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"La stanza del figlio" di Nanni Moretti


Una famiglia normale:il padre, la madre, due figli adolescenti. I giorni scorrono tra gli impegni di lavoro del padre psicologo, la scuola, gli sport, la casa insomma le cose di  tutti i giorni.
Sarà un incidente mortale a porre questa famiglia di fronte al più grande dolore che dei genitori possano affrontare: la perdita di un figlio, Andrea.

La Palma d'Oro del Festival di Cannes, "La stanza del figlio" sarà quindi ricordato non per l'umorismo spesso amaro che ha sempre caratterizzato i lavori di Nanni Moretti, ma per il profondo senso di sofferenza e dolore che avvolge come in un velo impalpabile l'intera storia .

La vita assume nel film un altro ritmo: sfocato,indefinito fra i mille "se" e "perché" senza una risposta, un dolore che non ha spiegazione; una tristezza composta ma distruttiva.

Solo la lettera di  una amica di Andrea, ignara della sua morte, interromperà il questa catena psicologica di angoscia introducendo tempi e movimenti nuovi.


Il desiderio di comprendere ciò che dei figli facilmente sfugge spingerà la madre a stringere un legame di amicizia con la ragazza fino ad accompagnarla col marito da Ancona fino al confine con la Francia. la ragazza continuerà il suo viaggio ed i nostri protagonisti riescono a comprendere che devono continuare a vivere.


In questo film Moretti ha dato prova di notevole perizia, di profonda conoscenza della vita e dei suoi contenuti quotidiani e spietati, che da sempre sfuggono alle briglie della ragione, buona la recitazione solo i tempi filmici un po' lenti.