- La forza governa il mondo (pur troppo!) e il non sapere: perciò
chi lo regge, può e suole essere ignorante.
- A giurar presti i mentitor son sempre.
- Uom, se' tu grande, o vil? Muori, e il saprai.
- Amar chi t'odia, ell'è impossibil cosa.
- Tutti gli amori dell'uomo, ancorché diversi, hanno lo stesso
motore.
- Vero è, che la penna in mano di un eccellente scrittore riesce
per sé stessa un'arme assai più possente e terribile, e di assai più
lungo effetto, che non lo possa mai essere nessuno scettro, né
brando, nelle mani d'un principe.
- Bisogna sempre dare spontaneamente quello che non si può
impedire ti venga tolto.
- Ove son leggi / tremar non dee chi leggi non infranse.
- Chi molto legge prima di comporre, ruba senza avvedersene e
perde originalità, se ne avea.
- Leggere, come io l'intendo, vuol dire profondamente pensare.
- Il lusso... (che io definirei «l'immoderato amore ed uso degli
agi superflui e pomposi») corrompe in una nazione ugualmente tutti i
ceti diversi.
- Bieca, o Morte, minacci? e in atto orrenda, / l'adunca falce a
me brandisci innante? / Vibrala, su: me non vedrai tremante /
pregarti mai, che il gran colpo sospenda.
- Empia Filiste, / me troverai, ma almen da re, qui... morto.
- Non perdo mai occasione d'imparare a morire.
- Dalla paura di tutti nasce nella tirannide la viltà dei più.
- Onde io imparai sin da allora, che la vicendevole paura era
quella che governava il mondo.
- Far tacere un vecchio è cosa difficile. Far poi tacere un
vecchio autore è cosa impossibile.
- Bisogna veramente che l'uomo muoia, perché altri possa
appurare, ed ei stesso, il di lui giusto valore.
- Il vivere senz'anima è il più breve e il più sicuro compenso
per lungamente vivere in sicurezza nella tirannide; ma di questa
obbrobriosa morte continua (che io per l'onore della specie non
chiamerò vita, ma vegetazione) non posso né voglio insegnare i
precetti.
- Spesso è da forte, / più che il morire, il vivere.
- Spesso la prova di coraggio non è morire, ma vivere.
- Volli, e sempre volli, e fortissimamente volli.