Temi
della mostra "dal futurismo all'astrattismo"
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Sviluppi di Forma 1
anni cinquanta
Il
movimento Forma 1 nasce nel 1947 e, fino alla sua conclusione avvenuta nel
?51, accoglierà diversi artisti, sia pittori che scultori, come Accardi,
Attardi, Consagra, Dorazio, Mino Guerrini, Maugeri, Perilli, Sanfilippo,
Turcato.
Si tratterà di un gruppo
che farà dell?arte astratta, dell?avanguardia e dell?impegno politico ad
ampio raggio la sua bandiera.
Famosa è la frase
all?apparenza assai contraddittoria che riassume il portato ideologico del
movimento: essere allo stesso tempo ?formalisti e marxisti?, il che voleva
dire partecipare della realtà delle cose senza preconcetti né i tradizionali
contrappesi che impediscono la libera espressione artistica ed umana in
senso lato.
Nel panorama storico
dell?arte astratta, sarà di estrema importanza la riscoperta e l?interesse
operati dagli esponenti del gruppo per artisti come Magnelli o l?esplicito
rifarsi alla tematica del dinamismo futurista delle forme sintetiche di
Balla o in generale della pittura di Severini e Prampolini.
Il rapporto di Forma 1 col
Futurismo è quindi fondamentale per poter dare all?arte astratta una
energica spinta propulsiva tra gli anni ?40 e ?50 e recuperarne le radici
storiche.
L?attività del gruppo si
caratterizza anche e soprattutto per l?entusiasmo e le doti di infaticabili
agitatori culturali di alcuni dei suoi esponenti e per l?organizzazione di
importanti esposizioni e dibattiti sull?arte astratta, oltre che per la
fondazione del Club L?Age D?Or.
Le opere che compongono
questa sezione non rientrano strettamente negli anni di nascita e formazione
del movimento ma mostrano gli approdi personali ad esiti di sintesi
formalistiche e segniche che avrebbero costituito il tratto distintivo della
loro poetica per il resto della loro attività, soprattutto nel caso della
pelle pittorica di Accardi, qui ancora energica, espressiva ed in
assestamento, dell?intreccio nervoso e calligrafico di Sanfilippo o della
ricerca della bidimensionalità nella scultura di Consagra, concetto
che mai abbandonerà. Di Dorazio viene esposta un?opera progressiva,
estroversa e dinamica, di irruenza costruttiva e quasi meccanica.
Per Turcato, sempre
alle radici del poetico pittorico, è impossibile individuare una linea
stilistica vera e propria e per Perilli, presente con un?opera
conflittuale di ispirazione prampoliniana, si devono registrare nel corso
della sua attività originali sviluppi con cambiamenti radicali e complessi,
di matrice addirittura dadaista.
Il termine
astratto-concreto fu coniato da Venturi nel 1952 a proposito di una serie di
artisti, il cosiddetto Gruppo degli Otto (Afro, Birolli, Corpora,
Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato, Vedova).
Seppur non condividendo
vere e proprie somiglianze stilistiche od ideologiche di alcun tipo, il loro
comun denominatore fu una esplicita avversione per la pittura neorealista e
figurativa ed un?ispirazione dettata da contenuti provenienti da un ambito
naturalistico. Al limite si deve dichiarare una stessa sollecitazione
neocubista che ha preparato il terreno per le ricerche più autonome e
caratterizzanti di ogni singolo artista.
La traduzione in immagini
astratte non ha impedito alle loro rappresentazioni di assumere una valenza
reale, come fosse un punto di partenza concreto e non uno scopo
trascendente o metafisico della loro pittura.
Se come definizione di un
movimento il termine ebbe vita breve (gli Otto si scioglieranno nel 1954),
come parametro interpretativo e storico-critico rafforzò una tendenza che
affondava le sue radici nell?astrazione storica di Mondrian e del
neoplasticismo, seppur di essa rifiutava decisamente la razionalità e la
metafisica idealistica della geometria.
Per ogni artista
raggruppato in questa area si dovrebbe fare perciò un discorso a parte. Lo
stesso Venturi era consapevole di questa difficoltà: ?Si tratta anche in
Italia di accordarsi su un linguaggio comune, in cui ciascuna personalità
metta il suo accento individuale. Costituire un linguaggio pittorico comune,
ecco il problema essenziale del gusto odierno?.
E? così che si passa da
una pittura naturalistica, riflessiva ed architettonicamente strutturata
come quella di Brunori ad una densa e corposa come quella di
Corpora.
Birolli
adotta un sintetismo energico che gli viene dall?osservazione di una realtà
rude ma anche suggestiva come quella della vita dei pescatori, mentre
Santomaso prende ispirazione dalle conformazioni asciutte e stilizzate
di cantieri e di fabbriche.
Sadun
trascolora l?emozione in una leggera e soffice impalcatura lirica di
evocativa dinamica emozionale.
E? Vedova ad
esprimere una realtà energica ed impetuosa, di stampo futurista, che si
situa su posizioni radicalmente opposte alle situazioni contemplative e
legate allo stato fluido del ricordo di Afro, che dipinge ritmi
lenti, galleggianti e confusi della memoria.
Il movimento dello
Spazialismo inizia con il Manifesto blanco di Fontana nel 1946, a cui
fino al 1952 succederanno altre sei dichiarazioni di intenti e di poetica.
Il termine si riferisce ad un nuovo concetto di spazio immateriale collegato
a presupposti cosmici, interstellari ed atomici. Il Futurismo, tra le altre
cose, sarà, almeno a livello ideologico, una grande spinta propulsiva per
gli Spazialisti, che guarderanno infatti con interesse alle scoperte
tecnologiche e scientifiche, come televisione, viaggi nello spazio, luci al
neon e laser, che questi artisti intendono assorbire nell?opera per poterla
proiettare in una dimensione dinamica ed eterna in sintonia peraltro con le
nuove tecnologie della comunicazione.
All?interno del movimento,
in piena coerenza con il concetto di un?instabilità universale in continua
mutazione e senza confini, ogni artista concepisce la sua concezione di
spazio e non esiste un vero e proprio stile spazialista: piuttosto ci sono
degli scatti d?energia e delle propulsioni dinamiche condivise che
permettono l?uscita dai limiti codificati dell?opera d?arte, pur se di
fatto nessuno di loro (a parte qualche sperimentazione ambientale di
Fontana) è riuscito nell?intento di superare i tradizionali limiti fisici
delle arti.
Il segno di Crippa
definisce vere e proprie traiettorie aeree ed atomiche, anche se, in certo
modo, ancora descrittive ma di suggestiva ed ipnotica energia con le sue
tipiche spirali mentre le leggere scalfitture ed incisioni di De Luigi danno
vita a delle impalpabili rappresentazioni medianiche di presenze misteriose
ed angeliche di luce; Dova entra in un mondo sotterraneo e subatomico
(aderisce infatti anche al Nuclearismo) carico di oscuri rimandi
psico-fisiologici e di mostruose ibridazioni; Finzi indaga
?parascientificamente? i processi fotocromatici ed elettronici della luce
ispirandosi ai ritmi della musica jazz.
Guidi
si abbandona ad un senso ?confuso? e puro del gesto pittorico, dove anche le
tensioni ed i drammi diventano una possibilità per aver visione diretta di
un?essenza spirituale dell?universo e dell?energia che lo anima.
E? Fontana che
getta uno sguardo diretto dentro la materia del cosmo saggiandone,
attraverso la scultura, i processi interiori e magmatici ed andando al di là
del piano pittorico con interventi che aprono la supeficie ad un?altra idea
di spazio.
A parte si situa il caso
di Tancredi, che è spazialista non tanto per fascinazioni
futuristiche o tecnologiche ma per esuberanza, vitalismo interiore e
desiderio di riversare il suo impeto creativo ed irregolare nella natura
circostante.
L?Informale italiano, a
volerlo sezionare e ridurre analiticamente ai suoi elementi fondamentali, si
presenta come un foresta fitta ed impenetrabile, dal momento che non ci sono
intenti di poetica (soprattutto se si considerano gli artisti selezionati in
questa occasione) riuniti in manifesti, gruppi o programmi, semmai di
modalità espressive comuni come quelle segniche, gestuali, materiche, ecc.
A grandi linee, si
potrebbe definire la poetica informale come una ricerca solitaria ed
interiormente drammatica, pulsionale ed irrazionale, fatta di tempi interni,
di vicoli ciechi, di stratificazioni e di sedimentazioni.
Si pensi ad esempio al
caso di Burri, che utilizza esclusivamente materiali come sacchi ( e poi
anche legni, plastiche, ferri, cretti) identificando il processo umano con
quello inorganico.
Franchina
presenta i resti di un incidente in cui, sotto quelle che erano le apparenze
rifinite ed eleganti di un prodotto tecnologico, è andato a recuperare
l?istinto primigenio dell?uomo.
Leoncillo in cui la
creta stessa è metafora del proprio corpo e di un lento tormento
naturalistico che diviene un intimo diario personale ed umano.
Mannucci,
con grande sapienza artigianale, trasforma gli sconvolgenti processi
atomici, da cui è affascinato ed impaurito, in reperti di archeologia del
futuro.
Mirko
affronta il viaggio in luoghi fantastici ed esotici di cui raccoglie, come
fossero stati trascinati a riva da terre lontane ed irraggiungibili, i
manufatti tribali.
Moreni invece affronta d?impatto il momento violento della caduta e della
lacerazione, come fosse uno squartamento disumano, un grido straziante.
Scanavino
utilizza il segno come scandaglio dell?inconscio ma anche come punto di
sutura delle sue ferite e di testimonianza di una sofferenza, di una
difficoltà psichica e depressiva.
Rotella
utilizza manifesti pubblicitari che raccoglie direttamente dal paesaggio
metropolitano e che ricostruisce con nuovi strappi a studio, come si
trattasse di enunciati sulla società e sul suo degrado consumistico.
Somaini
trasforma scultura barocca e dinamismo futurista in una situazione organica
e convulsa, in cui trauma e paura sono occasioni di resistenza e di scatto
liberatorio.
Vacchi
dipinge la corruzione ed il decadimento dell?uomo moderno, di cui presenta
sontuosamente gli organi in via di decomposizione come fosse l?ultima fase
della sua torbida storia.
Vedova dove la gestualità è sintomo di pittura priva di compromessi,
ideologica, una forma di lotta e di rivolta contro le costrizioni e le
trappole sociali.
Le definizioni di segno
e materia non possono e non devono considerarsi storiche né definitive
ma piuttosto intendersi in senso interpretativo e discorsivo. Neanche si può
parlare di una vera e propria metodologia sulla quale i singoli artisti
abbiamo costruito poetiche di contenuti similari.
A grandi linee si potrebbe
affermare che segno e materia siano due sottoinsiemi della categoria
definibile genericamente come ?astrazione?, non propriamente informale né
essenzialmente geometrica.
Il segno allora diventa
una sorta di scrittura generativa e la materia un?oggettualità intrusiva e
spesso invadente se non addirittura un?aspirazione cosmica che trascende il
peso stesso della fisicità delle cose.
Sarebbe questo il caso di
Prampolini, figura storica che attraversa tutta la prima metà del
secolo con le sue audaci sperimentazioni ed un eclettico spirito
avanguardista che è stato un importante riferimento per le generazioni a lui
successive.
Tra Cagli e
Capogrossi poi si è voluto sottolineare un particolare tipo di rapporto
di influenza e di ispirazione. Il motivo cellulare e microscopico di Cagli,
un altro importante stimolatore per l?apertura mentale dell?avanguardia del
secondo dopoguerra italiano, è direttamente collegabile ai primi segni
arcani e distintivi di Capogrossi, che, seppur variati per ritmi, frequenze,
colori, dimensioni e disposizioni sulla tela, hanno caratterizzato la sua
carriera per quasi trent?anni.
La pittura della
Lazzari lavora sul segno come fosse un ricamo della memoria in cui
lascia trasparire per emersioni e lontananze un intimo ricordo, elaborando
il vissuto in una delicatissima tarsia.
Scialoja
dispone di un potere evocativo ed umorale delle immagini energico e
pulsionale, sottolineato con una gestualità veloce, accentuata ed
apparentemente libera da qualsiasi schema.
Sul versante della materia
invece Colla delinea forme aggressive e ascensionali in ferro, di cui
non ripulisce la superficie per mostrarne la realtà del materiale e la sua
bellezza di scarto industriale, mentre Guerrini identifica il
processo della scultura con la pietra stessa, lasciando in vista i segni
degli attrezzi con cui lo ?scalpellino? sbozza, definisce e, appunto,
scolpisce la materia, portandola alla sua nuda verità ed umanità.
L?anno della nascita del
Futurismo in pittura è il 1910, quando fu firmato il testo La pittura
futurista. Manifesto tecnico, in cui comparivano i nomi di Balla,
Boccioni, Carrà, Russolo e Severini.
I concetti chiave del
manifesto si incentravano sulla rapidità delle sensazioni del mondo
contemporaneo, in cui lo sviluppo della tecnologia aveva potenziato la
velocità dei mezzi di trasporto, delle telecomunicazioni e dei processi
stessi dell?esperienza quotidiana e del pensiero. La pittura avrebbe dovuto
saper cogliere questa nuova bellezza al di sotto della pelle dei fenomeni,
collegando realtà in movimento e situazioni psicologiche accelerate e
distanti tra di loro.
Nel 1914 Boccioni aveva
pubblicato il suo saggio sulla Pittura e scultura futuriste, in cui
affermava più volte la necessità di pervenire ad una visualizzazione
?astratta? della realtà, che definiva come ?una specie di concettualismo
plastico che possa sostituire praticamente l?intuizione dell?artista?.
In questo senso l?astrazione futurista si pone come un corrispettivo non
formalistico ma simbolico ed efficace della realtà, in grado di riproporre
sulla tela le nuove dinamiche fisiologiche e psichiche.
Boccioni
indaga le trasformazioni che subiscono i corpi durante il loro movimento,
ritenendo che non esista uno stato di quiete assoluta ma che anche gli
oggetti subiscono modificazioni a livello interno, cioè atomico.
Balla
riassume il movimento in schemi ottici e lineari, attraverso quelle che
chiama le ?linee forza?, associando il dinamismo ad un processo non
tanto di simultaneità plastica ma di addizioni fotodinaliche di stati e di
successioni nel tempo.
Depero
considera l?astrazione come un modo divertito e comunicativo per ricreare
artificialmente in laboratorio dei giocattoli meccanici che possano animare
magicamente il gran teatro del mondo
Dudreville
traduce graficamente l?essenza espressiva delle sensazioni visive e
psicologiche eliminando gli arbitri della fantasia e condensando gli stati
d?animo in sintesi di architetture emotive.
Prampolini
intuisce inizialmente dell?astrazione le possibilità autonome di
scomposizione e sostituzione della figura in costruzioni cromatiche in grado
di poter essere tradotte, col tempo, in uno spazio teatrale.
Romani
mostra gli aspetti più propriamente psicologici legati ai fenomeni naturali
od ai sentimenti umani, ritenendo l?universo un unico grande sistema di cui
il suo disegno ritrova i collegamenti cerebrali e ondulatori tra microcosmo
e macrocosmo.
Severini
applica il concetto di simultaneità di rumori, suoni, odori, impressioni
visive, all?ambiente più mondano dei night o dei locali di grandi metropoli
come Parigi o Londra, intendendo l?astrazione in rapporto analogico e di
luce colorata con la realtà.
Il termine ?concreto?
identifica una ricerca astratta razionale, geometrica, matematica ed anti
espressiva, che mira ad evitare qualsiasi sospetto di metafisica o di
accentuazione soggettiva. A tal punto è stata avvertita la necessità di
chiarire il rapporto tra arte astratta e trasparenza assoluta dei suoi
significati, che diversi artisti presenti in questa sezione hanno per lo più
realizzato applicazioni ?concrete? in ambito architettonico o di design.
Come tale questo tipo di linguaggio trovò nella Galleria Il Milione di
Milano, a partire dal 1934, il suo centro di aggregazione e di diffusione,
sostenuto dalle teorie di Carlo Belli, ma non tutti gli artisti qui presenti
ne parteciparono alla stessa maniera, basti pensare al caso atipico e
romantico di Licini o a quello di Radice e di Rho, che vi
esposero in una sola occasione.
Proprio gli ultimi due
possono inserirsi in quella sperimentazione di superficie e di moduli
geometrici che ha trovato, a livello sia di progetto che di realizzazione
pratica, un inserimento in contesti architettonici, sia sacri che profani,
come anche urbanistici o addirittura tessili.
Le geometrie di Licini,
pur se attente a modulazioni e schemi concretisti di ambito europeo, si
pongono già come sospensioni leggere, evocative, musicali e poetiche.
Fontana
devia con leggerezza
dall?idealismo dell?astrazione concreta disegnando forme vive e scattanti,
che anziché fissare una misura o mostrare la regola della loro costruzione
preparano già la via per la fuga in uno spazio inconsistente ed immateriale.
Magnelli
realizza in questo periodo delle opere che mostrano un aspetto monumentale
ricco di asimmetrie, come la sua ricerca cercasse un equilibrio tra una
fantasia priva di regole ed una costruzione di pure forme astratte.
L?astrazione di Melotti
intende la geometria della forma come un modo per purificare la realtà da
ogni disperazione ed immettere la fantasia poetica nella scultura, che si
presenta come un gioco di armonie musicali.
Munari
mira a confondere i confini tra arte e gioco, opera ed oggetto di design,
realizzando sculture mobili, effimere e di impostazione surrealista che
rimettono in gioco la creatività in maniera ironica ed infantile.
Nel caso di Reggiani
siamo di fronte ad un pittore pienamente dentro i meccanismi di una
liberazione graduale e approfondita dalla figurazione, ricca col tempo di
sviluppi formali.
E? Soldati che
avvia in piena consapevolezza un discorso sul linguaggio pittorico che é
interno al passaggio dalla figurazione alla forma astratta risolta
interamente sul piano del dipinto.
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Movimento arte concreta anni quaranta-cinquanta
Oltre al concretismo
storico degli anni ?30 o a quello costituitosi col Movimento Arte Concreta
nel ?48, è possibile riunire sotto questa definizione una serie di artisti
che hanno continuato ad indagare il rapporto tra astrazione e realtà,
autonomia ottica del supporto pittorico o funzionalità costruttiva della
scultura.
Alcuni di loro (come
Munari e Soldati) hanno partecipato sia al concretismo degli anni ?30 che
alla fondazione del M.A.C. Di essi si presentano dei significativi sviluppi
mentre di Reggiani si mostra la sua capacità di saper adattare e rinnovare
continuamente l?astrazione ai cambiamenti ed alle innovazioni della
contemporaneità.
Il rapporto diretto con
una realtà percettiva mutevole ed ansiosa come potrebbe essere quella
politica ed umana in senso lato, l?hanno affrontato Berti con le sue
architetture in via di costruzione o di inesausta ricomposizione e Nigro,
che ha tentato di fissare le dinamiche dei processi psichici ed anche
sociali in icone astratte, dove le mobilità è frutto di calibrate deviazioni
e controllatissimi scarti ottico percettivi.
A questi due può essere
affiancato Nativi (protagonista peraltro con Berti del gruppo
dell?Astrattismo classico di Firenze), che ha sviluppato geometrie
schizofreniche come metafore di scontri e di situazioni di lotta.
Bonfanti
invece si è ritagliato uno spazio di intimità e di silenzio in cui,
ragionando sui presupposti costruttivi della pittura antica, ha cercato di
sintonizzare l?astrazione su una frequenza discreta e continua.
Su un versante più
decisamente oggettuale ed assemblativo, quand?anche inseribile nel campo
dell?industria e del design, si collocano le opere di Barisani, che
fa della sperimentazione creativa ad ampio raggio e multidisciplinare
un?espansione concreta del linguaggio astratto.
Conte
delega il fatto artistico ad una funzionalità decorativa a cui unisce spesso
e volentieri aspirazioni costruttive che possano interagire anche con spazi
urbani o pareti di edifici.
Magnelli
è ormai avviato ad una impostazione astratta che può dirsi a tutti gli
effetti classica, sia rispetto al solido disegno di forme e di andamenti
geometrici all?interno della sua opera, sia per l?importanza che ricopre
l?artista nel panorama della nuova astrazione italiana dalla fine degli anni
?40.
Veronesi
identifica la sua ricerca pittorica con la grammatica e la genetica
fotografica, di cui gli interessano le pure condizioni di visione e di
spazi, di efficienza ottica e di illuminazione senza alcuna interferenza da
parte del soggetto né della macchina stessa.
A partire dal 1915 il Futurismo attraversa una fase che può definirsi
?sintetica?, in cui la resa simultanea dei processi dinamici è portata ad un
grado maggiore di astrazione ed elaborazione di analogie formali di figure
umane, paesaggi, sensazioni uditive ed ottiche o addirittura spirituali. E?
il segnale di uno sviluppo del linguaggio futurista verso forme ancor più
riassuntive ed onnicomprensive, in cui il particolare viene perso in favore
di forme generiche che possano appunto sintetizzare con maggior enfasi i
fenomeni naturali. C?è di questo una consapevolezza maggiore da parte degli
stessi artisti, se si pensa alla definizione che danno di sé Balla e Depero,
nella Ricostruzione Futurista dell?Universo, in cui si definiscono
?astrattisti futuristi?.
Balla
trasforma le ricerche sulla durata e lo svolgimento di situazioni dinamiche
in elementi di ritmo e di decorazione pura, tanto che alcune delle opere di
questo periodo diventano motivi combinatori adattabili a stoffe e tessuti
futuristi.
Depero
semplifica in modo ancor più ingenuo e naife i volumi dei corpi,
trasformando la composizione in una moltiplicazione di silhouette e di
profili che mantengono il grado imitativo quel tanto che basta per poterne
percepire la propensione alla parodia ed al gioco.
Dottori
è affascinato da situazioni esplosive e di forte impatto emotivo, che
risveglierebbero la coscienza ed aprirebbero le porte della percezione verso
orizzonti sempre più aperti ed infiniti.
Evola,
adesso nel periodo da lui definito di ?idealismo sensoriale?, intende
l?astrazione come un modo per intuire l?arbitrario ed il trascendente e
presagire stati mentali fuori della realtà ordinaria.
Magnelli,
che non prende parte di fatto ai manifesti od alle manifestazioni futuriste,
percepisce del movimento la spinta avanguardistica e la distruzione dei
vecchi linguaggi figurativi in favore di una autonoma ridefinizione della
forma e del colore.
Futurismo anni venti
Gli anni ?20 del Futurismo possono essere contraddistinti dal manifesto
L?arte meccanica, firmato nel 1922 da Paladini, Pannaggi e Prampolini. Col
termine ?meccanico? non si intendono più la dinamica eccitazione espressa da
automobili o treni in corsa o la meccanica interna e fisiologica di cavalli
al galoppo e di uomini in movimento, bensì una diversa facoltà di concepire
la struttura razionale dell?universo, anche nel senso di un superamento
delle geometrie terrestri.
E? la civiltà industriale ed architettonica ad interessare gli artisti in
senso costruttivo e funzionale e non più semplicemente emotivo, al punto da
riconnettere tutta l?enfasi del periodo eroico del movimento a dei principi
di metafisica razionalità.
C?è però da precisare che non tutti gli artisti presenti in questa area
problematica hanno inteso allo stesso modo il rinnovato senso meccanico e
che in questo decennio, più che nei precedenti, le differenze emergono con
ancora più chiarezza e definizione di forme.
Evola
mette a punto la sua ricerca astratta arrivando a definire delle simbologie
astrali, cosmologiche ed in particolar modo alchemiche, tanto da
riconnettono la sua pittura agli interessi di tipo filosofico ed esoterico,
senza ignorare tangenze con l?aleatorietà e la spersonalizzazione dadaista.
Fillia
ritiene di poter trasformare l?umanità riducendo l?uomo alle sue sole
necessità funzionali, dove sentimenti ed emozioni sono esclusi in favore di
una moderna ed avveniristica idolatria per ingranaggi e congegni meccanici,
capaci inoltre di animare spazi scenici teatrali e divenire ambiente.
Prampolini,
ancor più di Fillia, perviene ad una ricerca che esalta in questi anni lo
spazio scenico ed architettonico, ricchi entrambi di prospettive
multidirezionali accordate ad un nuovo tipo di esperienza moderna che nasce
a contatto con i prodigi e le strutture della tecnologia.
E? il periodo definito Secondo futurismo, caratterizzato, tra le altre cose,
dall?aeropittura a partire dal manifesto pubblicato nel 1929 con le firme di
Balla, Benedetta, Depero, Dottori, Fillia, Marinetti, Prampolini, Somenzi e
Tato. La visione aerea non garantisce sempre la soppressione di
raffigurazioni imitative della realtà, che spesso e volentieri è osservata
attraverso prospettive didascaliche ed illustrative, come si trattasse
semplicemente di un paesaggio en plen air dipinto durante un?acrobazia aerea
od una trasvolata. Svanite le utopie contestatarie e rivoluzionarie degli
anni ?10, è soltanto grazie all?impulso creativo di singoli artisti che
viene evitato l?appiattimento dello stile futurista a fatto di gusto
corrente, moda o consumo. A fianco della visione aerea descrittiva se ne
aggiunge infatti una siderale, cosmica e addirittura divina, che guarda ai
processi organici e mistici di una materia originaria.
Interessanti sono a proposito le corrispondenze con certa pittura
surrealista, oltre che le contrapposizioni con l?astrattismo positivista del
Milione o del Concretismo internazionale e la simpatia per il razionalismo
architettonico opposto alla tradizione ?novecentesca?.
Nello stretto ambito aeropittorico, Dottori dispiega il suo
vocabolario di forme circolari ed a ventaglio che aprono la visione ad
orizzonti di illimitata estensione, in cui suoni, luci, prospettive,
sembrano fondersi in una ottimistica continuità ed indistinzione
atmosferica.
Fillia
traduce quelli che erano idoli meccanici in corpi trascendenti che sembrano
galleggiare in uno spazio immaginario, aperto direttamente su altri mondi,
altri sistemi stellari, come si trattasse di apparizioni divine.
Oriani sembra aver condensato la nuova umanità in enormi corpi
amorfi provvisti di membra ed organi adatti per vivere in spazi siderali,
proiettati al di là dell?orizzonte terrestre in un universo incantato privo
di tensioni e drammi.
Prampolini
condensa la sua passione per la danza ed il teatro in forme organiche che
tracciano delle traiettorie di movimenti in uno spazio ambientale senza più
confini ma immerso direttamente nella materia originaria del cosmo.
Per certi versi la scultura ha sempre richiesto tempi e modalità di
lavorazione che, non potendo prescindere da una manualità di tipo
artigianale, la rendono per necessità custode di una tecnica antica e
sedimentata nei secoli. I tempi di adattamento rispetto a linguaggi e forme
della contemporaneità si fanno pertanto più lenti ma questo esalta ancor di
più il momento dello stacco e dell?abbandono della tradizione da parte di
numerosi scultori tra gli anni quaranta e cinquanta.
C?è quindi da considerare, nel caso degli scultori, un forte senso viscerale
della materia e degli stimoli dell?immaginario in maniera diversa che per la
pratica della pittura. Di ciò i seguenti artisti sono soltanto alcuni degli
innumerevoli esempi.
Franchina
è un tipico esempio di come, pur guardando alla scultura arcaica o classica,
proprio facendo leva sulla manualità, si possano adattare i materiali e i
procedimenti dell?industria (in questo caso automobilistica) alle forme
prive di funzione e ricche di slanci utopistici dell?arte.
Mastroianni
in questa fase presenta ancora il versante più organico ed umano della
scultura, di cui, ricollegandosi a Moore o Laurens ed intensificando il
dinamismo della materia con riferimenti alla plastica concitata di Boccioni,
arriva direttamente alla sofferenza dei suoi processi interni di crescita.
Viani
invece mostra la possibilità di solidificare l?esperienza della scultura
classica in forme pure in cui l?allusione al corpo umano, o biologico in
senso lato, diviene una dolce carezza poetica, un candido reperto di un
mondo di sogno.
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