futurismo italiano 1909-1918), a cura di Norbert Nobis.


A questa ampia sezione si connette per necessaria continuità, tuttavia del tutto dialettica, la grande altra sezione della mostra, ?Gli svolgimenti e le nuove avanguardie ? Gli anni Venti-Quaranta?, che documenta gli svolgimenti pittorici e plastici delle ricerche futuriste dall?inizio degli anni Venti ai primi Quaranta. Sezione progettata dal Palazzo delle Esposizioni, redatta dal sottoscritto, e destinata ad essere riproposta in alcuni musei europei. E sezione ordinata riconoscendo, in altrettante sottosezioni, i due differenti momenti di ricerca che hanno caratterizzato gli svolgimenti delle ricerche pittorico-plastiche futuriste in tali decenni.


Cioè il momento dell?affermazione di un?arte meccanica futurista, lungo buona parte degli anni Venti (fra Prampolini, Depero, Dottori, Pannaggi, Fillia); e il successivo momento dell?affermazione di una immaginazione aerea, lungo i Trenta e primi Quaranta. Configurata, quest?immaginazione, nelle opposte formulazioni di una proiezione ?cosmica?, siderea, di netto superamento della descrizione aerea (fra Prampolini, Fillia, Oriani, Rosso, e altrimenti Dottori), e invece proprio di una svariata descrizione delle possibilità nuovissime offerte dalla visione dall?aereo e di aerei (fra Tato e Crali). Ampia sezione che costituisce di per sé la prima esaustiva ricognizione espositiva di protagonisti, comprimari, momenti diversi ed aspetti della presenza creativa di quello che io stesso, ormai una cinquantina d?anni fa, ho chiamato ?Secondo Futurismo?.


Ma una terza grande sezione della mostra s?intitola ?La ricostruzione futurista dell?universo?. Ed è infatti dedicata ad una ricognizione, articolata in altrettante specifiche sottosezioni (e relativa allo spessore dei tre decenni e oltre attraversati dall?attività creativa del movimento), dei molteplici settori operativi di quella che l?omonimo manifesto del 1915 di Balla e di Depero (che ne sono protagonisti assieme a Prampolini) ha definito appunto come ?ricostruzione futurista dell?universo?. La cui pronunciatissima intenzione d?annessione di molteplici ambiti d?attività creativa e di comportamento caratterizza fortemente il Futurismo italiano nel quadro delle avanguardie storiche della prima metà del XX secolo. Vi sono documentati aspetti e modi della creatività futurista nei differenti ambiti di architettura e ambientazione, arredo e oggettistica, fra protodesign e design; e cabaret, teatro, cinema, moda, letteratura e visualizzazione poetica, fotografia e fotomontaggio, grafica pubblicitaria ed editoriale, arte postale."*

In ultima analisi un buon lavoro, soprattutto nelle parti riguardanti  Tato , Crali e la sezione sulla ricostruzione futurista dell'universo, il tutto però sà di già visto, ed il taglio dato alla manifestazione è di netto sapore storico accademico un pò noioso e tutt'altro che "futurista" .

*Estratto dall'intervista di Maria Cristina Bastante per exibart

 

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