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E
INFORMALE
Il termine informale fu coniato in
Francia negli anni Cinquanta per indicare la tendenza verso un nuovo modo di
creare immagini senza il ricorso alle forme riconoscibili precedentemente usate
(vedi "Cubismo" ed "Espressionismo"). L'obiettivo era l'abbandono di forme
geometriche e figurative per scoprire un nuovo linguaggio artistico.
L'arte informale ha sviluppato segni e metodi all'insegna dell'improvvisazione.
Gli artisti riconducibili a questa tendenza hanno dato origine a opere
estremamente diversificate, ma spesso caratterizzate da libere pennellate e
densi strati di colore.
L'evento artistico, svuotato da qualsiasi residuo valore formale, si esaurisce
pertanto con l'atto stesso della creazione. In questo nuovo contesto assumono
fondamentale importanza i materiali impiegati. Essi non sono più un semplice
mezzo del quale l'artista fa uso al fine di esprimere le proprie idee ma, al
contrario, diventano i veri protagonisti dell'opera d'arte.
Superfici rugose ed irregolari, ad esempio, richiameranno alla mente sensazioni
di spiacevolezza o di conflitto, mentre superfici morbide e levigate indurranno
più facilmente alla dolcezza e alla serenità.
La materia si trova quindi in primo piano. È nella sua scelta e in quella di
tutti i possibili accostamenti tra materie diverse che l'artista manifesta la
propria energia creativa. Un sacco, un rottame d'acciaio, un morbido pezzo di
gomma, una fredda luce al neon, una scheggia di vetro, altro non sono che
altrettanti atti artistici. In questo senso l'arte diventa soprattutto scelta e
questa nuova visione ne allarga il campo praticamente all'infinito.
Tutto può diventare arte, così come in questo caso è possibile che nulla
effettivamente lo sia.
Come il contemporaneo espressionismo astratto negli Stati Uniti, l'arte
informale è una categoria molto ampia che include pittori sia figurativi sia non
figurativi. Con epicentro a Parigi, interessò anche altre parti d'Europa, in
particolare Spagna, Italia e Germania. |