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IL MANIFESTO PUBBLICITARIO: UNA STORIA ANTICHISSIMA
Il manifesto ha una storia antichissima: i suoi precedenti più lontani
risalgono ai graffiti che costituivano le insegne delle taverne romane o agli
avvisi redatti a mano che annunciavano una manifestazione poco prima del suo
svolgersi.
E? stata però l?invenzione della stampa che ne ha decretato la nascita e ha
permesso la realizzazione di quella che è la più tipica caratteristica dei
manifesti: la produzione in più esemplari.
Tre personaggi hanno notevolmente contribuito alla diffusione dei manifesti:
il tipografo cecoslovacco Senefelder che nel 1793 inventò la litografia; il
francese Brisset che nel 1833 realizzò il torchio litografico ?a stella? che
permetteva di tirare stampe di grandi dimensioni su pietra e su zinco; il
tedesco Engelmann che nel 1856 mise a punto la stampa tipografica a più
colori.
L?aspetto tecnico non sarebbe stato comunque sufficiente per l?origine e lo
sviluppo dei cartelloni pubblicitari senza la nascita dell?industria, lo
sviluppo del commercio e il fiorire di manifestazioni culturali e sportive che
necessitavano di un mezzo a grande diffusione per reclamizzarsi.
Alla fine dell?800 questo veicolo di comunicazione trovò gradualmente la sua
vera struttura grazie all?apporto di tre grandi artisti dotati di capacità di
sintesi e di notevole tecnica pittorica: Toulouse Lautrec, Bonnard e Chéret, i
cui manifesti all?epoca ricoprivano i muri di Parigi.
All?epoca le comunicazioni pubblicitarie avvenivano solo tramite affissioni o
sulla stampa periodica. Erano una forma di comunicazione illustrativa, che
mostrava attraverso mani di artisti un prodotto, un evento, un marchio.
Oggi i manifesti si dividono essenzialmente in due categorie: manifesti
pubblicitari e manifesti cinematografici.
L?interesse per questo tipo di documenti,
suscitato da studi artistici, storici, sociologici, semiologici, ha comportato
un aumento delle richieste e della ricerca.
Il manifesto è lo specchio della società, delle mode e dei costumi che si sono
evoluti negli anni. Oggi si acquista per avere un ricordo. L?azienda che cerca
di riacquistare il manifesto non conservato, il collezionista che vuole avere un
articolo in più, il gallerista che cerca il prodotto dell?artista, l?esperto
affascinato dalla bellezza del tratto grafico, il semplice curioso che desidera
trovare un oggetto d?arredo originale, l?appassionato che delega un particolare
manifesto a rappresentazione della sua passione. Sono molteplici gli impulsi che
possono spingere il desiderio di possedere uno o più manifesti d?epoca, così
come sono molteplici i fattori che ne determinano il prezzo. La rarità innanzi
tutto, la firma del disegnatore, lo stato di conservazione, l?argomento
trattato.
Sulla base di queste caratteristiche si sono viste ?battute? milionarie, come è
accaduto all?Asta Bolaffi Ambassador Manifesti del 2 giugno 1999, dove il
rarissimo ?Fiat in Pista ? Il Big One? di Plinio Codognato è stato venduto per
220 milioni di lire, il prezzo più alto mai registrato per un manifesto italiano
nelle aste di tutto il mondo. O ancora ?Divan Japonais?, firmato dall?illustre
Toulouse Lautrec, battuto all?Asta del 30 novembre 2000 a 44 milioni di lire.
Tutto ciò è possibile perché il fascino del manifesto è indubbio, in quanto
evoca ricordi di infanzia, nostalgie legate a prodotti, immagini, film o attori
del secolo appena trascorso, una testimonianza visiva del quotidiano di cui si
sono fatti carico i disegnatori pubblicitari dopo che la pittura si era
definitivamente scollata dalla rappresentazione della realtà.
Allora il manifesto è diventato un oggetto da collezione sempre più diffuso e le
Aste Bolaffi Ambassador sono una delle poche occasioni in Italia per comprare, a prezzi
ancora accessibili queste ?affiches?, sempre più ricercate.
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