Organizzata dalla Soprintendenza archeologica di Roma insieme alle Soprintendenze archeologiche di Napoli e Caserta, la mostra è il terzo e il più atteso appuntamento del programma «Omaggio al Colosseo», realizzato grazie al generoso contributo della Banca di Roma.
La sede espositiva è il Colosseo stesso, e più precisamente gli ambulacri del secondo ordine, in corrispondenza del primo livello di gradinate. Il monumento più visitato d?Italia, dunque, espone e racconta se stesso, per rievocare la propria storia e le avventure di coloro che combatterono nei più famosi spettacoli offerti al popolo dell?antica Roma: i gladiatori.
Da millenni il mondo occidentale conosce l?importanza sociale e il fascino trascinante degli spettacoli circensi, l?intensità delle passioni che vibrano nelle arene, il legame che avvince il pubblico e i protagonisti, la magia di un?identificazione che rischia di tracimare, di diventare violenza, in bilico fra la metafora futuribile del «rollerball» (il gioco in cui si sfogano gli istinti aggressivi) e i problemi di ordine pubblico. Quasi ogni domenica le cronache «sportive» riportano notizie di risse fra opposte tifoserie, talvolta anche con gravi risvolti penali: ma già nel ?59 d. C. un fatto del tutto analogo è avvenuto fuori dall?anfiteatro di Pompei, il furioso pestaggio (con sassaiola, coltellate e vandalismi nella zona circostante l?arena) ai danni dei tifosi di Nocera e l?inibizione dagli stadi per ben dieci anni inflitta ai responsabili. L?episodio è descritto con dovizia di particolari da Tacito, ma ne resta anche la vivida testimonianza in un affresco pompeiano, oggi visibile all?interno dell?appassionante esposizione allestita nel più sensazionale anfiteatro del mondo, uno dei simboli universali delle civiltà antiche: il
Colosseo.
Il percorso, accessibile anche ai visitatori disabili grazie all?installazione di un ascensore lungo lo sperone Stern, sul lato est del Colosseo, offre suggestioni senza confronti: affacciato da un lato sull?ampio panorama della vasta area archeologica nel cuore di Roma, dall?altro sull?inconfondibile ellisse interna.
In uno spazio fortemente caratterizzato, nella meravigliosa ambivalenza di una galleria protetta ma al tempo stesso aperta verso l?esterno, il visitatore si trova proiettato nel vivo di un?avventura sospesa fra l?archeologia classica e la bruciante attualità delle passioni, un po? come aveva intuito Burri quando, disegnando il manifesto per i campionati mondiali di calcio, aveva «visto» dall?alto un campo di gioco all?interno del
Colosseo.
La mostra si apre con la presentazione, attraverso plastici, ricostruzioni e dipinti antichi, della situazione e della topografia della zona in seguito occupata dal
Colosseo, prima della costruzione dell?anfiteatro: una valle fra i colli di Roma (Palatino, Celio, Oppio, Esquilino, Velia) occupata da abitazioni private, profondamente modificata dal devastante incendio del 64 d. C., ai tempi di Nerone. I danni furono tali da imporre la demolizione sia delle case popolari che delle residenze più lussuose. L?area, sgomberata anche con metodi brutali, divenne il fulcro spettacolare della Domus Aurea, il palazzo imperiale di Nerone: un vasto parco circondato da portici e, al centro, un ampio specchio d?acqua artificiale, quasi a rievocare lo scenario di una lussuosa villa affacciata sul golfo di Napoli. Il tutto, dominato da una gigantesca statua di Nerone, quel «colosso» che avrebbe in seguito dato il soprannome al monumento.
Monete, rilievi, ritratti, epigrafi e altri materiali illustrano poi la costruzione dell?anfiteatro, avviata dall?imperatore Vespasiano e legata al nome dei Flavi: la zona che Nerone aveva inglobato nel suo palazzo privato veniva «restituita» al popolo, investendo nell?immenso cantiere anche i proventi della guerra giudaica e della conquista di Gerusalemme. Nell?80 d.C., Tito riuscì a inaugurare l?enorme complesso, capace di ospitare circa 75.000 visitatori. I festeggiamenti, gli spettacoli, i ludi gladiatorii legati all?evento durarono ben 100 giorni.
La seconda sezione della mostra è dedicata agli anfiteatri della Campania (Capua - l?odierna Santa Maria Capua Vetere - e Pompei), da cui provengono dipinti e sculture. Al loro fianco la documentazione del Colosseo costituita da un?ampia rassegna di iscrizioni, lastre graffite, frammenti architettonici, capitelli, timpani, bassorilievi, transenne, balaustre scolpite: resti di quel ricchissimo apparato ornamentale che un tempo decorava il monumento.
La terza sezione è dedicata agli spettacoli veri e propri che si svolgevano nel Colosseo e negli altri anfiteatri romani. Accorgimenti espositivi, e la presentazione degli strumenti originali (organo, tromba e corno), rievocheranno l'atmosfera dei giochi (chi ha assistito a una corrida sa quale brivido comunichino le note degli ottoni all?ingresso del toro) e l?ascesa sull?arena dei gladiatori. La mostra trova il suo apice in una ricca serie di rilievi figurati, di diversa provenienza, che illustrano combattimenti, trionfi, e scene di caccia o di lotta con animali feroci. I gladiatori appartenevano a diverse categorie, ognuna ben identificabile dall?armamento e dal costume indossato.
Il gruppo di oggetti più spettacolare ed evocativo è costituito dalle sontuose armi da parata scavate nell?Ottocento nella Caserma dei gladiatori di Pompei (oggi al Museo Archeologico di Napoli) e presentate per la prima volta al pubblico: elmi, scudi, schinieri in bronzo, finemente decorati e incisi con scene di soggetto mitologico.
Chiude la mostra la suggestiva sezione che vede ricostruiti i modelli delle macchine sceniche, insieme alle immagini dei preziosi dittici
tardoantichi. Per l?ultima volta, salgono sull?arena gladiatori e belve, mentre gli spettatori inneggiano dagli spalti. E sulla sabbia scorre l?ultimo rivolo del sangue esausto di un mondo che si sta spegnendo. Ne era consapevole, ormai nel IV secolo, anche sant?Agostino, che descrive nelle "Confessioni" l?insana passione sollevata nell?animo umano dai cruenti spettacoli dell?anfiteatro, che solo la forza della fede cristiana riuscirà a domare e a sconfiggere.